Danilo Vignola, il miglior suonatore di ukulele elettrico. Ma non lo chiamate “musicista”

Tipi tosti

“Del resto, vivere di musica è tosto, devi innovare, sperimentare di continuo. Ed è ancora più complicato se provieni dal Sud”, spiega Vignola

E’ nato a Tricase, in provincia di Lecce, ma risiede a Genzano di Lucania (Potenza), il migliore suonatore di ukulele elettrico al mondo.

Si chiama Danilo Vignola, ha 38 anni, è laureato in Lingue e Letterature Straniere e fa il musicista. Suona l’ukulele, uno strumento a quattro corde, scoperto per caso in Spagna, dove è stato per un anno. Ha lavorato, infatti, all’Università di Barcellona, ma poi ha sentito il richiamo delle radici ed è tornato nella sua Basilicata.

L’incontro con l’ukulele? Un giorno – racconta – vagavo sulle Ramblas, cercavo una chitarra economica. Entrai in un antichissimo negozio nel centro della città e vidi un ukulele. Non conoscevo il nome di quello strumentino, ma non era la prima volta che ne vedevo uno. Lo preferii alle altre chitarre in esposizione e pensai che sarebbe stato perfetto per accompagnare i miei amici poeti nei caffè letterari. Lo strumento è più piccolo, con quattro corde, anziché sei, e più pratico. La sua disarmante semplicità mi affascinò subito. Ascoltandolo, entri in un mondo quasi infantile. Da quel giorno non me ne sono più staccato”.

Nel 2010 in una gara internazionale, organizzata da EleUke – USA, durata nove mesi, e accessibile a tutti, Danilo ha ottenuto il premio Fingers of fury (miglior tecnica universale).  Dopo qualche mese con amici asiatici, europei e americani ha fondato il club degli ukulelisti.

Spazia dal rock, all’heavy metal, al pop, al jazz, in ogni caso la sua musica è ispirata dalla Basilicata. “Chi l’ascolta – tiene a precisare –  dice che ci ritrova la sua generosità e la sua spigolosità”.

Il suono dell’ukulele fa pensare a quello di un carillon elettrico. Nello stesso tempo è caldo e mediterraneo. Ukulele significa pulce saltellante. E’ stato introdotto dai portoghesi nelle isole HawaiiOggi non è più raro.

“Per questo per sopravvivere – aggiunge – devi diversificare il suo sound. Io, per esempio, alcuni prototipi li ho modificati e ho ottenuto un suono diverso. E’ una sfida continua. Del resto, vivere di musica è tosto, devi innovare, sperimentare di continuo. Ed è ancora più complicato se provieni dal Sud, dalla Basilicata, dove non sono in tanti a voler scommettere sui talenti musicali. Attualmente mi muovo con Giò Didonna, percussionista e batterista. Suoniamo tantissimo e riusciamo a vivere con i concerti. Certo, facendo molti sacrifici. Ma era quello che volevo”.

Di recente Danilo e Giò hanno partecipato a tre contest internazionali.

“A Glastonbury – ci dice – sono stato ospite di Martin Cockerham, il fondatore del folk psichedelico inglese, un vero guru in Inghilterra che ha collaborato con leggende della musica mainstream del secolo scorso. Lì ho suonato da solo per una piccola introduzione e poi con la sua band. Parlo di perone che hanno fatto la storia della musica”. In Scozia era fra gli ospiti più importanti del festival internazionale di ukulele. In Cina ha partecipato al festival mondiale Aquila, dove ha tenuto dei workshop, un concerto per ukulele solo. “E dove – aggiunge – ho fatto conoscere la mia terra. In una lezione ho spiegato agli allievi cosa fosse la Basilicata, suonando una tarantella, una mia composizione. Da qualche anno io e Giò stiamo cercando di importare in Lucania esperienze che facciamo in tour tramite la nostra agenzia, Ethnopunk”.

Una rivista di settore francese ha definito Danilo “un artista libero dalla soggezione culturale di massa filo-occidentale, proiettato nei mondi del mondo”.

Grazie all’ utilizzo di vari stili e codici musicali il suo virtuosismo è stato accolto e premiato più volte dai grandi maestri ed imprenditori di settore.

“Il mio intento – afferma – è arrivare ad una non musica, attraverso lo studio intenzionale della tecnica e della teoria, quello che ti insegna a guardare ed interpretare in base alla tua identità e non a memorizzare note per doveri culturali o solo per intrattenere. Non mi ritengo un musicista, ma vivo la musica di oggi e del futuro come la grande rivoluzione che fu la pittura nel ‘900”.

Qualche anno fa Danilo ha ricevuto un importante riconoscimento a Faenza. Si tratta delpremio MEI (meeting delle etichette indipendenti) come miglior artista alternativo d’Italia.

“In quell’ occasione – dice – c’erano per altri settori anche gli Elio e le storie tese, i BaustelleGianni Maroccolo dei CSI, i Subsonica. Era la ventesima edizione, sotto la direzione artistica di Manuel Agnelli ed è stato per me un grande traguardo. Il MEI è uno di quei posti che si sognano da ragazzino”.

Tra le passioni di Danilo ci sono anche i disegni a carboncino e la poesia, che preferisce leggere. E’ un appassionato di Rimbaud. Ed in particolare dei versi di Chanson de la plus haute tour.

 “Da piccolo – racconta – avevo l’idea che l’arte figurativa fosse un dono. Vedevo altri riuscire meglio di me.  Col tempo ho compreso che ci puoi riuscire con tanto allenamento. Imbratto taccuini da decenni, per studio. Certo, è tardi per fare il pittore, però, vorrei sperimentare con i colori e dedicarmi all’astratto.  Sto studiando. Per ora mi accontento di fare l’illustratore di libri e dischi”.

Ad agosto scorso Danilo ha partecipato al Premio internazionale Stellina, organizzato daVittorio Verrastro in collaborazione con Andrea Bocelli e famiglia e Mara Maionchi e ha ricevuto un riconoscimento per un carboncino che raccontava la solitudine e l’abbandono nei borghi di provincia della sua terra.

Tra breve riprenderà con Giò il suo tour un po’ per tutta l’ Europa. “Continueremo – annuncia –  a lavorare per l’arte della mia terra, ad esportare giovani, idee lucane in Italia ed in Europa sulla scia delle nostre conoscenze e collaborazioni sparse in Italia e nel mondo. Sto valutando proposte discografiche per le prossime registrazioni. Il vecchio contratto con la milanese Artist First/Sugar è ormai concluso dopo tre anni di “Ukulele revolver” (il primo disco). Ci è stata proposta la collaborazione per una serie di festival in Estremo oriente. E la stiamo valutando”.

Ti senti un tipo tosto? “Tostato negli anni – risponde – ma che rilascia un aroma piacevole, come il caffè al mattino in una stanza luminosa dalle finestre grandi che si affacciano sui fiori di un piccolo giardino. Mi piace passare più che altro per un bravo ragazzo, introverso, ma socievole. Non proprio tosto”.

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