“Punterò su autori con voci forti e personali”. Parla il curatore di Feltrinelli Comics

Interviste

Intervista a Tito Faraci responsabile della nuova collana lanciata in occasione di Lucca Comics

Quante volte abbiamo invidiato la saettante precisione del pugnale di Diabolik per impossessarci, magari anche noi una volta, di gioielli preziosissimi, rubini scintillanti, collezioni di diademi e tesori esotici? Quante volte ci siamo sentiti salvati, da poveri terrestri inermi invasi da entità aliene, grazie allo scudo di Capitan America, alle ragnatele di Spider Man, alle mirabilie tecnotroniche di Iron Man?

Giostra della vita e del nostro mondo oscuro, metafora dell’eterno duello fra Bene e Male, giocosa finestra aperta sul mondo, le sue paure, le sue attese, il fumetto non è più visto come una letteratura d’evasione, per l’infanzia o per cultori della pagina scritta di serie b, ma sdoganato ormai da tempo come un’opera d’arte a tutti gli effetti, con tutti gli scatti narrativi, le sfumature pittoriche e i colpi di genio che un testo concepito per emozionare e informare richiede. Illustrato, ma illustre.

E anche l’epoca dei pant, puff, smack, bang, slurp e dei personaggi da crescita innocente è finita. O ridimensionata. Prova ne sia il progetto Comics che la prestigiosa casa editrice Feltrinelli lancia per il 2018, con una gustosa anticipazione proposta al recente festival di settore di Lucca. Temi sociali di grande impatto rincorrono avventure sentimentali, mondi inquietanti che forse ci attendono, rievocazioni storiche e orizzonti striati della nostra civiltà. Il fumetto si riscopre impegnato, rivoluzionario, distopico, riflessivo.

Ne abbiamo parlato con la famosissima firma di strip Tito Faraci, responsabile della collana.

Come nasce questo progetto Comics della Feltrinelli e la tua candidatura a direttore?
A propormi di assumere l’incarico di curatore della collana è stato Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli. Lavoro da quasi venticinque anni nel mondo del fumetto, come autore (ma non solo). Ho sceneggiato per molte serie, da Topolino a Dylan Dog, passando per Spider-Man e Diabolik. Ho formato anche graphic novel. Per Feltrinelli, assieme a Sio, avevo realizzato un libro a fumetti intitolato “Le entusiasmati avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri”, che è andato molto bene. Insomma, Foglia ha visto in me una persona dotata di esperienza e competenza, per curare una linea di libri a fumetti con la solidità e lo stile di Feltrinelli. Prodotti editoriali capaci di soddisfare un pubblico esigente, senza perdere una sana vocazione popolare. Una grossa sfida, che è importante affrontare e vincere, per il bene di tutto il fumetto italiano per libreria.

Quali sono i primi autori e le prime storie su cui state puntando e perché?
Mi piacciono autori che hanno una voce forte, personale. Capaci di raccontare il mondo attraverso il fumetto. Come nel caso di Roberto Recchioni, che ci racconterà gli orrori di un nuovo oscurantismo… o Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, in viaggio sulla nave di una Ong (SOS Mediterranée), per un esperimento nuovo e coraggioso di graphic journalism. Senza dimenticare l’ironia (importante chiave di lettura della realtà) di Giacomo Bevilacqua, con il suo “A Panda piace”.

Il fumetto oggi è sempre più utilizzato come strumento-pop alla pari di altri “saperi” per esplorare e discutere sulle contraddizioni della realtà. Sei d’accordo?
Il fumetto, in questo senso, vale quanto narrativa in prosa, cinema o teatro. Ha un linguaggio potente e ricco, con cui si può raccontare qualunque genere di storia.

Come interpreti oggi la grande ondata orientale del fumetto e il seguito che riscuote?
È un fenomeno esploso ormai da decenni, di cui oggi siamo tutti consapevoli. Il fumetto orientale ha una lunga e ricchissima tradizione, ha saputo raccontare il reale ed evocare universi fantastici. È una miniera enorme di storie e personaggi. C’è tantissimo da imparare, per un autore. E, per i lettori sempre in cerca di stimoli e novità, è un approdo ideale. Non credo, comunque, che il fumetto “occidentale” debba vederlo come un antagonista.

Il super-eroe di una volta è tramontato? Tu che sei stato un grande sceneggiatore di Diabolik, come giudichi il successo intramontabile di un personaggio noir e in fin dei conti violento come lui? I signori delle tenebre oggi sono più popolari?
C’è stata l’epoca degli eroi, poi quella degli anti-eroi. Oggi i confini sono più sfumati. Un personaggio può piacere perché il lettore vorrebbe assomigliargli… o anche perché rappresenta un sogno (giustamente) proibito. La parte oscura di sé. Non c’è nulla di male o, tanto meno, di pericoloso. Tra la violenza e la rappresentazione della violenza passa un oceano.

Il fumetto è sempre “educativo”?
Non esiste una sola ragione al mondo perché debba esserlo. Stesso discorso che vale per qualunque altra forma di arte.

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