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“La cultura è la chiave di un’Europa che non si chiude”. Parla Silvia Costa

Parlamentare, membri del governo e stakeholder del settore: è la platea chiamata a raccolta domani a Roma da Silvia Costa, giá presidente della commissione Cultura del Parlamento europeo, per condividere riflessioni e proposte, e, come si dice, provare a “fare sistema”, in vista della discussione a Bruxelles del programma Europa Creativa 2021/2027, dedicato al settore, sempre più strategico sia per l’economia che per l’identità europea, della cultura.

Onorevole Costa, cos’è Europa Creativa?
È un programma settennale, di cui sono relatrice per la seconda volta, finalizzato al sostegno di progetti culturali che abbiano un valore aggiunto europeo. Con Europa Creativa supportiamo non solo la cultura in senso ampio, e il settore dell’audiovisivo, ma nell’epoca del digitale intendiamo dare una nuova attenzione anche a settori come il pluralismo dei media.

Su quali settori si concentra?
Il programma è essenzialmente composto di due parti: l’antico programma Media, in campo da 27 anni, che ha avuto un grande impatto nel far crescere il cinema europeo, e la parte Cultura, che anche se ancora sottostimata, viene comunque rafforzata. I nuovi obiettivi prevedono più attenzione alla dimensione internazionale dei progetti, e dunque alla cosiddetta diplomazia europea, più mobilità in ambito europeo per artisti e operatori creativi, e un rafforzamento delle linee dedicate alla musica e all’editoria. Inoltre vogliamo dare sempre più sostegno al patrimonio culturale tangibile e intangibile, non disperdendo iniziative come l’anno europeo della cultura, e continuando a sostenere progetti di successo come la Capitale europea della cultura, le giornate europee del patrimonio e i premi culturali, rispetto ai quali chiediamo di ripristinare quello sul teatro. Per il resto, ci sarà una linea di bilancio fissa per l’orchestra europea dei giovani, e continueremo a sostenere la European Film Academy di Wim Wenders.

Quali risorse ha messo a disposizione l’UE?
Il programma è ancora sotto finanziato, con 1,85 miliardi di euro siamo a meno dell’1% del budget dell’Unione, mentre noi avevamo chiesto che quella soglia fosse superata. Ma grazie al lavoro fatto in questi anni la cultura è presente in maniera trasversale in tanti altri programmi dell’Ue, penso ad esempio ai fondi strutturali o al programma Horizon sulla ricerca, e dunque il tema di avere più risorse è sul tavolo. Per questo il mio primo impegno sarà quello di chiedere un aumento dei fondi stanziati, anche se non sarà facile.

Quali sono i tempi?
La Commissione ha presentato il programma a fine giugno. A maggio del 2019 ci saranno le elezioni e la legislatura si chiuderà ad aprile, dunque vorremmo approvare il testo in plenaria in prima lettura entro quel termine. Dovremo cercare di conciliare questa esigenza dettata dai tempi con quella, altrettanto importante, di essere pienamente colegislatori, emendando il testo della Commissione. Per questo aprirò già domani a Roma il confronto con tutti gli attori interessati, così da poter presentare a ottobre il testo in commissione Cultura. È un’esigenza anche politica, perché su un tema tanto cruciale non possiamo lasciare carta bianca a un Parlamento che nella prossima legislatura corre il rischio di essere guidato da forze euroscettiche.

In che termini il programma si occupa di libertà di stampa?
Dopo il grande allarme sulla riduzione del pluralismo che si sta registrando in Europa, e in considerazione del fatto che la diffusione dei social media sta comportando una riduzione del pensiero critico, si è inserita per la prima volta nel programma la linea “attività di sostegno dei mezzi di informazione”. La cosa più importante sarà sostenere la natura pluralistica dei media, con un monitoraggio dell’ambiente mediatico sulla scorta, ad esempio, di quanto fatto con il Centro per il pluralismo e la libertà dei media, ma anche le produzioni di qualità, con collaborazioni transnazionali. Altro tema cruciale sarà l’alfabetizzazione mediatica dei cittadini.

Come sono finanziati i progetti, e chi può partecipare?
Vi sono dei bandi periodici che prevedono cofinanziamenti che vanno dal’80% al 30% del totale, e i progetti possono essere presentati da piccole e piccolissime imprese, associazioni e organizzazioni. Oltre alle sovvenzioni, da qualche anno esiste anche uno strumento di garanzia finanziaria sul prestito, coperto dalla BEI.

L’Italia quanto ha beneficiato finora?
L’Italia è tra i Paesi che presenta il maggior numero di progetti sulla cultura, ma non siamo i primi nella vincita dei bandi, per questo ho messo al centro l’esigenza di fare sistema. Abbiamo ottenuto molto grazie al gioco di squadra, mi auguro che il nuovo governo continui su questa strada.

Che valore ha la cultura nell’Europa dei populismi?
Oggi la presidenza austriaca ha presentato il suo programma con lo slogan “Europa che protegge”. Ebbene non conosco maggiore protezione di quella che proviene dalla cultura, una delle chiavi più importanti per un’Europa che non si chiude. Oggi la dimensione culturale può aiutarci a comprendere i tempi complessi che viviamo e ad aprire una prospettiva di innovazione in una società sempre più ripiegata su se stessa.

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