La sconfitta dei sovranisti

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Il voto di oggi a Strasburgo lo dimostra, la loro offensiva può essere contrastata e arginata

Con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti il Parlamento ha chiesto al Consiglio Europeo di applicare l’art 7 del Trattato che prevede sanzioni – fino alla sospensione del diritto di voto – nei confronti dell’Ungheria per gravi violazioni dei diritti democratici e umani.

Hanno votato compattamente a favore gli europarlamentari socialisti, verdi, liberal-democratici e del Gue (sinistra radicale). Anche una ampia maggioranza degli europarlamentari del Ppe – quasi 3/4 – ha votato a favore. Per quel che riguarda la delegazione italiana hanno votato a favore di sanzioni gli europarlamentari Pd, Leu e Cinque Stelle. Mentre Forza Italia e Lega hanno votato contro.

Il Parlamento Europeo ha così sancito che chi sta nell’Unione europea ha il dovere di rispettare e far vivere i diritti democratici e lo stato di diritto su cui si fonda l’Unione europea.

Si tratta di un voto di grande valore politico. L’Ungheria e il suo primo ministro Orban sono infatti la punta di lancia del fronte sovranista che persegue una strategia di smantellamento delle politiche di integrazione europea. Basti pensare che il governo di Budapest, insieme ai governi degli altri Paesi di Visegrad, si rifiuta di applicare il piano – adottato dalla Commissione europea – per la redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia; così come quegli stessi governi si oppongono alla adozione della proposta votata dal Parlamento Europeo per la revisione del Regolamento di Dublino. E sempre da Budapest vengono quotidianamente attacchi a Bruxelles e alle politiche europee.

Dal voto emergono indicazioni importanti. Intanto risulta ormai chiaro che le elezioni europee del prossimo maggio vedranno fronteggiarsi due proposte di segno nettamente opposto: da un lato chi crede che il futuro dei popoli europei si debba costruire nell’Unione europea e proseguendo sulla strada della integrazione europea in tutti i campi; e dall’altra chi invece vorrebbe far recedere l’Europa nel nazionalismo e nel sovranismo, tornando a erigere muri, barriere, dogane e frontiere.

Dal voto di Strasburgo, poi, emerge nel Parlamento Europeo una maggioranza europeista nettamente più ampia del fronte sovranista. Il che corrisponde ai rapporti di forza registrati nelle elezioni nazionali degli ultimi tre anni. E se non si devono sottovalutare i risultati elettorali ottenuti dai partiti anti europei, è altrettanto vero – e il voto svedese lo conferma – che nella stragrande maggioranza dei Paesi europei i partiti sovranisti rappresentano una minoranza. E dunque la loro offensiva può essere contrastata e arginata.

Il voto evidenzia la “anomalia italiana”. Anche a Strasburgo si è manifestata la afasia del governo italiano, resa evidente dalla divisione della maggioranza di governo, con Cinque Stelle a favore delle sanzioni e la Lega contro. E si è manifestato l’isolamento di Forza Italia che, votando contro le sanzioni insieme alla Lega, si è ritrovata in netta minoranza nel Ppe.

Da tutto ciò emerge una priorità politica in vista delle elezioni europee: su un progetto di rilancio dell’Unione è indispensabile realizzare la convergenza delle forze europeiste, con l’obiettivo di assicurare al prossimo Parlamento Europeo una sicura maggioranza europeista.

Un obiettivo che sollecita le forze progressiste e riformiste a ricercare una intensa collaborazione. E in questo grande responsabilità ha il Pse che, con generosità e coraggio, deve aprirsi al confronto con le diverse culture e anime del riformismo europeo. E il Partito democratico – che è uno dei principali partiti del Pse – è chiamato a svolgere un ruolo di punta per il perseguimento di quell’obiettivo.

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