La canzone di Carla. Parla Cantone, la sindacalista candidata con il Pd

Interviste

“Mi sono sempre sentita dalla parte di chi lavora più che da quella dell’intellighenzia: se dovevo scegliere dove stare tra una battaglia per il diritto allo studio e una per il mondo del lavoro non avevo dubbi”

Bruxelles, interno giorno. Carla Cantone parla dei diritti degli anziani, di un nuovo welfare per la terza età, vuole scuotere i burocrati europei dal presente per farli ragionare di futuro prossimo, non una facile missione. L’ascoltano distratti. Allora lei prende la parola e dice così : “Io spero davvero che voi possiate invecchiare, che arriviate tutti ad avere bisogno di assistenza. Spero che non morirete prima di capire che dovete occuparvi oggi di ciò che sarete domani”. Detta così, scongiuri a parte, era impossibile non alzare gli occhi su questa signora in rosso, il cui motto, da prima che lo cantasse la Bertè è : “Non sono una signora“.

E fu così che la pasionaria dell’età della libertà, la donna che tra gli ultimi ha sempre scelto i più ultimi, riuscì a catturare l’attenzione sul diritto di assistenza pubblica agli anziani soli, battaglia che sta portando avanti da leader del Ferpa, il sindacato dei pensionati europei. Un tema non da poco visto che gli over 65 in Europa saranno 100 milioni nel 2020, e già oggi sono 14 milioni in Italia. E Carla lo sa, dall’alto della sua vita passata tra le mondine di Pavia che la sera, tornate dalle risaie, si levavano le calze pesanti per proteggersi dalle zanzare e indossavano le gonne con la ruota per danzare nelle balere, e gli operai edili che ha sempre difeso perché facevano il lavoro più duro di tutti e quindi andavano difesi più duramente di tutti. Dal padrone, quando ancora si chiamava così. Carla senza mamma in un mondo di uomini, che divora romanzi Layla chiusa in soffitta, Carla senza regole eppure madre per necessità delle due sorelle maggiori, poi di due gatti in successione e dei milioni di iscritti allo Spi Cgil, la casa madre dei vecchi che alla fine della vita ritornano bambini, ed è “L’amore che mi ha catturato la vita” , come dice la biografia firmata da Valerio de Filippis.

Carla che ha bruciato i tempi, tutti, e ventenne, sul finire degli anni sessanta entra nel Policlinico di Pavia, dipartimento di Fisica sanitaria, con una specializzazione in psicopedagogia presa mentre insegna agli operai con la quinta elementare come prendere la sesta per poter passare di grado e diventare operaio specializzato. Non si poteva solo studiare, non si poteva mai fare una cosa sola per volta. Carla non l’ha mai fatta, una cosa per volta. La vita non lo consentiva: soldi zero, una mamma morta di lavoro quando lei aveva otto anni, una donna, un’operaia da riscattare, da vendicare. La prima di molti.

Viene facile chiedersi se la vicenda di sua madre abbia influenzato il corso della sua vita.

“Mi sono sempre sentita dalla parte di chi lavora più che da quella dell’intellighenzia: se dovevo scegliere dove stare tra una battaglia per il diritto allo studio e una per il mondo del lavoro non avevo dubbi. I mestieri di fatica mi hanno sempre scosso l’anima: i braccianti, gli operai, le mondine, chi lavora nelle fabbriche dalla mattina alla sera. Chi si sfibra ha diritto a essere ricucito”.

A suo modo lei ha rottamato vecchi leader sindacalisti e scardinato l’ordine costituito in un mondo a trazione maschile, però se le dico che è “una con le palle” non le piace.

“Il coraggio non ha attributi. È verità e basta. Il sindacato andava svecchiato e io ho provato a dare il mio contributo: avevo vent’anni, il segretario della FIOM di Pavia teneva la sua  relazione, gli ho semplicemente detto ciò che molti pensavano: siamo stufi dei vecchi tromboni come te! Era un mondo in cui vigevano regole ferree che a mio parere ingessavano l’opportunità di essere parte della realtà che cambiava. Ci davano da leggere gli scritti di Togliatti, 650 pagine. Io quel mattone non l’ho mai letto ma in compenso rivendico con orgoglio di essere stata portata in bicicletta a canna da un operaio dell’Italcementi all’assemblea per il rinnovo contrattuale. Lui era uno dei tre che mi ha votato contro ma in compenso ha voluto riportarmi in bici anche sulla strada del ritorno e mi ha anche detto qualcosa che poi non è stata ripetuta di frequente: “non preoccuparti compagna, non pesi poi molto”.

Lei è sempre stata insofferente all’ordine costituito: è più anarchica o comunista?

“Le due anime convivono e col tempo ho imparato a starci benino anche io”.

Si elencano i suoi tanti no alla politica: ha rifiutato ministeri e candidature, perché oggi dice sì alla chiamata di Renzi?

“Perché voglio che il Pd si impegni sempre di più su welfare, lavoro, giovani e anziani e sui diritti nel lavoro contro ogni sfruttamento. Bisogna combattere la povertà, altro che Flat Tax! Perché i governi del Pd hanno preso decisioni importanti sui diritti civili, ed era ora che la sinistra lo facesse. E perché voglio continuare le battaglie nei valori in cui credo”.

Come? 

“Intanto lavoro per prendere voti: nel primo fine settimana di incontri a Bologna si sono raccolti intorno a me tanti compagni, mi hanno detto: “Carla, se ci sei anche tu votiamo di sicuro il Pd!”. È chiaro che aver costruito un rapporto di fiducia in tanti anni di sindacato aiuta in un momento in cui le ideologie sembrano perdere consistenza ed è per questo che mi candido: voglio portare in Parlamento le loro istanze, tradurre il lavoro di anni in leggi stabili e universali”.

Su cosa lavorerà?

“Per prima cosa su un piano per l’assistenza pubblica agli anziani non autosufficienti. Il punto è che nessuno Stato può permettersi di ignorare le esigenze di quella che è prossima a diventare una popolazione di 100 milioni da qui a due anni: occorrono dunque un welfare dedicato, risorse e anche una medicina per la terza età. Dobbiamo occuparci di Alzheimer e fare un albo professionale delle badanti in ogni Comune e dobbiamo fare tutto ciò per rimettere sul mercato del lavoro le due categorie più penalizzate: i giovani e le donne. Solo sostenendo le famiglie nella cura e nell’assistenza  agli anziani possiamo valorizzare il talento delle donne su cui da sempre grava l’impegno degli affetti, con i figli prima e con i genitori anziani, dopo. E solo sostenendo la terza età, facendone un’età della libertà e non della privazione, possiamo creare nuovo lavoro, lasciare spazio ai giovani e anche dare nuova occupazione”.

Lei è l’anti Fornero?

“Guardi, io penso questo: ogni governo che è arrivato ha messo le mani nelle tasche dei pensionati. Il colpo di grazia lo hanno dato Monti e la Fornero. La colpa più grave di quella riforma è la stortura dell’età pensionabile, perché, lo capisce anche un bambino, non tutti i lavori sono uguali e la parola d’ordine è flessibilità. Diciamo che i governi del Pd con l’ape volontaria e l’ape social, con il recupero degli esodati e la rivalutazione delle pensioni, sono stati i primi a comprenderlo dopo che per anni ci siamo sgolati.  C’è ancora molto da fare sia per il reddito che per l’assistenza agli anziani, e questo sarà il mio principale impegno. Ora capirà bene perché dopo tanti no ho detto un si”.

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