Muro contro muro. Zingarettiani: “Polemiche irreali”

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Durissime polemiche fra le componenti dopo la nomina della segreteria. Zingaretti: “Domani in Direzione voglio ricucire”

Per il momento non ci si intende. C’è qualche ora di tempo prime della riunione della Direzione per riprendere un filo unitario che va pericolosamente logorandosi. Domani Nicola Zingaretti tenterà di ricucire le due anime del partito: “Farò uno sforzo per ricostruire in ogni modo uno spirito unitario perché sento su di me tutto il peso di questa responsabilità. Farò uno sforzo per riaprire un dialogo e per verificare le condizioni di un passo avanti insieme, almeno sul terreno della politica e dell’iniziativa politica”.

Ed è chiaro che il segretario dem avrà un compito non facile: spiegare, chiarire, e anche rintuzzare certi toni accesi che soprattutto nella giornata di ieri sono circolati anche pubblicamente.

C’è da dire che il segretario è abbastanza stupefatto di queste polemiche. “Una discussione irreale”, dicono i suoi. Soprattutto perché – dirà domani Zingaretti – siamo dentro una situazione politica che può precipitare da un momento all’altro: il Nazareno è convinto che “le possibilità che si vada a votare a settembre restano alte. E noi passiamo il tempo a litigare? E su che? Sui nomi della segretaria?”. E’ un po’ lo stato d’animo di molti militanti, appena rincuorati dal buon risultato delle Europee: improvvisamente, sembrano passati anni. Sui social è pieno di lamentazioni di questo tenore: “Per rispetto di noi poveri elettori che ci ostiniamo a votarvi dovreste smetterla di litigare e pensare di più al bene del Paese”.

Già, la pax zingarettiana di questi mesi sembra essere cosa del passato. Il combinato disposto caso Lotti-formazione della segreteria ha determinato un bel cumulo di  malumori disseppellendo rancori e critiche che erano stati messi da parte nella campagna elettorale per le Europee. Adesso, finite tutte le tornate elettorali, sembra di essere tornati a prima delle primarie di marzo.  Il “mi sono rotto” di Carlo Calenda, che pure non è uno che lesina uscite polemiche in varie direzioni, è emblematico.

Da Assisi, dove domenica si è riunita la componente renziana, sono partiti molti attacchi al segretario. Roberto Giachetti ha spiegato che “non siamo entrati in segreteria perché non condividiamo la linea di Zingaretti”, affermazione che conferma la ricostruzione del segretario quando dice di aver chiesto alle varie componenti di entrare nel massimo organismo del partito ricevendone un diniego. Questo non toglie – si è detto ad Assisi – che soprattutto certi nomi siano suonati come uno schiaffo (esempio, Andrea Giorgis, che aveva votato No al referendum).

Di certo, il caso Lotti non aiuta. I renziani hanno visto nella richiesta di passo indietro un attacco politico all’area renziana. Maria Elena Boschi, che pure è parsa fra gli intervenuti ad Assisi fra i meno polemici, ieri ha detto che “a Lotti sono arrivati più attacchi dall’interno del Padova che dagli avversari politici”. E inece, dicono gli zingarettiani, “il segretario era stato molto cauto pur su una cosa indifendibile”.

Gli esponenti vicini al segretario tentano di smorzare le polemiche. Walter Verini,a Repubblica, dice che “litigare con schemi correntizi è quanto di più dannoso. Io credo nei Democratici senza sottotitoli”.

Ma il problema più di fondo riguarda la linea del Pd. I cui contorni appaiono a molti ancora sfuggenti, bisognosi di una messa a punto più energica. Non è una questione di semplici proposte programmatiche. Ma ciò che si lamenta è la messa fuoco di una strategia politica, come ha detto Simona Bonafè alla Stampa. Con in più la paura – di cui hanno parlato molti ad Assisi – di un ritorno addirittura ai Ds o a una sua filiazione.

In questa situazione di nervi a fior di pelle, non mancano sotto traccia evocazioni o paure per una separazione fra il Pd di Zingaretti e qualcos’altro più legato al renzismo (“Sarebbe una vera follia”, dice Roberta Pinotti al Corriere della Sera). Fra le due “squadre” emerge anche una terza posizione che tenterà di mediare, attendendo da leader uno scatto in grado di chiudere questa pagina scongiurando l’ipotesi di una ennesima scissione nella storia della sinistra italiana.

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