“Noi abbiamo cambiato Torino, la sindaca dica ciò che vuole farne”. Parla Chiamparino

Interviste

Intervista al presidente della Regione Piemonte: “Capisco l’esigenza di trovare un bersaglio politico, la sindaca è in difficoltà”

Presidente Chiamparino, la sindaca Appendino ha presentato un piano di rientro da 80 milioni e lancia quella che chiama “un’operazione verità”, puntando il dito contro la gestione trentennale del centrosinistra torinese. Come si sente di rispondere a queste accuse così dirette?
Faccio notare che in questi 30 anni il volto della città è cambiato. Cito solo le più grandi innovazioni portate a compimento: la prima, e per ora unica, linea di metropolitana funzionante, il termovalorizzatore che ha risolto il problema della gestione del ciclo dei rifiuti, il rilancio dei musei e della dimensione culturale della città, la riqualificazione di intere aree della città, la creazione di nuovi spazi. E poi quella piccola cosa che sono state le Olimpiadi, che credo abbiano contribuito a dare un certo impulso alla città.

Appendino accusa addirittura i suoi predecessori di aver tenuto nascosto lo stato dei conti.
La sindaca è in difficoltà, posso capire l’esigenza di trovare un bersaglio politico. Ma siccome il debito di cui parla è stato fatto per investimenti e non per spesa corrente, dovrebbe avere il coraggio di dire quali sono gli investimenti che non avrebbe fatto e soprattutto quali vorrebbe o non vorrebbe fare per il futuro. Colpisce che chi urla tanto contro l’austerità, poi non capisca se c’è una cosa di cui c’è bisogno per ricominciare a crescere, sono gli investimenti.

Senza gli investimenti fatti in questi anni, cosa sarebbe Torino oggi?
Prima c’è stata la crisi industriale tra gli anni ’90 e 2000 che ha avuto come epicentro – economico e simbolico – Fiat. Poi è arrivata la crisi finanziaria che ha colpito questa città come tutto il mondo. Se non avessimo avuto questi 20 anni di investimenti pubblici, si sarebbero sparse le ceneri su Torino.

Pensa che i cittadini torinesi abbiano capito lo sforzo fatto e i risultati che ha prodotto?
Le dico solo che girando per Torino ci sono ancora molte persone che mi fermano per strada e mi chiamano “sindaco”. Io difendo la dignità del lavoro che abbiamo fatto e la dignità dei torinesi che non sono persone che si fanno prendere per i fondelli. Certo, il processo è lungo, la città ha cambiato in pochi anni la sua vocazione, ma abbiamo creato le condizioni per tornare a crescere.

Dell’amministrazione Cinque Stelle di Torino ha colpito nel primo anno l’apparente moderazione nel modo di approcciarsi all’amministrazione la città, specie se confrontata con l’esperienza romana. Cos’è cambiato secondo lei negli ultimi mesi?
Stanno venendo fuori le contraddizioni di una galassia molto composita. Nella maggioranza che sostiene la giunta grillina ci sono membri di centri sociali come Askatasuna e personaggi moderati che hanno lavorato anche nelle nostre giunte. Queste contraddizioni o le si gestisce e le si governa, oppure vengono fuori. Certo, mediare è possibile solo tra ciò che è mediabile.

Ci sono ancora le condizioni per un proficuo dialogo istituzionale tra Comune e Regione?
Io il dialogo istituzionale lo ricerco, sono stato eletto per fare gli interessi dei piemontesi e quindi anche dei torinesi. Da parte mia ci sarà sempre disponibilità a collaborare, come stiamo facendo d’altronde sul Salone del Libro e sul trasporto pubblico. Sono però stupito del fatto che la rivisitazione critica che la sindaca ha fatto del passato sia stata fine a se stessa, senza cenni sul merito delle cose che secondo lei non avremmo dovuto fare e, soprattutto, senza una visione per il futuro.

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