La nuova scommessa del cibo italiano si chiama FICO. Parla Farinetti

Agricoltura

Apre a Bologna la Fabbrica Italiana Contadina

Uno spazio grande quanto 14 campi di calcio interamente dedicato all’agroalimentare e al made in Italy: è in due parole la scommessa di FICO, la Fabbrica Italiana Contadina, che domani aprirà le porte a Bologna.

Centomila metri quadri (di cui 80mila coperti), 150 imprese coinvolte, 40 fabbriche per la trasformazione del cibo e 45 tra ristoranti e punti ristoro: sono alcuni dei numeri del parco del cibo immaginato appena cinque anni fa da Oscar Farinetti, che incontriamo per Democratica alla vigilia dell’apertura per parlare della suo nuova scommessa.

Farinetti per Fico lei ha lanciato la previsione di 6 milioni di visitatori l’anno. È un azzardo?
È certamente una scommessa ambiziosa, come tutte le mie scommesse, ma è ragionata. Stiamo inaugurando il più grande attrattore italiano di cibo, non esiste niente di comparabile al mondo. È arrivato per l’Italia il momento di pensare un po’ più in grande, per questo vorremmo che Fico avesse lo stesso potere attrattivo di luoghi come Disneyworld. Lavorando all’estero mi sono reso conto che il cibo italiano può essere un’attrazione straordinaria, le persone in tutto il mondo vogliono consumarlo e conoscerlo.

Dunque è vero, come qualcuno ha detto, che si apre la Disneyworld del cibo?
Ma sarebbe un onore straordinario. Molti italiani hanno la puzza sotto il naso ma negli Stati Uniti, dove le cose più antiche anno 150 anni, si sono inventati Pippo e Topolino e su questo hanno costruito una fortuna. Noi, con migliaia di anni di storia alle spalle, siamo passati dal primo al sesto posto tra le mete turistiche mondiali. Dobbiamo ritrovare la capacità di innovare.

A Fico ci saranno solo prodotti italiani, una grande vetrina per il nostro Paese.
Ci sarà solo Italia e solo il meglio dell’Italia. A Fico si potrà non solo gustare, ma anche vedere come nasce il cibo italiano.

Un progetto frutto di una collaborazione tra diverse realtà, tra cui il Comune di Bologna, le aziende, casse previdenziali e cooperative.
È stata una bellissima collaborazione tra pubblico e privato, molto pulita e molto vera, dove il pubblico ha messo a disposizione un bene immobile sottoutilizzato (l’area degli ex mercati generali, il cosiddetto Caab) e i privati hanno messo tutti i quattrini. Un’operazione che ha permesso di creare 1000 posti di lavoro a Bologna, che con questa operazione diventa la capitale del cibo italiano, confermando la regione Emilia Romagna come un’eccellenza.

È vero che, grazie al sistema delle royalties sugli incassi, oltre ai colossi a Fico ci saranno anche le piccole imprese?
Verissimo. Abbiamo coinvolto 150 imprese, selezionate in modo corale, che sono la massima espressione della biodiversità italiana. Ci sarà dalla cooperativa della sfogliatine, nata ad hoc per Fico, alla Granarolo, e in mezzo tante imprese medie e piccole.

Cosa risponde a chi ha sollevato polemiche sul ruolo della Randstad e in particolare sugli studenti coinvolti per l’alternanza scuola-lavoro?
Rispondo che è una stupidaggine. Tutte le ore di alternanza si svolgeranno presso le scuole dove si realizzeranno dei filmati girati dai ragazzi nella struttura. Gli studenti verranno poi un giorno a Fico per una conferenza e alla fine del percorso qualche centinaio di loro lavorerà per qualche giorno, nel pieno rispetto delle regole, in attività come l’ospitalità e la didattica. Nessuno scaricherà scatoloni, anche se io ne ho scaricati tanti e non mi ha fatto male.

A proposito del progetto che prevede la realizzazione di un tram dalla stazione di Bologna a Fico, i 5stelle di Bologna hanno parlato di un favore fatto a lei…
Ma speriamo di poterlo avere tra 5 anni questo tram. È una polemica finta, l’unica cosa vera è che a Fico arriveranno dei pullman ibridi, che costeranno 7 euro che serviranno a coprire i costi del servizio. Ai 5 stelle ripeto quanto già detto: venissero a visitare Fico, li invito tutti, e quando lo vedranno si convinceranno che si tratta di qualcosa che porta del bene a Bologna. Dovrebbero smetterla di criticare delle cose anche buone, solo perché le ho fatte io.

A Fico è collegata una fondazione che si occuperà di educazione alimentare e di sostenibilità, l’argomento del futuro.
Assolutamente sì, ed è in linea con quanto abbiamo già fatto con gli Eataly circolari e a rifiuti zero. Nel progetto della Fondazione sono coinvolte cinque università e lì si faranno dei ragionamenti alti su quanto un nuovo modo di produrre e consumare il cibo avrà un impatto sulle nostre vite e sul pianeta. In tutti gli Eataly troverà ad accoglierla la frase di Wendell Berry ‘Consumare è un atto agricolo’, perché tutto parte da lì: da sprecare di meno e dalla richiesta di prodotti di qualità e di stagione. La Fondazione sarà dedicata ai frequentatori di Fico e in particolare ai più giovani, già solo per il primo anno prevedo il coinvolgimento di 300mila studenti.

Dal suo osservatorio, come vede l’Italia in questo momento?
È un Paese che ha dei problemi enormi, ma dovremmo smettere di criticare e cominciare a trovare delle soluzioni. Per fortuna ci sono 7.978 sindaci che ogni giorno si sbattono e lavorano per tenere insieme questo Paese.

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