Il voto di fiducia è su una manovra fantasma

Focus

La trattativa con l’Ue è ancora in alto mare. E Tria è all’angolo

Via libera dell’aula della Camera, con 312 si’ e 146 no, alla legge di bilancio che ieri ha incassato il voto di fiducia posto dal Governo. Ma è solo una manovra fantasma. Il testo passa ora al Senato per la seconda lettura e per i probabili correttivi. E così i deputati si sono trovati a votare un provvedimento non veritiero, visto che la settimana prossima sarà completamente trasformato dalle modifiche concordare nella trattativa con l’Unione europea, tuttora in corso. Un voto “finto” su una fiducia altrettanto finta. Ma tant’è.

Intanto la delicata trattativa con l’Ue procede su binari pericolosi, con il premier Conte che martedì prossimo dovrà incontrare per la terza volta in tre settimane il presidente della Commissione Juncker per cercare di scongiurare una procedura di infrazione che tanto danneggerebbe la nostra economia. “Tutti si ricrederanno quando vedranno la nuova manovra”, continua a ripetere come un abracadabra il premier italiano.

Infatti ancora non si comprende se davvero la manovra andrà nella direzione auspicata da Bruxelles, visto che i due vicepremier non intendono affatto cedere sulla riduzione dei saldi di bilancio, non volendo rimandare di un solo giorno le loro fantapromesse elettorali.

E in tutto questo c’è la posizione di un ministro dell’Economia che ormai tutti danno in grande difficoltà, nonostante oggi da Palazzo Chigi sia stato diffuso un comunicato che parla di sintonia. Ma i giornali riferiscono di una ennesima minaccia di dimissioni, con Il Giornale che addirittura cita un sms, “Non ce la faccio più”.

Davvero non si comprende, però, per quale motivo Tria sia stato escluso dal vertice pomeridiano in cui si è discusso delle modifiche (anche tecniche) della manovra. Un vertice di maggioranza stile prima Repubblica, dove i ministri tecnici contano poco e i capi dei partiti comunicano loro le scelte da fare.

Ma gli equilibri interni al governo vacillano anche per gli scontri in atto tra i due partiti di maggioranza. Nel passaggio della manovra al Senato, oltre ai cambiamenti richiesti da Bruxelles, ci saranno infatti le modifiche su cui stanno trattando in queste ore gli alleati (si veda ad esempio lo scontro sull’ecotassa). Peraltro, a proposito della retromarcia di Di Maio sulla tassa delle utilitarie, non si comprende perché non il governo non abbia incontrato prima i lavoratori del settore, come invece sembra voler fare la prossima settimana. L’impressione, ancora una volta, è che dietro tutto ciò ci sia (non poca) improvvisazione: si butta giù un provvedimento, si vede cosa comporta e poi si fa marcia indietro.

Nel frattempo proseguono le lunghe giornate di incontri e vertici, con le varie parti in causa tenute insieme (per ora) soltanto dalla priorità di modificare i saldi di manovra. E i tempi sono stringenti: il 12 Conte dovrà riferire in Parlamento le decisioni, il 13-14 ci sarà un Consiglio europeo in cui probabilmente si discuterà della manovra italiana e il 19 la Commissione Ue prenderà la propria decisione sulla procedura d’infrazione.

Conte in questo senso ha due strade di fronte a sé: una è quella di mettere a punto un nuovo documento programmatico di Bilancio da approvare molto rapidamente (dovrebbe passare il voto del parlamento in pochissime ore), l’altro, più plausibile, riguarda invece la presentazione di un super-emendamento nel passaggio del Senato che includa le varie modifiche.

A fare da sfondo ci sono poi le parole ambigue di Salvini, che addirittura sembra voler alludere un rimpasto di governo. È questo infatti un altro elemento politico da sottolineare. Perché il leader della Lega apre in maniera così chiara (e per la prima volta) alla riscrittura del contratto siglato con il M5s? Allude a un rimpasto? Si vedrà.

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