Zingaretti: “Meno Macron e più equità: il mio Pd sta fra la gente”

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In un’intervista a Repubblica, il governatore del Lazio racconta la sua ‘ricetta’ per battere i populismi

“Si riparte da un ripensamento della nostra collocazione politica. Occorre rimettere al centro la nostra ragione di esistenza: la giustizia e lo sforzo di chiudere la forbice tra chi ha e chi non ha. Ci vuole una nuova agenda che tenga finalmente insieme crescita ed equità”.

Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti parla in un’intervista a Repubblica e lancia la sua sfida per la guida del Pd che verrà ufficializzata il 13 e 14 ottobre a Roma nell’evento ‘Piazza Grande’. Come già detto nei giorni scorsi, per Zingaretti è questo il momento di agire contro un governo pericoloso e rilanciare un centrosinistra diverso e inclusivo: “E’ superato il vecchio partito burocratico e pedagogico, ma anche l’inconsistenza attuale di un partito che ha perso il senso di una comunità. Ci sono ancora tanti splendidi militanti ma il tono generale lo danno le correnti, i feudatari locali, la preoccupazione sui destini personali. Dobbiamo stare nelle strade e nei luoghi della vita, insieme finalmente a una presenza autonoma e forte nella Rete, dove non abbiamo mai investito”. Una stoccata a Matteo Renzi e non solo: “Per me sono vecchi sia i sostenitori della vecchia ‘ditta’, sia quelli che successivamente si sono autoproclamati il ‘nuovo’. Sono vecchi perché, alla fine, sconfitti sul campo”.

E’ il Partito democratico che immagina Nicola Zingaretti, che prende spunto anche dalle parole di Walter Veltroni: “Ha detto molte parole sagge e sincere. Per riacquistare il popolo e i sogni occorre marcare una nostra autonomia politica e culturale: ci vuole una nuova agenda che tenga finalmente insieme crescita ed equità”. “Ci sono tanti” cittadini – continua il governatore – “che non hanno votato o hanno votato 5 Stelle che erano nostri elettori e a certe condizioni possono essere ampiamente recuperati. Quelli che esprimono rabbia nei nostri confronti, e che non sono fanatici o pregiudizialmente nemici, pensano con qualche ragione che ci siamo chiusi troppo nella dimensione del governo, in pratiche elitarie, abbandonando la fatica di mettere le mani nel ‘fango’ della società. Non so cosa ne verrà fuori: la mia intenzione è comunque di affrontare con le nostre ragioni la complessità di un popolo che per certi aspetti è tornato a essere plebe subalterna. E’ difficile. Ma qui è il nodo e qui si salta”.

E continua: “L’Italia per tanti aspetti è degradata. L’Europa anche. Sono stati sconquassati i tessuti sociali, divelte radici, resi più soli i cittadini. Il caos porta al disastro anche i ceti medi e quelli imprenditoriali e questo conduce inevitabilmente all’autoritarismo”. Per questo non bisogna seguire modelli non adatti a noi, come quello di Macron: “La nostra storia e il nostro futuro non si può infilare dentro a quel modello elitario, repubblicano ma rappresentativo dei piani alti della società francese”.

Le forze progressiste devono di certo ritrovare tra di loro un’ampia sintonia: “La Ue si è piegata troppo agli interessi della Germania, alla politica di austerità, ai bassi interessi sui titoli tedeschi, all’assillo sull’inflazione che alla fine ha determinato una deflazione. Sono peggiorate le vite di una parte grande di europei. L’Europa su questo deve scegliere un indirizzo chiaro. E questo è il senso delle prossime elezioni. Ciò non esclude, a mio avviso, una alleanza politica con Macron anzi, in una parte lunga di questa legislatura europea noi abbiamo governato d’intesa con i popolari”.

Poi il tema centrale nella propaganda leghista e di governo: l’immigrazione

L’immigrazione “è un problema reale. Ingigantito però dalla destra xenofoba di Salvini, che trae un vantaggio elettorale dagli allarmi che lancia. Va compreso meglio che il mancato governo dell’immigrazione colpisce soprattutto la vita della povera gente, già così travagliata”, afferma Zingaretti, secondo cui serve una risposta duplice: “Accogliere umanamente gli immigrati regolari; gestire con giustizia e fermezza gli irregolari, prevedendo il loro rimpatrio”. Accanto a questo: “Dobbiamo fare esattamente il contrario di ciò che il governo gialloverde sta facendo. Sostenere i servizi, risanare i quartieri più difficili, investire nelle periferie”.

Per Zingaretti il rischio maggiore del governo gialloverde è “regalare ad una destra solida e illiberale, che purtroppo sa bene quello che vuole, tutto l’elettorato dei 5 Stelle, che è composito e contraddittorio. Se noi regaliamo a Salvini ciò che non è suo, rischiamo di avere un’influenza del 70% di una destra estrema, come mai nel dopoguerra si era vista in Italia”.

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