Zingaretti: “Il governo in crisi, il Pd sia pronto”

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Il presidente della regione Lazio ribadisce la sua idea di partito

“Se mi candido non è per rottamare qualcuno ma perché i cittadini si aspettano dal Pd un segnale di discontinuità”. Lo dice Nicola Zingaretti in un’intervista a La Stampa all’indomani di una tappa del governatore candidato alla segreteria del Pd a Torino..

La parola d’ordine è cambiamento. Il presidente della regione Lazio ribadisce la sua idea di partito: immagina un partito largo, aperto e nel segno della discontinuità, un partito che deve esser pronto in caso di voto anticipato: “non mi stupirei se si tornasse a votare in primavera, in contemporanea con le Europee e nel Pd dobbiamo esser pronti” spiega. Il partito ora dovrà fare i conti interni per scegliere una nuova guida. Oltre alla candidatura del governatore del Lazio in queste ore si attende la decisione di Marco Minniti.

“È legittimo che prenda il suo tempo. Io da subito ho capito che bisognava lanciare un segnale di discontinuità. Perché se vogliamo riconquistare questo Paese la strada non può essere quella percorsa negli ultimi anni”, spiega Zingaretti sottolineando di non poter negare che “Minniti abbia fatto parte di quella stagione politica e ne sia stato in qualche modo co-protagonista”.

Altra ipotesi in campo la candidatura di Maurizio Martina. “Ben venga – dice – ma io credo che ci sia, nei nostri elettori, la voglia di voltare pagina”. Il governatore del Lazio ha una ossessione e lo ribadisce anche al quotidiano: “l’unità del partito. Sa che cosa mi dice la gente quando mi ferma? Io voterei anche per te, Nicola, ma poi so che nel Pd ognuno fa come gli pare”.

Quanto al rapporto e a un possibile ticket con Paolo Gentiloni, uno segretario del partito e l’altro candidato premier, “è troppo presto per rispondere a questa domanda. Però c’è da dire che già il 4 marzo Gentiloni era il nostro candidato più popolare, aveva governato il Paese e godeva di un consenso trasversale. Purtroppo, però, ci furono delle resistenze e i risultati si sono visti. Il punto politico è che un partito al 30% può anche immaginare un premier-segretario che serve per il bipolarismo. Quando sei al 17-18% certi discorsi non valgono più”.

Zingaretti spera di vincere la corsa alla segreteria: “Neppure in Regione ero favorito, poi dal giorno alla notte i pronostici si sono ribaltati. E ho dovuto dire alla mia famiglia che erano saltate le vacanze”. Venendo alle ricette di Zingaretti per il futuro, lo sblocco degli investimenti per le infrastrutture e “mi fa piacere dirlo qui a Torino, in questi giorni di dibattito sulla Tav. Ogni anno ci sono 30 miliardi di euro a disposizione dei cantieri che non vengono utilizzati”.

Zingaretti poi “invece del commissario alla spending review” punterebbe “su un commissario alla spending. Anzi, su tre”, quanto ai nomi “Cantone al Nord, Pignatone al Centro e Cafiero De Raho al Sud”. A proposito di infrastrutture sulla vicenda del nuovo ponte di Genova il governatore dubita che vedrà mai luce: “Mi pare che le premesse non siano buone” e “i legali di Autostrade sono pronti a presentare un maxi-ricorso e ho l’impressione che i tempi slitteranno ancora. Mentre il governo potrebbe non durare a lungo”.

Sui tempi di durata dell’esecutivo pensa ad un possibile election day con le europee: “Credo che il vero problema di questo governo non sia la finanziaria di oggi. Ma quella dell’anno prossimo. Non sarebbe in grado di affrontarla. E allora meglio votare subito. Magari con un election day”

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