“Berlusconi? Non vuole perdere i voti dei nostalgici del fascismo”. Parla Emanuele Fiano

Interviste

Intervista al parlamentare dem: “In Italia non c’è rischio che torni una dittatura, ma ci sono decine di migliaia di persone, di giovani che nell’idea fascista si riconoscono”

“Quelle di Berlusconi sono parole di chi non vuole perdere nessun voto, in particolare non vuole perdere alcun voto che venga da destra, anche tra i nostalgici del fascismo. E in più ribaltando sull’antifascismo gli scontri e le violenze sulle forze dell’ordine che non hanno alcun diritto di cittadinanza nell’idea di democrazia che abbiamo noi”. Le parole di Berlusconi da Fazio sono, secondo Emanuele Fiano, autore della proposta di legge per rendere reato l’apologia e la propaganda fatta tramite i simboli del fascismo, quelle di una persona “che fa finta di non vedere”.

“La questione – dice il parlamentare del Pd a Democratica – è che in questa Repubblica l’antifascismo non dovrebbe essere una bandiera di parte, perché fa parte del testo della Costituzione il divieto di riorganizzazione del partito fascista. Noi siamo semplicemente militanti e seguaci della Costituzione. È certo, il partito di Benito Mussolini è morto, è evidente che in Italia non ci sia alcun rischio che torni una dittatura; il problema che Berlusconi non vuole vedere o meglio che fa finta di non vedere, per motivi di campagna elettorale, che in Italia ci sono decine di migliaia di persone, di giovani che nell’idea fascista si riconoscono. E non è una questione di opinione, lo dicono le attività di movimenti neofascisti come CasaPound e Forza Nuova”.

Come si affronta la questione?
Non pensiamo che la questione si risolva solo con i divieti. Noi pensavamo che fosse giusto rinnovare la legge Scelba – che peraltro diede al Paese un ministro democristiano non un pericoloso comunista – in attuazione della Costituzione. Noi pensiamo – come abbiamo fatto in questa legislatura – a occuparci dei problemi sociali delle persone: disoccupazione, casa, lavoro, immigrazione. Perché è proprio quando i temi sociali restano aperti che prosperano i movimenti neofascisti. Però oltre a questo una democrazia ha dei limiti che non possono essere valicati, servono dei paletti.

Il rischio non è insito anche in gesti come quello di Macerata e Como?
Il rischio è facilmente individuabile perché, come si vede, non è una questione solo italiana, ma che attraversa tutto l’Occidente dai suprematisti bianchi negli Stati Uniti al razzismo dei movimenti polacchi, in Gran Bretagna, in Germania, nei movimenti neonazisti della Grecia e quelli neofascisti italiani. E cioè di fronte a questioni sociali complesse si utilizzano di nuovo meccanismi che hanno già funzionato nel passato, figli delle ideologie totalitarie. Il tema del capro espiatorio è il più banale di questi meccanismi, che sta alla base delle idee razziste e totalitarie. Nella dichiarazione finale che ho fatto in aula presentando la legge che porta la mia firma non ho dimenticato i crimini del comunismo, li ho citati. Ma in Italia è il ventennio fascista, inciso nella carne di questo Paese, che si è reso responsabile di torture, di morte, di deportazioni, di collaborazione con i criminali nazisti. L’altra mattina eravamo insieme a Matteo Renzi a Sant’Anna di Stazzema, oggi sarò a Marzabotto. Sono stazioni della lotta per la libertà di questo Paese e del martirio di persone innocenti. Noi non facciamo sconti alla storia. La storia delle responsabilità del fascismo, come ha detto il presidente Mattarella, non è legata solo alle leggi razziali, è legata a tutto quel periodo. E oggi alcuni pensano che per risolvere le questioni aperte si possa tornare ai capri espiatori come l’immigrato, la ricostruzione dei confini, la separazione delle persone a motivo delle loro origini. Non a caso Traini aveva sul comodino una copia del Mein Kumpf e così i ragazzi che pensano di incutere terrore a una associazione che assiste gli immigrati che legge un proclama sono figli di quella cultura. In democrazia ci si deve affrontare qualsiasi sia la propria idea; bisogna impedire però che per risolvere i problemi vengano diffuse di nuovo le peggiori lezioni dei cattivi maestri del secolo scorso.

Renzi ha detto che la Lega, alleata di Forza Italia, non è fascista. Come possiamo definire alcune dichiarazioni del suo segretario Matteo Salvini?
Nemmeno io penso che sia fascista. La Lega è un partito che strizza l’occhio ai movimenti dell’estrema destra e in alcune vicende ha un uso cinico, a volte anche ambiguo delle parole molto pericoloso. Quando Salvini ha usato l’espressione “pulizia di massa via per via”, ha usato un’espressione pericolosa. Noi non abbiamo detto che Salvini è il mandante morale della strage di Macerata perché non lo pensiamo. Tuttavia pensiamo che nelle parole e nel modo di affrontare i problemi si debba avere responsabilità nei confronti di tutti, a prescindere dal colore. È soprattutto il tema dell’immigrazione a dividerci. Noi abbiamo dimostrato, in particolare in questo ultimo anno con il ministro Minniti, che si può risolvere una parte delle questioni inerenti ai flussi migratori senza aprire il fianco a meccanismi di tipo discriminatorio o razzista. Ci sono altri che usano le parole in modo diverso, ma soprattutto che promettono colpi di bacchetta magica per risolvere certe questioni; nessuno sarebbe in grado di rimandare soprattutto nei Paesi che non li vogliono 540mila persone. Da un lato c’è la serietà nell’affrontare i problemi mantenendo al centro la questione dei diritti dell’essere umano, dall’altro un uso della questione che è molto rischioso.

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