Le promesse farlocche della destra

Interviste

Intervista a Luigi Marattin: “Fare la Flat Tax significa diminuire le entrate nelle casse dello Stato per 50 miliardi”

Marattin, Brunetta sostiene che sia possibile ridurre il debito fino al 100% del Pil in 5 anni: quanto è realistico?

Per fortuna – e lo dico da sostenitore che la politica non sia solo numeri ma che non possa prescindere da essi – l’andamento del debito è ancora governato dall’aritmetica, e non dalle chiacchiere. E l’aritmetica – anche piuttosto semplice – ci dice che per raggiungere quell’obiettivo ci deve essere una crescita del Pil del 4% l’anno (che non si vede dagli Anni 60), oppure un’inflazione del 4% (doppia rispetto al mandato BCE), oppure un avanzo primario del 5%. Ed è proprio questo il punto più interessante.

Perché? Ma innanzitutto, che cos’è l’avanzo primario?

E’ la differenza tra quello che lo Stato incassa da cittadini e imprese (tasse e contributi) e quello che spende (personale, servizi e beni pubblici, investimenti) senza considerare gli interessi sul debito. Al momento l’avanzo primario è al 2% del Pil. Brunetta in pratica ci sta dicendo che lo vuole più che raddoppiare. Per farlo, ci sono solo due modi: o si aumentano le entrate (le tasse e i contributi), o si diminuiscono le spese. E neanche di poco. Perlomeno una ventina di miliardi.

Ma Brunetta nel suo intervento dice che aumenterebbe l’avanzo primario diminuendo la spesa per interessi.

Deve essere stato un lapsus. Come dicevo infatti, l’avanzo primario non comprende la spesa per interessi. E’ come se le dicessi che rafforzerò l’attacco della Juve facendo giocare due arbitri. Come noto, la squadra di calcio non comprende gli arbitri. E non faccia battute per favore.

La tentazione è forte. Quindi Brunetta ha commesso un errore incredibile?

Preferisco pensare che l’on. Brunetta, da decenni professore ordinario di economia, fosse distratto. Altrimenti veramente rimarrei a bocca aperta.

Quindi Brunetta stesso dice che vuole raddoppiare l’avanzo primario portandolo dal 2% ad almeno il 4% del Pil (anche se lei nei suoi conti stima che per raggiungere il suo obiettivo abbia bisogno almeno del 5%), quindi o aumentando le tasse o diminuendo la spesa per decine di miliardi. Ma allora come fa a fare la Flat Tax, che rilancia nel suo stesso intervento?

Questa è la domanda che gli ho posto l’altro giorno su twitter, senza però ricevere risposta. Fare la Flat Tax significa (oltre che fare un enorme regalo ai contribuenti a reddito alto e altissimo) diminuire le entrate di almeno 50 miliardi di euro l’anno, quando invece abbiamo dimostrato che per raggiungere il suo obiettivo sul debito pubblico avrebbe bisogno di aumentare le entrate (o
diminuire le spese). Le due cose sono quindi in totale contraddizione.

Ma il PD invece cosa propone sul debito pubblico? Lo vuole lasciare così com’è?

No. In questi anni i governi del Pd hanno ridotto il deficit di quasi un terzo (dal 3% del 2014 al 2.1% del 2017) e hanno stabilizzato il debito. Quindi abbiamo credibilità per parlare (mentre il centrodestra, tutte le volte che ha governato in questi 20 anni, ha aumentato il deficit). E quello che diciamo è molto chiaro: il debito deve essere ridotto, in maniera credibile e graduale. Non perché ce lo dice qualcuno, ma perché un debito alto sottrarre risorse (65 miliardi l’anno di interessi) che potrebbero essere spese più proficuamente altrove e rappresenta una fattore di rischio per il futuro, perché ci impedisce di fare politiche espansive quando ne avremo urgente bisogno. Ma non servono annunci irrealistici: serve un sentiero di lenta ma costante discesa. Per questo ridurremo il debito dall’attuale 132% al 100% del Pil entro i prossimi dieci anni. E’ un obiettivo che si può raggiungere
mantenendo lo stesso livello di avanzo primario che abbiamo già raggiunto nel 2017, quindi senza ulteriore “austerità”. A due condizioni: che l’inflazione torni al 2%, come da mandato BCE (e lo sta facendo), e che i mercati finanziari non comincino a perdere nuovamente la fiducia in noi, facendo esplodere gli interessi sul nostro debito. Il PD intende scongiurare questo pericolo proseguendo e intensificando la stagione di riforme strutturali (concorrenza, PA, giustizia, competitività) che è iniziata dal 2014. Ma per rassicurare chi ci presta i soldi serve soprattutto mandare al governo gente seria, competente e con i piedi per terra. Per questo il compito più difficile non è certamente di noi che facciamo i conti….ma degli italiani il prossimo 4 marzo.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli