Jotto, la rivoluzione nel settore della domotica

Interviste

A inventare il prodotto – un crono-termostato senza fili a tecnologia bluetooth – l’imprenditore veronese Salvatore Piccinato

Suo padre avrebbe voluto che facesse il camionista. Lui si è dato alla microelettronica e ha ideato Jotto, primo e unico crono-  termostato senza fili a tecnologia bluetooth, risultato di un know how e un processo produttivo tutto italiano. Un oggetto progettato e realizzato nel distretto veronese da sempre culla dell’innovazione tecnologica nel campo della termoregolazione, con un investimento di 200 mila euro.

Il tipo tosto è Salvatore Piccinato, imprenditore di 49 anni, nato e cresciuto a Costermano sul Garda, in provincia di Verona. Il suo prodotto è destinato a rivoluzionare il settore della domotica, facendo scuola nel campo della termoregolazione domestica.

“Dopo aver acquisito e rilanciato la Nardi elettronica, facendola diventare protagonista sui mercati internazionali del settore – spiega Salvatore – ho voluto affrontare una nuova sfida: partire da zero per progettare e realizzare qualcosa di utile  e dimostrare che anche in questo campo non siamo secondi a nessuno, né alla Cina né agli Usa”.

In Italia ogni anno viene venduto un milione di termostati. E l’obiettivo di Salvatore, che quest’anno ha creato una start up, è proporre una gamma di prodotti innovativi, dotati di tecnologia IoT ed interconnessi per vivere la casa in modo più smart. 

Per il lancio sul mercato nella stagione invernale 2017-2018 sono stati prodotti 999 pezzi. Il prezzo si aggirerà sui 199 euro.

Ma esattamente cos’è e come funziona Jotto? Come si è detto, rappresenta un prodotto innovativo, made in Italy, nel mondo IoT, Internet of Things (Internet delle cose). È un cerchio perfetto, dotato di un paper display, che usa la tecnologia dei lettori e-kindle, consuma pochissimo (funziona con una batteria a bottone e ha un’autonomia di un paio di anni), ha una leggibilità elevata in ogni condizione di luce e una durata quasi illimitata.

A differenza di tutti gli altri (compreso il maggiore competitor made in Usa) non ha bisogno per funzionare di una rete Wi-Fi, che è necessaria per regolare da lontano le temperature attraverso un’App da scaricare su smartphone.

Jotto è compatibile con la maggior parte delle caldaie standard e le stufe a pellet prodotte anche all’estero. Può regolare temperatura e orari di riscaldamento in più zone della casa anche dall’altro capo del mondo attraverso un’App. L’applicazione controlla fino a 18 termostati Jotto in case diverse.

Perché il nome Jotto? E’ un modo per evocare l’eccellenza italiana. Jotto, infatti, richiama il nome del pittore trecentesco, Giotto da Bondone, che disegnava a mano libera cerchi perfetti, come quelli dei cronotermostati.

Salvatore ha sempre avuto il pallino dell’elettronica che lo ha portato a diventare da semplice dipendente – con un diploma in tasca di perito elettronico – a numero uno della Nardi elettronica di San Bonifacio nel Veronese, attiva nel settore dell’elettronica industriale, che esporta in Usa, Messico, Brasile, Francia, Slovacchia, Lettonia, Turchia, Russia e Cina.

“Ero bravo a scuola – racconta – e appassionato di elettronica, volevo seguire la mia strada”. Oggi è azionista di maggioranza e amministratore delegato della Nardi elettronica dal 2009, dopo averne acquisito progressivamente le quote,  rivoluzionato mission e fatturato in trent’anni di gavetta in azienda.

Dopo aver centrato il successo internazionale con le schede elettroniche per stufe a pellet, inizia a viaggiare e nel 2012, durante una trasferta di lavoro negli Stati Uniti, un cliente importante lo sfida a replicare il successo di Nest, il termostato creato da una società acquisita da Google per il mercato americano. Lo sfida, però, a mettere a punto una tecnologia in grado di rendere il prodotto funzionante in tutto il mondo, a partire dall’Italia e quindi dal mercato europeo.

Salvatore accetta la sfida e crea la start up Jotto s.r.l.

Prossimi step? “Siamo pronti con il lancio – dice – Alcuni pezzi saranno venduti negli States. È stata dura all’inizio, perché in Italia il settore IOT, l’Internet delle Cose deve ancora crescere, ma la sfida è stata affrontata mettendo insieme le migliori competenze, tutte italiane, in questo settore. Ci siamo riusciti. E già dal terzo anno siamo pronti ad un aumento di capitale”.

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