Passava sulla terra leggera

Interviste

Vent’anni fa moriva la principessa del popolo. Antonio Caprarica la ricorda in un libro

Quando dici: che estate era? Era l’estate che è morta Lady D nel tunnel dell’Alma a Parigi, il tg in edizione speciale che racconta la “favola drammatica della principessa triste”, le immagini della Mercedes accartocciata come la stagnola di un panino. Sono passati vent’anni da quel 31 agosto entrato per sempre nella memoria collettiva alla voce “destino” che non risparmia disgrazie alle altezze reali e alle attrici famose o ai bambini rimasti incastrati nel pozzo. Ricordi dov’eri quando Alfredino Rampi era scivolato nella pancia della terra e quando Marilyn si tolse la vita, quando Grace Kelly uscì di strada a una curva pericolosa e quando Diana Spencer, nella sua prima estate da divorziata, imboccò quel sottopassaggio in compagnia di un uomo che non era così importante da portarla via. L’ultima stagione di Lady D, quella che l’aveva vista come la prima star planetaria danzare con John Travolta alla Casa Bianca, gli ultimi due anni della principessa il cui matrimonio avevano seguito in diretta 750 milioni di persone e il cui funerale ne aveva tenuti incollati agli schermi quasi 2 miliardi, e gli ultimi giorni confusi e felici, liberi e pericolosi, sono raccontati da Antonio Caprarica, storico corrispondente della Rai da Londra in un libro che spiega perché la morte di Lady D vale politicamente più della sua vita.

Com’è stata l’ultima estate di Diana Spencer?
Un’estate di lavori in corso: Diana è ancora giovane, è complessa e manipolatrice, bellissima e fragile, la prima icona planetaria. Una donna che ingaggia una battaglia per il divorzio dalla famiglia reale e dopo essere stata per tutta la vita figlia di, moglie di, madre di, comincia a riflettere su chi è veramente. La sua morte rumorosa e terribile fa parte di quegli accadimenti che scandiscono le vite di tutti. Una straordinaria commozione per la sua fine ha unito il mondo: Diana era così conosciuta negli slums di Calcutta come nei salotti della New York che conta. Tutti pensarono che l’Inghilterra avrebbe vissuto nel culto della sua immagine ma in realtà, cito Marx, scava, scava vecchia talpa, fu la morte il gesto più politico della sua breve esistenza. Quando Diana morì, in quel modo così tragico e scomposto la regina Elisabetta dovette rendersi conto per forza che il suo modo di regnare non era più in sintonia con il popolo.

Blair disse che Diana era la principessa della gente.
E la regina si vendicò non invitandolo al matrimonio di William e Kate, unico primo ministro estromesso dalle nozze. In realtà Blair in quel periodo ebbe un ruolo determinante per mettere in sicurezza la corona: se è vero che non è il popolo a dare lo scettro alla regina, i Windsor sanno benissimo che senza il popolo lo scettro non si tiene. Diana aveva il common touch, era una figura che poteva unire la monarchia alle persone, è questo che intendeva Blair, che fece un grande lavoro per rinsaldare attorno al funerale della principessa triste ciò che da tempo camminava diviso. Elisabetta si era finalmente resa conto che il suo popolo era con Diana e che lei doveva seguirlo. Fu una svolta di cui oggi vediamo le conseguenze: una Kate Middleton non sarebbe stata possibile senza una Lady D.

Cioè una ragazza normale non avrebbe mai potuto sposare un principe?
Non il futuro re d’Inghilterra. Ci sono tre regole per scegliere una sposa: aristocratica, protestante e vergine. Carlo ha dovuto rispettarle, William no. Dunque, la morte di Diana fu uno spartiacque. Sin dalle prime ore fece cambiare registro alla regina. Carlo fece il suo primo atto di ribellione: volle andare a recuperare il corpo della ex moglie e così fece, nonostante il diniego della madre che alla donna che aveva rotto tutti gli schemi di corte non voleva tributare alcun privilegio previsto per la famiglia reale. Non solo: per Lady D si usò lo stesso protocollo che era già previsto per le esequie della regina madre, il famoso “London bridge is down”. Elisabetta dovette cambiare per amore del suo popolo piegando la testa, letteralmente, al passaggio davanti a Buckingham Palace del feretro della sua ex nuora. Fu un segno di grande costrizione, apprezzato da tutti.

Lei crede alla teoria del complotto?
Due inchieste giudiziarie hanno dimostrato che non c’era nessun piano per far fuori la scomoda Diana, e guardi che sia la Scozia che la Francia avrebbero avuto un buon gioco nello scandalo della famiglia reale. La questione fu ben altra.

Quale?
Mohamed Al-Fayed aveva tutto l’interesse nell’operazione mediatica che vedeva il figlio fidanzato con colei che era pur sempre la madre del futuro re. Il miliardario egiziano aveva cercato in tutti i modi di entrare nelle grazie della famiglia reale ma era sempre stato snobbato. Anche Diana aveva il suo obiettivo: voleva far ingelosire l’uomo di cui era davvero innamorata, il medico pachistano Hasnat Khan e fu lei stessa a far pubblicare sul Sunday Mirror la famosa foto del bacio. Ricorda il titolo? The Kiss , fu uno scoop mondiale.

Un po’ come la Isoardi, insomma.
Beh, con le dovute differenze, ma alla fine le liturgie dell’amore sono comuni a tutti.


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