Il sì alla riforma divide il Pd. Rosato a Unità.tv: “Discutiamo ma poi si vota tutti insieme”

Interviste

Sono quasi trenta i dissidenti interni sulla Buona Scuola. Da Renzi “un abbraccio a chi dice che non facciamo niente”, mentre il capogruppo alla camera si appella al principio stabilito dallo stesso Bersani

La riforma della scuola è passata stamattina alla camera con 277 sì, 173 no e 4 astenuti. Uno dei punti cardine del programma di governo ha così visto la luce, anche se non sono mancate le difficoltà sia dentro il Palazzo (5 deputati dem hanno votato no e 24 sono usciti dall’aula) sia fuori, con le proteste in piazza degli insegnanti.

“Dispiace per il dissenso, perché è stato un percorso condiviso – ha affermato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti – ma quel che conta è fare le cose e oggi è un giorno importante”. E su Facebook, lo stesso Matteo Renzi ha messo in fila le riforme approvate dal governo da “una maggioranza straordinaria”, mandando “un abbraccio affettuoso a chi dice che in questo anno non abbiamo fatto nulla”.

Diversa l’opinione di 14 deputati guidati da Gianni Cuperlo: “Avevamo sperato che il confronto con insegnanti, studenti, famiglie e sindacati si potesse riaprire – hanno spiegato in una nota 14 deputati capitanati da Gianni Cuperlo – ognuno di noi sa che esprimersi in dissenso dal gruppo è faticoso. Lo facciamo con rammarico e con rispetto verso la maggioranza delle colleghe e dei colleghi. Ma lo facciamo anche per ascoltare quel movimento vasto che in questi mesi si è formato e che vuole il bene della scuola pubblica italiana”.

È il presidente dei deputati dem, Ettore Rosato, a replicare ai microfoni di Unità.tv: “Dobbiamo tornare al principio stabilito da Bersani, dopo aver discusso si vota tutti insieme. Questo deve valere per il futuro”.

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