“Chi consuma cultura oggi? Risponde la App Me“. Parla Balassone

Interviste

Intervista a Stefano Balassone: “Una App per determinare un cambio di paradigma nel rapporto tra l’industria creativa e il suo pubblico”

Di cultura e delle sue potenzialità come motore dello sviluppo, anche economico, si è molto parlato. Ma quali scenari possono aprirsi alla luce delle nuove e sempre più sofisticate possibilità offerte dalle nuove tecnologie, soprattutto nel campo del mobile?
E’ l’interrogativo che si è posto Stefano Balassone, autore e produttore televisivo, consigliere di amministrazione Rai dal 1998 al 2002, vicedirettore della storica RaiTre di Angelo Guglielmi e oggi professore di Economia dei media. La risposta è stata una App, Me Experience, sviluppata in società con due esperti di sviluppo e ricerca, e alla cui base vi è un’idea insieme semplice e innovativa: far incrociare in un unico luogo i consumatori dell’offerta culturale (intesa come teatro, cinema, libri, Tv, visite nei luoghi d’arte ecc), per potere sia offrire servizi che studiarne comportamenti e scelte, così da consentire agli operatori culturali di mettere a punto un’offerta più mirata e insieme più remunerativa. Uno strumento, ci spiega Balassone, “che ancora non esiste in nessuna parte del mondo”.

Balassone qual è la filosofia alla base di Me?
Me nasce con un obiettivo: rispondere alla domanda su chi sia il consumatore di cultura, inteso come collettivo e non come singolo. Non ci interessa conoscere l’identità anagrafica di chi consuma cultura, ma i criteri con cui sceglie, passando da settore a settore, ad esempio da un libro a un film. Dunque l’idea è di avere un luogo in cui le nostre scelte di consumo culturale si intreccino con quelle degli altri per poter evidenziare come e dove si addensano, ad esempio per vedere quale concentrazione di pubblico c’è tra un determinato libro e un determinato film.

La App però fornisce anche servizi geolocalizzati, come i luoghi d’arte più vicini e gli spettacoli teatrali, è così?
Sì è esatto. E’ uno strumento per fornire servizi ma anche uno strumento attraverso cui fare delle analisi e capire i gusti. E’ questa la ragione per cui è gratuita, perché pensiamo di ripagare i costi offrendo le ricerche agli operatori interessati, che possono essere sia entità istituzionali che imprese della creatività. Ma sia chiaro che non c’è alcun nesso tra il database della ricerche e le identità dei singoli. Le aggregazioni si limiteranno alle informazioni sull’età, il genere e il relativo tipo di consumo culturale. È una cosa che non esiste al mondo, in questo senso siamo l’anti-Facebook.

Come è nata l’idea?
Quello che ci ha mosso è che questo sistema è fatto per consentire un’autocoscienza molto profonda di interpretazione della società, in un modo del tutto nuovo. Far parlare i consumi culturali mette al centro lo spirito e l’anima delle persone. È un’analisi alla quale ci apprestiamo ma che non sappiamo dove ci porterà, perché non è mai stata fatta.

Cosa significa il nome Me?
Me sta per Memoria, perché una delle funzioni che offre la App è quella di tenere traccia dei nostri contatti con un determinato settore culturale. Ad esempio posso leggere il barcode di un libro che sto leggendo, e automaticamente la App si “impadronisce” dell’opera memorizzandone copertina e altre informazioni. A quel punto posso dare di quel libro un giudizio in stelline o un commento, e di questo ne resterà, appunto, memoria. Inoltre tutti i giudizi e i commenti su un determinato prodotto culturale saranno visibili agli altri iscritti alla App, creando dunque una vera e propria community.

Nella app sono geolocalzzati anche tutti gli eventi vicini all’utente.
Sì, gli eventi li troviamo negli open data raccolti ogni giorno dal ministero dei Beni e delle attività culturali.

La App è uscita da 15 giorni, come è stata accolta?
Innanzitutto diciamo che la App è disponibile gratuitamente su Ios e Android. Poi per la diffusione stiamo operando in sinergia con gli organizzatori di cultura come Università, biblioteche e case editrici. Loro diffondono la App nelle loro cerchie di appassionati e noi in cambio diamo loro gratis l’analisi delle correnti culturali delle loro cerchie. È un metodo finora molto apprezzato, perché la caratteristica della App è che ha radici nella realtà.

Prevede già sviluppi per il futuro?
Siamo talmente ambiziosi da pensare che lavorando in sinergia possiamo arrivare a un qualcosa che può determinare un cambio di paradigma nel rapporto tra l’industria creativa e il suo pubblico. Quanto alla App, stiamo lavorando per aggiungere anche i vinili e, ovviamente, le serie Tv.

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