“Dopo l’incidente, la vela mi ha ridato la libertà”. Parla Andrea Stella

Interviste

Autore di Wow – Sfida sull’Oceano, Stella, in seguito a un’aggressione ha perso l’uso delle gambe, ma è rinato grazie alla sua passione. Da allora ha attraversato due volte l’Oceano e ha scritto due libri. È suo il progetto di Wheels on Waves

Velista e imprenditore, nel 2000, a Miami, dove si trova per festeggiare la sua laurea in Giurisprudenza, è vittima di un’aggressione a colpi di arma da fuoco. Una diagnosi impietosa: paraplegia agli arti inferiori. Un periodo di disperazione e poi, di nuovo la luce, grazie ad una sua vecchia passione: la vela. In pochi anni è riuscito a realizzare alcuni suoi progetti e scrivere due libri, uno nel 2004 ha vinto il premio Bancarella Sport (Due ruote sull’oceano), l’altro, pubblicato di recente da San Paolo, si intitola Wow – Sfida sull’oceano, ha la prefazione di Mauro Pelaschier e prende il nome da un suo progetto – Wheels on Waves, avviato nel 2017.

Il tipo tosto è Andrea Stella (Sandrigo, ’76), uno che ti colpisce per lucidità, sensibilità e grande capacità di rimettersi in gioco. Ascoltandolo, capisci subito il senso di una delle frasi che si legge all’inizio del libro, ed è quella che usa per descriversi: “Le risorse necessarie per affrontare una sfida davvero imprevista ti giungeranno da un luogo dentro di te dove non sei mai stato prima”.

Andrea, che in questi giorni è a bordo del suo catamarano, Lo spirito di Stella, il primo al mondo costruito senza barriere architettoniche, e che da quindici anni solca gli oceani come alfiere dei diritti dei disabili, ha accettato di raccontarsi per noi.

Partiamo dall’incidente.
Un viaggio premio che si è trasformato in una tragedia. Ricordo che stavo andando a prendere una birra con un amico e dopo alcuni minuti mi sono ritrovato a terra con due pallottole nel mio corpo. L’ospedale di Fort Lauderdale mi ha salvato, ma mi ha riconsegnato una vita molto diversa da quella che avevo prima. Era difficilissimo accettare che non avrei più camminato. Io, amante dei viaggi, dello sci e del mare, senza l’uso delle gambe, cosa avrei potuto fare? Sono piombato in una profonda depressione. Per mesi non ho desiderato altro che chiudere per sempre con il mondo. Ma l’amore della mia famiglia è stato più forte. Sono riuscito a superare quei momenti e quei pensieri. L’anno successivo, con l’aiuto dei miei, ho fatto costruire il catamarano, un’imbarcazione adatta alle mie nuove esigenze e che mi ha permesso di tornare in mare. Questo mi ha ridato fiducia e determinato la mia svolta. È stato mio padre a propormi di tornare alla vela. Quel giorno di nuovo vivo, sono tornato a respirare una grandissima libertà. Pensavo solo a veleggiare, a ciò che potevo fare e non a ciò che non avrei più potuto fare.

Hai avuto paura?
No. Ma ho sempre pensato di non sfidare mai il mare. In tanti mi chiedono cosa si provi in mezzo all’Oceano.  Rispondo che mi sento bene, è normale, non mi spaventa, mentre soffro di vertigini solo se sono su un parapetto basso. Quando sono in mare aperto ho la possibilità di disconnettermi dal mondo esterno e ricongiungermi con me stesso. Questo mi dà forza.

Quanto è grande il tuo catamarano?
Il catamarano è lungo 18,5 metri, largo 8. Può imbarcare fino a sedici persone di cui cinque con sedia a rotelle. Ha quattro cabine con quattro bagni, due di queste – e relativi bagni – sono accessibili tramite un elevatore che consente l’accesso alla cabina direttamente con la carrozzina. Fino ad ora sono salite a bordo più di cinquemila  persone disabili. Per poter uscire con il catamarano, basta iscriversi tramite il sito Wheels on Waves.

Tra le iniziative a favore dei disabili, hai organizzato un concorso: Pensare e Progettare per Tutti. Ci dici qualcosa di più?
È un concorso destinato ad architetti e progettisti per un design inclusivo, che abbiamo proposto per quattro anni di seguito dal 2005. Nel 2008 sono arrivati più di 800 progetti. Tante idee. Ne abbiamo realizzate alcune in punti Autogrill.

E veniamo alle tue due follie dopo l’incidente. Le due traversate oceaniche. Nel 2004 la prima, l’altra, nel 2010.
Esatto. La prima con altri ragazzi disabili, Giovanni Soldini, da Genova alle Canarie e dalle Canarie a Miami. Il nostro skipper era Mauro Pelaschier, l’altro ragazzo in sedia a rotelle, Omar Papait, il mio primo compagno di camera in Ospedale. La stessa età e un destino da chef che si è interrotto per una brusca uscita di strada. Dopo aver attraversato l’Oceano ha riscoperto la voglia di vivere, tanto che aperto un ristorante. Nel 2010, ci ho riprovato con il velista, il grande Pietro D’Alì. Erano passati dieci anni dall’incidente e volevo farmi un regalo. La prima traversata è durata diciotto giorni, la seconda, tredici. Volevo chiudere un cerchio con il mio destino, tornando a Miami e attraversare l’Oceano: il sogno di tanti velisti. Ma desideravo anche lanciare un messaggio.

Quale?
È più facile attraversare l’Oceano in barca che Milano con la sedia a rotelle. La barca per me è uno strumento utile a far capire che se si può fare una cosa ritenuta complicata – come attraversare l’Oceano – si possono fare cose banali, come andare all’ufficio postale e al supermercato.

Del 2017 è Wow, il tuo grande progetto. Nasce dalla caparbietà di un gruppo di otto persone riunite attorno alla Onlus Lo Spirito di Stella.
WoW è un lungo viaggio, di grande valore simbolico, che a maggio del 2017 parte da Miami e termina a Venezia nel mese di settembre: 22 tappe (Miami, Charleston, Norfolk, Annapolis, Great Kills, New York, Azzorre, Lagos, Gibilterra, Cartagena, Valencia, Barcellona, Tolone, La Spezia, Rosignano, Roma, Napoli, Messina, Crotone, Rimini, Trieste, Venezia) e 21 equipaggi che si alternano, con la presenza di uomini e donne di varia nazionalità in sedia a rotelle. Tutti partecipano al governo della barca, ai turni di guardia, alla cucina. Volevamo e vogliamo ancora far conoscere la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità al maggior numero possibile di persone e in più parti del mondo. L’abbiamo portata al Santo Padre, dopo averla ricevuta da Antonio Guterrez, segretario generale delle Nazioni Unite. Il viaggio del 2017 è stato molto emozionante, ci ha dato la possibilità di conoscere anche il Dalai Lama, il Reggente della Repubblica di San Marino, Generali dello Stato Maggiore della Difesa. A sostenere dal punto di vista economico il viaggio, alcune aziende. Ad organizzarlo, siamo stati in quattro: io, Corrado Sulsente (Project Manager), Loris Bellio (Marketing Manager e ideatore del nome WOW – Wheels on Waves), Uberto Rasini, morto l’anno scorso. Wow, una soddisfazione immensa! Ovvio, penso che questa iniziativa non sia sufficiente a rendere sensibile il dibattito politico sui disabili Ma ci abbiamo provato. E, soprattutto, abbiamo regalato a tanti di loro momenti di spensieratezza. Grazie alla Convenzione Onu e all’Universal Design (concetto cardine del progetto WOW 2018) cercheremo di essere ancora più incisivi nei confronti dei diritti delle persone con disabilità, per costruire un mondo più accessibile e giusto. Per ora non posso anticipare altro. Ma ci stiamo organizzando.

Ancora poche curiosità: ti consideri un tipo tosto?
Io penso che tutti noi, disabili e normodotati, quando incontriamo delle difficoltà, possiamo attingere a una forza che non pensiamo di avere. Come diceva Sofocle: “La gioia più grande è quella non attesa”.

Torna per un attimo a Miami, all’aggressione e pensa a quello che ti è successo in questi anni.
Sai, è un gioco che mi ha proposto un bambino di 7 anni. Cosa ho risposto? Credo che tornerei a camminare se me lo proponessero, questo è indubbio. Ma non se il prezzo da pagare fosse perdere questi diciotto anni di esperienza che mi hanno permesso di capire tante cose e di dare il mio piccolo contributo. Non credo sarei diventato una cattiva persona. Felice, immagino di sì. Ma non credo avrei capito o, meglio, sentito  certe cose. Forse non avrei colto alcune bellezze della vita, forse non avrei cominciato a fare volontariato e a pensare che chi fa del bene riceve del bene. Ci penso spesso e credo di stare bene da quando so di essere utile agli altri. “Per trovare la felicità bisogna amare la felicità degli altri”. Tolstoj aveva ragione.

Andrea è stato nominato cavaliere della Repubblica ed è stato presidente dell’Associazione giovani industriali di Vicenza nel triennio 2014 -2017.

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