Anatomia del voto in Sardegna

Focus

L’analisi dei flussi dell’Istituto Cattaneo mostra dei significativi spostamenti dell’elettorato che il 4 marzo votò il M5s verso altre forze politiche

Le elezioni regionali in Sardegna ci consegnano tre dati. Il primo è che il centrodestra, con la Lega come motore, oggi è forte. Il secondo è che il centrosinistra è in ripresa, lenta e faticosa, rispetto alle politiche del 4 marzo scorso. Il terzo è che il M5s continua ad erodere il suo consenso, ora ai minimi.

L’analisi dei dati Cattaneo: dove sono finiti i voti espressi il 4 marzo

Ma oltre a questi dati sono tante le tesi che si possono sviluppare. L’Istituto Cattaneo ci aiuta con la sua analisi a capire dove sono andati a finire i voti espressi il 4 marzo in questa tornata elettorale. Lo studio è stato condotto nelle due città più popolose dell’isola, Cagliari e Sassari. Nel capoluogo, dove Zedda ha vinto su Solinas, si nota una certa fedeltà dell’elettorato Pd: il 93% di coloro che hanno votato i dem a marzo dello scorso anno ha confermato il suo voto. Solo l’1% è passato al M5s, mentre il 6% dei voti è stato dirottato verso il centrodestra. Anche a Sassari la percentuale di conferma è alta, con il 73% che ha scelto Zedda.

Interessante il caso M5s. L’emorragia di voti è evidente, ma dove sono andati a finire i tanti elettori che avevano votato per il partito di Di Maio? Il 33% a Cagliari e il 27% a Sassari non sono andati a votare. Gli altri si sono divisi tra Centrosinistra e Centrodestra e solo in minima parte hanno confermato la loro preferenza. A Cagliari  il 26% degli elettori cinque stelle hanno scelto Zedda, il 19% ha confermato il proprio voto e il 18% ha scelto il candidato del centrodestra Solinas. A Sassari invece il voto degli elettori grillini si è spostato maggiormente sul centrodestra. Il 33% ha scelto Solinas, il 25% ha votato per il M5s e il 15% ha scelto Zedda.

Il risultato dei partiti

C’è un altro dato interessante quello dei partiti. Certo il tutto è condizionato dalle liste civiche, vicine alle formazioni politiche nazionali, ma il Pd è risultato il primo partito con il 13,5%. Considerando che un anno fa i dem raccolsero il 14,8% e che a fianco del Pd la coalizione con a capo Zedda presentava delle liste molto affini, si può pensare che la percentuale è superiore a quella delle politiche. L’evidente crollo è del M5s, che da primo partito con distacco, è passato al quarto posto. Oltre che dai dem, i grillini -che in Sardegna avevano conquistato il 42,5% – sono stati sopravanzati da Lega e dal partito Sardo d’azione. Un tracollo di più di 30 punti che non può essere solo liquidato con le frasi di rito: “Alle elezioni locali non siamo competitivi perché corriamo da soli”. Il voto di domenica piuttosto è la dimostrazione che l’operato del M5s non piace agli elettori, un ulteriore segnale dello scollamento tra i vertici e il proprio elettorato.

 

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