X

“Salviamo Facebook togliendolo dalle mani di Zuck”. Parla Federico Mello

Sembra un caso di fortunata telepatia quello che ha fatto coincidere l’uscita del libro di Federico Mello “Il lato oscuro di Facebook”, edito da Imprimatur, con l’esplosione dello scandalo Cambridge Analytica. “Invece no”, ci spiega, “perché i segnali che qualcosa sarebbe successo c’erano già tutti”.
Un libro, quello di Mello, che punta il dito contro i metodi adottati dal colosso di Menlo Park, anche se, ci tiene a precisare l’autore, “io amo Facebook, per questo vorrei che non fosse nelle mani di uno solo”.

Partiamo dalla fine. Qualcuno ha detto che Zuckerberg sia uscito vincitore dalle tanto temute audizioni davanti al Congresso americano.
Sono abbastanza d’accordo. È venuta fuori una vera ignoranza da parte di chi lo interrogava. In 10 ore di audizione le domande ficcanti sono state due o tre e si è visto un gap sia tecnologico che generazionale. Anche se è comprensibile che un senatore americano di 60 anni abbia un approccio con Facebook non particolarmente smart.

La vicenda Cambridge Analytica si risolverà in un polverone?
L’audizione è stata per Zuckerberg l’occasione per ribadire il suo potere. Se non ci saranno altri scandali è facile che tutto torni nel dimenticatoio, ma al contempo la situazione è così critica che difficilmente non usciranno altri scandali. Nel mio libro descrivo quello che era un bubbone destinato a esplodere, dunque gli scandali non potranno che moltiplicarsi. Sono stato tra gli entusiasti della rivoluzione del web, ma la Rete oggi si è trasformata dal sogno democratico di Berners-Lee all’incubo autocratico di Zuckerberg.

Negli Usa si è parlato di introdurre salvaguardie simili a quelle del Regolamento Ue sulla privacy, in vigore da maggio. Sono misure sufficienti?
È un buon passo avanti, comunque qualcosa che si muove. Sono favorevole ad una regolamentazione, addirittura lancerei la provocazione della necessità di un esproprio democratico di Facebook: è una piattaforma che forgia il pensiero di 2 miliardi di persone, è impensabile che stia nelle mani di uno solo.

Nel libro parli di un organismo sovranazionale. Ma non c’è il rischio di ingerenze da parte di Paesi poco democratici?
Si potrebbe proporre una commissione di esperti. Ma attenzione, non parlo di un controllo governativo ma culturale ed etico. Wikipedia funziona in maniera libera ma non è governata da logiche commerciali. Facebook, come tutte le tecnologie, non è una piattaforma neutra; al contrario instrada le nostre discussioni in una certa direzione, e se da un lato l’orientamento è il profitto, dall’altro dà voce e forma al populismo. Se Wikipedia fosse lasciata libera immaginiamo cosa sarebbe una pagina sui vaccini o sulla Shoah. Con una libertà totale avremmo un totale peggioramento, non si capisce perché per Facebook debba avvenire il contrario.

Resta il fatto che è un discorso che chiama in causa la politica.
Rispetto a una fase pionieristica la Rete si è evoluta sul piano commerciale, proporre oggi un discorso civico e civile non solo si può ma si deve. È un discorso politico che si svilupperà anche sul piano dei diritti civili. Certo è difficile, ma Cambridge Analytica qualcosa ha cambiato.

Hai paragonato il meccanismo di Facebook a quello del gioco d’azzardo. Ci spieghi in che senso?
È un po’ il loro modello commerciale. Facebook guadagna sul tempo di permanenza sulla piattaforma, dunque il primo obiettivo è aumentare la dipendenza. Il gioco d’azzardo moderno funziona esattamente così, lo scopo non è “spremere” il giocatore ma farlo giocare più tempo possibile, tant’è che hanno fatto aumentare le vincite. E’ une tecnica che lavora sulla dipendenza, e ci riesce. Aprire la App di Facebook per noi è ogni volta una scommessa in cui si vincono like o richieste di amicizia. Il meccanismo dei like è un po’ la nuova linea editoriale del mondo, ma l’obiettivo è il profitto e non il benessere della comunità. Non è detto in nessun modo che debba essere così.

Dunque non credi alle buone intenzioni professate da Zuckerberg?
Zuckerberg è un grande bugiardo. Ha detto cose ridicole, come quella che pensava di far venire fuori solo il bene e invece è venuto il male, una bugia enorme. Facebook ha 100 scienziati che si occupano solo di studiare il comportamento degli utenti; sanno benissimo quanto questi siano “tossici” eppure non fanno altro che aumentare la tossicità. Ormai è da 14 anni che si scusa e promette il nulla. Quando qualche mese fa si è registrato un calo di 5 minuti nella permanenza media su Facebook il titolo ha perso il 5% in borsa, c’è una correlazione diretta tra dipendenza degli utenti e profitti, dunque Zuckerberg non ha nessun interesse a cambiare questa dinamica. E il ritorno del populismo e del pensiero superstizioso sono il frutto diretto di tutto ciò.

Articolo originale

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti contenuti in linea con le tue preferenze. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie.