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“Sanzionare per riaffermare il rispetto delle regole”. Parla Luca Serianni

La notizia, e ancora di più il video che la accompagna, è di quelle che lasciano agghiacciati. Un professore di un istituto tecnico di Lucca bullizzato e insultato da un suo alunno, che a fronte di una insufficienza lo intima a “mettere un sei” perché “chi è che comanda qui?”, e poi ancora “si inginocchi!”, mentre tra i compagni di classe c’è chi filma e chi ridacchia.

Il professore, un sessantaquattrenne insegnante di italiano e storia, non ha denunciato subito l’accaduto “per non rovinare i ragazzi”, ha spiegato, ma i bulli si sono dimostrati poco furbi postando il video su Facebook, cosa che ha spinto prima il preside e poi la Procura ad agire d’ufficio. Adesso sono tre i ragazzi indagati con l’accusa di violenza privata –  a cui potrebbe aggiungersi quella di stalking -, mentre sul fronte scolastico i tre rischiano una sospensione di oltre 15 giorni e una bocciatura d’ufficio.

Un episodio non isolato, quello di Lucca, con le cronache sempre più spesso piene di racconti ai confini della realtà di ragazzi bulli e genitori violenti. Ma cosa sta succedendo ai nostri adolescenti, e dov’è finito il principio base del rispetto dell’autorità?  Ne parliamo con Luca Serianni, docente di Storia della Lingua italiana alla Sapienza, socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia dei Lincei e vicepresidente della società Dante Alighieri.

Professore, un suo commento all’episodio di oggi.
È una notizia obiettivamente grave, così come lo erano su un altro piano quelle di genitori che picchiano insegnanti. Un fatto reso ancora più grave dal fatto che dell’episodio si sia girato un video. Posso capire umanamente l’idea dell’insegnante di far passare tutto sotto silenzio per non danneggiare i ragazzi, ma è fondamentale che la scuola si occupi anche di trasmettere il senso della cittadinanza e del rispetto delle regole. A 14 anni si è perfettamente in grado di comprendere le proprie azioni, una sanzione severa è inevitabile e perdere l’anno, come è stato ipotizzato, lo sarebbe.

Non vanno chiamate in causa anche le famiglie?
Certamente la sola sanzione non è sempre sufficiente a far ravvedere, ma ristabilire l’equilibrio in situazioni del genere è un principio che va affermato. Del resto non stiamo parlando di un episodio avvenuto in una periferia disagiata, ma nella illuminata Lucca, e le reazioni dei genitori descritte dai giornali confermano l’impressione che gli adolescenti in questione non provenissero da ambienti degradati. Certo è vero che da sempre i giovani in gruppo possono creare situazioni di affermazione di prepotenza, pensiamo al bullismo tra ragazzi, ma è un processo che va fermato. D’altra parte, oggi nella scuole le occasioni di confronto con le famiglie sono numerose.

Non è che non ci siamo accorti in tempo di un fenomeno, e adesso è troppo tardi?
Non credo. Leggiamo di molti episodi sui giornali ma continuo a pensare che non siano la norma. Certo è forte il rischio di emulazione, un meccanismo potenziato dalle possibilità di diffusione e condivisione.

Una soluzione può essere, come proposto da qualcuno, la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole?
Sì l’educazione civica andrebbe reintrodotta e rafforzata, senza però illudersi che conoscere qualche articolo della Costituzione possa essere sufficiente. Piuttosto chiediamoci, pur comprendendo umanamente episodi di lassismo come quello del professore che non reagisce e non denuncia, se non facciamo il male dei ragazzi dando l’idea che tutto si giustifica.

Dunque la prima risposta non può che passare per la sanzione?
Episodi simili vanno sanzionati nell’ottica della rieducazione, che è importante sempre ma ancora di più quando si tratta di ragazzini. Non bisogna avere paura della punizione, che rientra nel pacchetto educativo a maggior ragione di fronte a un aggressione fisica con possibili risvolti penali. Anche in famiglia la sanzione ha qualcosa di educativo: si punisce chi ci sta a cuore perché vogliamo che migliori.

Nei comportamenti limite degli adolescenti non si sente l’eco dell’Italia del rancore descritta dal Censis e dei modelli offerti dagli adulti, anche in politica?
Senz’altro l’aggressione verbale a cui ci hanno abituato molte parti politiche è un fatto negativo. I nostri rappresentanti dovrebbero essere i primi a dare l’esempi di un comportamento ispirato al rispetto. Se viene meno questo, l’impressione poi è che tutto si possa fare.

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