“In piazza contro fascismo, razzismo e violenza”. Parla Carla Nespolo

Interviste

La presidente dell’Anpi: “La radice del fascismo è il razzismo. La situazione è esplosiva, in piazza a Roma per un grande risposta nazionale”

Carla Nespolo è la presidente nazionale dell’Anpi, e con la sua elezione dello scorso novembre ha segnato un paio di prime volte significative: la prima donna presidente dell’Associazione partigiani, e la prima a non aver fatto il partigiano.
Oggi a Roma sale sul palco di piazza del Popolo, in occasione della manifestazione contro il fascismo convocata dopo i fatti di Macerata e alla quale ha aderito, tra gli altri, anche il Partito democratico.

Presidente, partiamo dalla manifestazione e dal suo significato.

Prima di tutto ci tengo a dire che la manifestazione non è promossa solo dall’Anpi, ma da 23 sigle di associazioni di partigiani, deportati e perseguitati politici, associazioni laiche, partiti antifascisti e sindacati. Stiamo lavorando insieme fin dal 28 ottobre dello scorso anno, quando abbiamo manifestato contro l’idea di riproporre la marcia su Roma. Quella di domani è una grande manifestazione nazionale e rappresenta un punto fermo comune di lotta contro il fascismo e il razzismo.

L’appuntamento cade durante una recrudescenza violenta, tra l’altro in piena campagna elettorale.

Purtroppo come temevamo stiamo assistendo a un’escalation di violenza. Intendiamoci, la violenza è innanzitutto fascista: i fascisti del terzo millennio hanno finto di interessarsi al sociale ma poi hanno mostrato la loro vera natura, penso ad esempio ad Alba Dorata. Ma la responsabilità del diffondersi della violenza la portano anche quelle forze politiche che non prendono le distanze dalle idee razziste. Questo per noi è fondamentale, perché la radice del fascismo è il razzismo, che poi arriva all’orrore di Macerata dove una persona spara contro sei altre persone solo perché hanno un colore diverso. Fascismo, razzismo e terrorismo sono disvalori che si alimentano l’uno con l’altro. Sia chiaro però che il nostro compito non è di entrare nella campagna elettorale, la situazione è esplosiva e ci voleva una grande risposta nazionale. Per questo domani dal palco leggeremo, con il suo permesso, le parole che il Presidente Mattarella ha pronunciato il 27 gennaio, quando ha parlato di una “macchia indelebile della nostra storia”.

Come vi ponete rispetto agli episodi di violenza di stampo antifascista, come ad esempio quello di Palermo?

Dobbiamo essere chiari. Da presidente nazionale e portavoce dell’Anpi diciamo con forza che l’antifascismo è non violento e chi usa la violenza non ci rappresenta. Certo ci sono stati vari livelli di violenza, ad esempio anche l’episodio di Como, con dei neonazisti che entrano nella sede di un’associazione, è una forma di sopruso, ma noi pretendiamo che la violenza sia contrastata con le armi dello Stato democratico, perché altrimenti ci si mette sullo stesso piano. Siamo contro la violenza, ma del resto ce lo hanno insegnato i partigiani, che con le armi in pugno combattevano per la pace. Ci sono tante forme di antifascismo, ad esempio i tanti sindaci che negano i luoghi pubblici ai fascisti. Noi abbiamo chiesto lo scioglimento di movimenti come Casa Pound e Forza Nuova e mi rammarico che non siamo stati ascoltati.

A questo proposito, voi avete lanciato una raccolta di firme per chiedere lo scioglimento dei movimenti neofascisti, ma giusto pochi giorni fa la Cassazione ha stabilito che il saluto romano non è reato se è “solo” commemorativo.

Abbiamo lanciato una raccolta firme e la porteremo avanti. Le sentenze sono state tante, ad esempi o quella del Tribunale di Brescia che ha respinto il ricorso di Casapound dichiarando esplicitamente che è un’organizzazione fascista. La sentenza della Cassazione in realtà coglie un punto di debolezza della legislazione, perché la legge Scelba prevedeva il divieto di manifestazioni fasciste che avessero l’intento di sovvertire lo Stato democratico. Ma aldilà degli strumenti legislativi, pure necessari, quel che è certo è che noi antifascisti continueremo a fare le nostre battaglie.

Ma nonostante le battaglie siamo qui a parlare di recrudescenza . Viene da chiedere: dove abbiamo sbagliato?

Certo ognuno di noi può aver sbagliato qualcosa, ma chi ha sbagliato di più è la scuola, perché alla storia del secondo Novecento e della Seconda Guerra Mondiale non ci si arriva. Come Anpi abbiamo fatto un protocollo con il Miur per essere presenti nelle scuole, è importante parlare con i giovani, ma anche ad esempio con i docenti, gli avvocati, i magistrati.
Ogni giorno qualche testimone se ne va, dunque non abbiamo più la risorsa preziosa di ascoltare le voci in prima persona dei partigiani, per questo dobbiamo diventare testimoni dei testimoni. E’ scritto nella nostra esperienza e nelal nostra storia, che dura dall’aprile del ’45 e che non ha cambiato natura come qualcuno ha detto. L’Anpi serve a questo, a trasmettere memoria. Poi c’è l’informazione: se in Tv si intervista il segretario di Casapound senza fare domande vere sul fascismo, o se un libro revisionista come quello di Pansa viene ricevuto in un salotto televisivo come fosse normale dire una bugia, lo dico chiaramente, l’informazione è complice. Ma ho molta fiducia nel ruolo degli Enti locali. Migliaia di sindaci ogni anno portano i giovani in visita nei campi di concentramento. Poi c’è la funzione della cultura in generale, ad esempio della musica. Sarebbe importante ci fosse anche un risveglio degli intellettuali.

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