Zingaretti: “Basta con il partito degli ‘anti’, l’Italia aspetta il Pd”

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Zingaretti dal palco della convenzione nazionale: “Siamo all’abisso, il Pd deve suscitare una reazione. No a caricature, nessun accordo con M5S”

L’ultimo candidato ammesso alle primarie intervenuto dal palco della Convenzione nazionale del Pd è stato Nicola Zingaretti, arrivato primo nei congressi di circolo con il 47,38% dei voti.

Dopo aver ringraziato gli iscritti che hanno votato al congresso, Zingaretti ha espresso, attraverso la sua candidatura, la volontà di “indicare al nostro Paese una via possible per tornare a vincere e salvare l’Italia e l’Europa. L’obiettivo del congresso è innanzitutto questo”.

Per Zingaretti “la sconfitta del 4 marzo è stata drammatica, nostra ma anche di un intero campo culturale e sociale. Grazie dunque a chi si è appassionato a questo congresso, perché non era affatto scontato”.

“Dopo la sconfitta – è l’analisi del candidato arrivato primo nel voto tra gli iscritti – siamo stati aggrediti dalla spinta di chi ha tentato di annientare il nostro ruolo. Invece no, eccoci qua, aggrappati per salvare l’Italia”.

In un intervento più volte interrotto da applausi e standing ovation, Zingaretti ha ricordato come “Per tutti noi viene oggi la prova più difficile e importante, e cioè capire come aprire una fase nuova nei confronti del nostro Paese. Dobbiamo ributtarci con passione e umiltà nella società, sapendo che anche quando la pensiamo in modo diverso abbiamo il dovere di dimostrare di vivere in un’unica comunità politica”.

Il video dell’intervento di Nicola Zingaretti:

E passando a parlare del governo: “Quando ti rifiuti di porgere la mano a 40 essere umani che ti chiedono aiuto non c’entra niente la politica. Stia zitto il ministro Salvini, non è in questione l’immigrazione, l’integrazione o la sicurezza, si tratta di altro, di una regressione antropologica e umana nel fare politica e di esercitare la forza del potere”.

Ed è qui, nel ragionamento di Zingaretti, che sta principalmente il ruolo del Pd, perché “si apre l’abisso allarmante di una società fondata sulla violenza. Hanna Arendt ci ricorda come nel secolo scorso come tutto sia partito da piccoli soprusi che non hanno suscitato reazioni. Ecco a cosa serve il Pd: a suscitare questa reazione”

E tornando a parlare della maggioranza attualmente alla guida del Paese: “Il nostro ruolo non è solo testimonianza di valori. Noi diciamo che è giusta la lotta alla povertà, ma diciamo anche che cancellare le politiche per il lavoro trasformerà il reddito di cittadinanza in un reddito di sudditanza”.

“Loro -ha rimarcato -che hanno vinto in nome della speranza, stanno togliendo la fiducia all’Italia. L’Italia è in una tenaglia e quando crescerà questa consapevolezza, se non sarà pronta un’alternativa vivremo un’ulteriore fase drammatica, che potrebbe portare a un colpo alle istituzioni repubblicane. Ecco l’urgenza del Partito democratico. Ecco perché la grande questione è il recupero della nostra credibilità”.

E toccando dunque il delicato tasto delle possibili future alleanze, Zingaretti ha chiarito come per lui il Pd debba passare “dalla propaganda alla politica, e politica significa pensare a come aprire contraddizioni nell’avversario, come aprire spazi, come indovinare le parole in grado di dare agli elettori un riferimento democratico”.

“Io mi sono perfino stancato di dire – ha detto dunque Zingaretti in un passaggio particolarmente applaudito – che non intendo favorire nessuna alleanza con i M5S, li ho sconfitti due volte e non governo con loro. Chi mi accusa del contrario imparasse a sconfiggerli. Ma se l’elettorato della Lega è un monolite, c’è un elettorato dei cinque stelle che è un  coacervo di contraddizioni e che erano nostri elettori, e noi non possiamo non porci il problema di guardare a loro e di riconquistarli. Altro che accordi, non facciamo le caricature perché la fine del gioco non ha nessun vincitore”.

E a proposito delle polemiche degli ultimi giorni: “Voltare pagine significa aprire una stagione nuova. Se dietro a una mozione ci sono pluralismo e diversità questo non deve essere un problema. Nel mio partito non ci saranno mai avversari ma concorrenti” e “noi diremo sempre che di fronte a regimi come quello di Maduro saremo sempre da un’altra parte, saremo sempre un’altra cosa, di fronte al Medioevo riproposto dalla legge Pillon e noi solleveremo l’Italia per impedire che venga approvata”.

“E voltare pagina – ha aggiunto – significa mettersi al servizio di una missione unitaria di tutto il Paese. Perquesto propongo che nei nuovi organismi dirigenti vengano invitati in forma permanente esponenti delle associazioni del volontariato, del mondo studentesco. Voltare pagina non è cercare abiure, ma mettere insieme ai successi anche i nostri limiti e la rottura del nostri rapporti con milioni di italiani, per la nostra difficoltà a leggere il dramma profondo che stavano vivendo milioni di persone”.

Ecco perché per ricominciare abbiamo scritto “prima le persone”. Non serve uno spostamento del Pd più a sinistra, ma una rigenerazione programmatica e ideale che guardi al futuro.

“Non è antico ma modernissimo dire che dobbiamo ripartire dallo sforzo di accorciare le differenze tra chi ha troppo e chi non ha nulla. Per questo dobbiamo offrire all’Italia un’altra identità, un buon futuro contro l’empatia dell’odio. Non dobbiamo limitarci ad aiutare chi è rimasto indietro, ma rompere lo schema per cui una grossa fetta rimane indietro”.

E passando a parlare di Europa “L’Europa è il nostro destino, senza Europa nessun Paese europeo ha un futuro. “L’Europa è fiaccata da una condizione che ha imposto l’austerità” e dunque “per difendere l’Europa dobbiamo cambiarla, come è scritto nel manifesto di Calenda che è uno straordinario contributo. Il Pd dovrà svolgere un ruolo positivo, ho detto che il simbolo non è un dogma perché non servono schemini ma la sostanza, e noi ci batteremo per un’unione politica, per un’Europa che rilanci la sua identità sociale. Il nuovo gruppo dirigente del Pd avrà una missione decisiva e tutti collaboreremo”.

E tornando a parlare della necessità della coesione all’interno del Pd,un tasto su cui Zingaretti ha più volte spinto nel suo intervento: “Se vogliamo l’unità prepariamo l’unità, ascoltiamo le differenze, altrimenti saremo sempre gli stessi con vestiti differenti”.

Ma, ha sottolineato in chiusura: “Per fare questo serve un nuovo Pd. In tanti attendono un colpo che segni  l’apertura di una fase nuova. Apriremo una fase costituente ma la vera riforma non sarà mai organizzativa, quello che dobbiamo cambiare è la nostra cultura politica, troppo fondata sul sospetto e troppo poco sul rispetto. E allora riforma del partito e per ciascuno di noi deve significare fuggire alle tentazione di costruire identità contro qualcuno: basta con un partito fondato sugli anti renziani, anti gentilioniani o anti boschiani, con quello che sta succedendo nel Paese. L’Italia si aspetta che tornino in campo i democratici italiani e lo sforzo lo dovremo fare tutti, perché alle persone non interessa nulla delle nostre piccolezze. Mi candido per questo, proiettarci nel futuro e ritrovare l’entusiasmo per il quale siamo nati”.

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