Zingaretti sotto attacco dei ‘sovranisti del web’: “Non ci fermano, no all’odio”

Focus

Circolano notizie false create ad hoc per disegnare un nuovo nemico. Perché i populisti hanno sempre bisogno di un nemico

“Insieme siamo più forti di loro. Questo odio non crea lavoro. Noi non ci fermeremo per cambiare e migliorare l’Italia”. Lo scrive su Facebook il segretario Pd Nicola Zingaretti commentando la notizia che lo vede nuovo bersaglio dei sovranisti sul web.

Non è un caso, il nuovo segretario del Pd fa paura. Lo dicono i sondaggi, che certificano una ripresa del Partito Democratico, lo dicono i militanti che sono andati, in tantissimi, a votare per le primarie, lo dicono le persone che non si rassegnano ad un Paese a guida gialloverde e scendono in piazza. E così se il web è lo specchio del Paese, oltre ai sostenitori del nuovo corso Pd, c’è anche chi questo reale cambiamento lo teme.

Lo ha fotografato molto bene un articolo di Repubblica in cui si citano le ultimissime bufale diventate virali sui social e che hanno come protagonista Nicola Zingaretti e i suoi ‘fake’ i rapporti con Mafia capitale, oppure la polemica per il titolo di studio o la sua gestione della Regione Lazio. Notizie false create ad hoc per disegnare un nuovo nemico. Perché i populisti hanno sempre bisogno di un nemico.

Nei giorni scorsi è addirittura rispuntato fuori un articolo del 2015 in cui si cita una lettera di Salvatore Buzzi scritta ai soci delle sue cooperative in cui chiedeva di votare Oriano Giovannelli e Nicola Zingaretti alle elezioni europee del 2004. E torna a girare anche un vecchissimo servizio del Tg1, risalente al 6 gennaio 2015 che riporta la notizia che ovviamente è nota da anni (e già archiviata) e non si riferisce certo ad una situazione attuale. Ma tanto basta per svegliare il popolo degli indignati che alla parola Mafia Capitale non si rispondono più di loro stessi.

Questo è solo uno dei tanti esempi che il neo segretario si è trovato ad affrontare e per cui ha già fatto le sue contromosse: creare uno staff apposito che monitori gli attacchi web contro di lui (e il Pd).

Si legge su Repubblica che lo studio sta già dando i suoi primi frutti: per esempio si è scoperto che non si utilizzano soltanto troll ma anche personalità conosciute e note come Alessandro Meluzzi, lo psichiatra e criminologo che fu forzista e ora è molto vicino alle posizioni di estrema destra, il quale ha rilanciato notizie non vere per screditare Zingaretti. “La stessa cosa fa Francesca Totolo, legata a CasaPound – si legge ancora sul quotidiano” -. Poi c’è Mario Adinolfi, leader dei cattolici conservatori e del Popolo della Famiglia, che ha messo in rete, abboccando alla bufala del titolo di studio di Zingaretti, un tweet: “ Nicola Zingaretti ha la terza media e se ne vergogna un po’…”.”

Proprio quest’ultima bufala ricorda tanto quella messa in campo dai detrattori del tea party in Americana ai danni di Obama, quando si diceva che l’ex Presidente non fosse nato in Usa e di conseguenza non fosse legittimamente eletto.

Ormai, insomma, lo schema è consolidato e chiaro. Rispetto al passato, però, abbiamo più strumenti per poterlo contrastare. E poi c’è sempre la buona politica a smentire le fake, lo dice anche Walter Veltroni: “I primi passi di Zingaretti mi sembra siano buoni. Ha il tono giusto, non parla come si parla nel dibattito pubblico in questo Paese. Ha un altro tono, è un leader inclusivo”.  “Il suo punto di forza -aggiunge a Radio Capital- è l’equilibrio, è direttore d’orchestra e non solista: di questo ha bisogno oggi la sinistra”.

 

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