“Appendino nega l’evidenza, ma la responsabilità è sua”. Parla Stefano Lo Russo

Interviste

Intervista al capogruppo Pd in Consiglio comunale: “Tutta la vicenda dimostra il limite politico della sindaca”

Chiara Appendino, dopo essere stata ascoltata dai pm, si è detta “serena” per aver “chiarito tutto”. Ma per il capogruppo Pd in Consiglio comunale Stefano Lo Russo i fatti lasciano “pochi spazi al dubbio” perché è tutto scritto nero su bianco, “è tutto agli atti”.

La vicenda che vede indagata la sindaca di Torino per falso ideologico in atto pubblico assieme all’assessore al Bilancio Sergio Rolando e al capo di Gabinetto Paolo Giordana risale all’assestamento di bilancio del 2016, momento in cui la giunta Appendino scrive nel bilancio in entrata la somma di 19.716.500 invece di 14.716.500, omettendo un debito di 5 milioni da restituire alla partecipata Ream, considerati dall’amministrazione un debito fuori bilancio. “Questo fatto contabile – spiega Lo Russo – le viene fatto notare sia in commissione bilancio che durante il dibattito nell’aula del Consiglio comunale; nonostante questo lei tira dritto e il gruppo dei Cinquestelle vota il bilancio che a nostro modo di vedere conteneva un palese falso contabile”.

“Lo stesso errore si ripete nel 2017”, spiega l’esponente dem. Lo Russo e il consigliere di centrodestra Alberto Morano segnalano il problema ai revisori dei conti che a loro volta riconoscono l’errore commesso nell’assestamento di bilancio del 2016 ed evidenziano l’esigenza di riconoscere questo debito nel 2017. “Ma questo non basta – racconta il consigliere dem – Appendino, Rolando e Giordana vanno avanti e per questo abbiamo ritenuto di dover informare la Procura della Repubblica, consegnando gli atti che avevamo acquisito, perché secondo noi è stato commesso un reato”.

Consigliere Lo Russo, è la seconda volta in pochi mesi che la sindaca di Torino viene iscritta nel registro degli indagati. Secondo lei ci dovrebbero essere delle conseguenze politiche per questo?
Noi siamo garantisti, non usiamo la giustizia per fare politica. È ovvio che lasciamo questa valutazione alla sindaca, ma la questione è chiaramente tutta imputabile a lei e alle sue scelte. È stata messa dinanzi a un’evidenza di fatti, abbiamo documenti, mail, lettere che lasciano pochi spazi al dubbio. Il problema è che sotto il profilo politico la Appendino è assolutamente impermeabile, non si assume alcuna responsabilità.

Il Movimento 5 stelle in passato non sarebbe stato altrettanto garantista nei confronti di un politico indagato.
Noi siamo antropologicamente diversi da questo punto di vista. Il problema ce l’hanno in casa perché se dopo neanche un anno e mezzo di governo si trovano in condizioni così delicate forse qualche riflessione è opportuno farla. In particolare in questa indagine siamo abbastanza convinti che quello che è capitato è talmente palese leggendo le carte che difficilmente la sindaca Appendino potrà negare o scaricare le sue responsabilitù su altri, come ha fatto finora. In questo caso è difficile anche per lei dire che è stata colpa di qualcun altro.

Nonostante tutto il Movimento 5 stelle continua a negare le accuse e a dare la colpa alle giunte precedenti.
Noi prendiamo atto di un atteggiamento che è al limite dell’imbarazzante perché neanche di fronte a fatti documentati, ammettono le loro responsabilità. È tutto sotto la luce del sole, tutto avvenuto in Consiglio comunale, scritto e verbalizzato. Non si tratta di opinioni, intercettazioni o indagini particolarmente complicate. È tutto agli atti.

Appendino aveva iniziato la sua avventura da sindaca con la fiducia da parte del Movimento 5 stelle che la considerava una delle sue migliori candidate. Poi cosa è successo?
La Appendino è arrivata in pompa magna, ma poi ha costruito una squadra totalmente inadeguata e noi questo lo abbiamo detto sin dall’inizio. Tutto il Consiglio comunale è al primo mandato, tutta la giunta alla primissima esperienza: la sindaca si è presa un po’ troppi rischi. Tutto quello che sta venendo fuori dimostra da un lato la sua inconsistenza reale, perché amministrare una città è una cosa difficile, dall’altro le sue scelte opinabili a partire da quella della squadra degli assessori e del suo capo di gabinetto che probabilmente è quello che l’ha indotta spesso in errore. Forse il caso Raggi-Marra non è tanto lontano dal caso Appendino-Giordana; in entrambi i casi hanno fatto un’epurazione di dirigenti, eliminando tutti quelli che non erano allineati o che provavano a evitare che venissero fatti dei danni, e questo di certo non depone a favore di una forza politica che fa del merito o della trasparenza una bandiera.

Oltre alle inchieste in corso, la sindaca ha anche un problema di amministrazione della città?
Il problema secondo noi non è tanto di carattere giudiziario. Queste sono conseguenze di arroganza, di pochezza, di considerarsi al di sopra delle regole. Questo è un tema che non ha niente a che fare con l’elemento critico della Appendino e della sua squadra che è l’incapacità di far crescere Torino portando a una interruzione di un processo difficile ma virtuoso che aveva trasformato la città negli ultimi vent’anni. Il vero limite è tutto politico, non è certo giudiziario. Se a questo limite politico, ormai oggettivo e largamente condiviso, si sommano anche queste vicende giudiziarie, allora diciamo che la miscela diventa esplosiva.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli