“Bersani, dopo il voto sarà troppo tardi”. Parla Giulio Santagata

Interviste

“Romano Prodi si sta ancora una volta spendendo con generosità affinché il centrosinistra si presenti nella forma più larga e unitaria possibile”

Giulio Santagata, ex ministro dell’Ulivo e da sempre vicino a Romano Prodi, ieri ha riunito a Bologna un’assemblea di “volenterosi” che alla presenza di Giuliano Pisapia ha rivolto a Mdp l’appello a ricomporre la frattura del centrosinistra.

“La premessa da cui partire è l’esplosione dell’astensionismo. A sinistra eravamo abituati a considerare il non voto come un problema degli altri, ma non possiamo più voltarci dall’altra parte. L’astensionismo ci riguarda, perché contiene un’autentica domanda di politica e segnala il divario tra l’offerta oggi esistente e la domanda di politica che proviene da molti cittadini. Ecco, noi tutti oggi siamo chiamati a dare forma e contenuti adeguati a quella domanda: restando al passo con la velocità dell’innovazione e con la complessità dei problemi”

Da dove partire?

“Innanzitutto dalla diseguaglianza. Perché la lotta alla povertà è solo la precondizione di un’azione politica di sinistra, visto che in un paese civile non è ammissibile veder crescere il numero delle persone in povertà. L’impegno contro la diseguaglianza è essenzialmente impegno per il lavoro e per il welfare. Lavoro vero, in grado di dare dignità alla persona, e qui non servono le false promesse del reddito di cittadinanza. E welfare rinnovato e difeso, perché senza il welfare tutto il ceto medio è a rischio”

Eppure oggi il centrosinistra rischia di presentarsi diviso alla prova del voto.

“Il centrosinistra deve darsi una forma di coalizione, anche perché la nuova legge elettorale ce lo impone. Una coalizione vera, che non sia solo giustapposizione di qualche sigla di partito ma che arrivi ad una autentica riconoscibilità a partire dalla definizione comune delle basi del programma. Per questo pensiamo che sarebbe utile la nascita di una lista collocata nello spazio politico che va dal Pd a Mdp: un soggetto che sia ponte programmatico, se non addirittura il collante in grado di facilitare un avvicinamento tra i due partiti. Non mi faccio troppe illusioni sulla possibilità di ricomporre la scissione, ma credo con forza alla necessità di raccogliere il voto di tutti coloro (e sono tanti) che oggi fanno fatica a riconoscersi nel PD ma che certamente non si riconoscono in Mdp”.

Cosa rispondere a Bersani, che sembra rifiutare l’appello venuto anche da Romano Prodi?

“Romano Prodi si sta ancora una volta spendendo con generosità affinché il centrosinistra si presenti nella forma più larga e unitaria possibile. Posso capire che Bersani insista sulla discontinuità (anche se io preferisco parlare di innovazione, guardando al futuro piuttosto che al passato), ma non possiamo arrenderci all’idea che l’innovazione venga lasciata a Berlusconi perché noi non siamo più in grado di interpretarla. Non è ammissibile chiedere abiure, né pretendere l’adesione a progetti elaborati da altri. I nostri elettori non comprenderebbero questa divisione. E se anche Bersani sostiene che alcuni elettori sono già persi, noi ci proponiamo di raccoglierli. Ma quello che conta è raccogliere quei voti in maniera utile, con un progetto che sia spendibile dentro un orizzonte di centrosinistra. Chi dice “parliamone dopo il voto” non fa i conti con la realtà. Perché “dopo il voto” il rischio è di non avere una prospettiva di governo. E io preferisco che, se proprio dobbiamo migliorare alcuni aspetti del Jobs Act, quell’intervento sia realizzato dal centrosinistra al governo piuttosto che lasciarlo fare a Berlusconi o di Maio”.

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