Caro Zingaretti, ti ho votato per questo

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Primo obiettivo, mandare a casa questo “governo dei pupi”

Caro Segretario, votarti e sostenerti nel range familiare ed amicale, al di là della comune provenienza DS e dei comuni rapporti personali, è stata una scelta strategica obbligata perché coerente con le necessità riformiste, e quindi progressiste, che sono gli unici obiettivi possibili per una sinistra contemporanea che si occupi di migliorare la qualità della vita della gente comune e della riduzione dell’innaturale ed insopportabile forbice ricchezza-povertà: affidarsi ad un soggetto nato e cresciuto in un partito storico evolutosi verso il socialismo europeo, già parlamentare europeo, amministratore pubblico da 11 anni e quindi lavoratore “ per obiettivi” con decisioni quotidiane, mi è sembrato più che logico.

Domenica è stato un bel momento : al di là delle infantili dichiarazioni grilline e leghiste, la scelta di Zanda tesoriere e di Gentiloni presidente, che hanno sempre idee chiare e condivisibili, specialmente sulla necessità del finanziamento pubblico ai partiti e sul risultato delle europee, gli applausi spontanei della maggioranza dei presenti, il richiamo all’unità valoriale, il tuo discorso, sostanzialmente un comizio proprio in senso etimologico, un’adunanza per andare insieme verso i nostri obiettivi da condividere con tutti i raziocinanti di centro-sinistra, hanno prodotto un senso di appartenenza, in corso appannato, ed il miglioramento dei sondaggi.

Mi auguro che la necessità cencelliana, comunque emersa nella distribuzione di primi incarichi di lavoro sia contingente per partire senza rotture formali iniziali. Così come mi auguro che la vocazione socialista, riformista e liberale, sia riferimento per le nostre azioni. Si può essere utili alla causa a 70 anni, se in buona salute fisica e mentale, inutili a 40 e viceversa. La politica è una professione che nella storia della sinistra è stata sempre, prevalentemente, orientata a formare e scegliere qualità, cultura e professionalità.

Anche gli operai socialisti e comunisti che andavano in Parlamento e nei corpi intermedi avevano una preparazione socio-economica acquisita sul campo che miglioravano nell’espletamento dei ruoli loro affidati, lavorando intensamente e diventandone poi specialisti straordinari. Abbandoniamo il concetto di “rottamazione anagrafica” e pensiamo a quella necessaria per eliminare incompetenze, ruffianerie, egoismi vari.

La piattaforma unitaria per le europee deve essere costruita attraverso una riflessione attenta perché diversa dalle necessità di una coalizione di partiti destinata alle elezioni politiche in quanto “mai dire mai” è più che logico in questo caso e di fronte ad un sistema proporzionale.

Inserire nelle nostre liste europee chi, pur stando nel partito, tifava contro il referendum per poi brindare al nostro insuccesso, può consentirci un incremento al massimo del 2% dei voti, ma anche un decremento nettamente superiore attribuibile a chi non capirà. E quindi, diciamoci le cose come stanno, ai renziani ortodossi e ad un voto di opinione liberal democratico. Noi abbiamo fatto molti errori, scelte sbagliate nelle regionali, nelle comunali, con candidati improbabili o solitudini inutili al primo turno come a Torino, un referendum che dopo la rottura del patto del Nazareno, è la verità, non si poteva numericamente vincere, nessuna analisi delle sconfitte, una dietro l’altra.

Ma abbiamo anche realizzato buone leggi e proposto un referendum il contenuto del quale era ed è meglio della situazione in corso. Molto probabilmente non ci siamo spiegati bene, solo contro tutti è stato un atto di egocentrismo provinciale e nell’elettorato è obiettivamente prevalsa l’antipatia sulla razionalità, la delusione giovanile per problemi irrisolti, la disperazione di chi vive male ed ha sperato in un cambiamento. Al Pd, e quindi alla tua “squadra”, il compito di recuperare la credibilità di essere necessari per governare al meglio questo paese e contribuire all’unità europea possibile. Unità che, con 28 paesi culturalmente diversi fra loro e soggetta al principio dell’unanimità, non può realizzarsi se non riducendo il numero dei partecipanti: troppe le divergenze fra europeisti veri, riformisti e riformatori, e sovranisti, reazionari e imbecilli, che non comprendono che per competere sul pianeta l’unica possibilità è il sovranismo europeo.

Quando sento Salvini in Senato dire “sono onorato di servire e difendere il mio Paese, l’Italia (ieri la Padania!)” mentre il suo capo e mentore Bossi voleva usare il tricolore come carta igienica con l’assenso dei leghisti, tutt’oggi secessionisti mascherati ai quali, purtroppo, abbiamo dato corda fra articolo V ieri e ipotesi di autonomia oggi, mi viene il vomito.

Da noi poi, come ho già scritto il 6 marzo, abbiamo un governo “teatrino dei pupi”. Per i quali l’affermazione ebetica secondo la quale destra e sinistra non esistono più è pane raffermo quotidiano. Forse si scardinerà da solo, ma noi dobbiamo aiutare questa operazione necessaria per evitare che i “fondamentali” del paese vengano ulteriormente lesionati. E poi dovremo ragionare con intelligenza cercando di capire cosa fare nell’interesse generale perché il tempo a disposizione non è molto ed in caso di elezioni anticipate potrebbe vincere un centro-destra becero e secessionista condotto dal puparo Salvini. Auguri a te e quindi a tutti noi!

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