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“Vincere si può. Con più proposte e meno fuffa”. Parla la sindaca di Ancona

Non era facile scaldare la platea dell’Assemblea nazionale dem dopo l’intervento di Matteo Renzi, eppure Valeria Mancinelli, la pasionaria sindaca di Ancona che è riuscita a farsi rieleggere alla guida della città, al ballottaggio, con oltre il 62% dei voti, ci è riuscita, salendo sul pulpito e pronunciando, come una specie di formula magica, la frase “Si può anche vincere”.

Sindaca, qualcuno ha parlato di “modello Ancona”. Ce ne parla?
L’”esperienza Ancona”, come mi piace chiamarla, è fatta di una coalizione di centrosinistra con più di una gamba, dunque certo il Pd ma anche i Verdi e due liste civiche. Una coalizione in cui dopo 5 anni di amministrazione tutti aumentano il proprio consenso, con il Pd al 30%. Certo non è solo un problema di numeri, ma servono a descrivere un’esperienza di governo in cui vincono tutti.

Lei ha parlato di concretezza, soprattutto.
Sì, abbiamo scommesso sul raggiungimento dei risultati, cosa che evidentemente la città ci ha riconosciuto. Dunque cose concrete, come opere pubbliche e manutenzione, ma anche iniziative che hanno parlato al senso di appartenenza e all’identità della città, come la riqualificazione di piazza Cavour e del Porto antico. Abbiamo raggiunto risultati sotto un duplice aspetto: cose visibili, ma anche interventi simbolici, con una grande attenzione al sociale. È stato possibile perché abbiamo colto le opportunità date dai nostri governi, come il bando periferie, ma anche perché abbiamo scommesso fin da subito su una coalizione omogenea e d’accordo sulle cose da fare. In questo modo abbiamo avuto 5 anni di coalizione compatta, senza polemiche esterne. Quello dato a noi non è stato un voto di appartenenza, ma sui risultati.

Anche i governi di centrosinistra hanno raggiunto risultati concreti, però.
Nella dimensione locale la concretezza si percepisce prima, il Pil fai fatica a trasmetterlo. Ad esempio le misure contro la povertà sono state fatte, ma ancora oggi stiamo avendo difficoltà burocratiche ad applicare il REI, dunque nella vita reale delle persone non si sono minimamente viste.

Ha parlato di una politica che pensa solo a se stessa. È quello che ha fatto il Pd?
L’impressione che ha dato il Pd è stata di una lotta all’interno del ceto politico. Anche il confronto-scontro nel gruppo dirigente sembra poggiarsi sul nulla, o sul far fuori questo o quello.

E invece?
Invece bisogna cominciare a confrontarsi sulle proposte, anche alternative. Sul lavoro, aldilà dei miti, voglio capire quali idee avanzano i vari candidati, per poter contribuire a decidere, e questo vale su tutti i temi, dal dibattito su cosa e quanto correggere rispetto all’azione di governo all’immigrazione. Si facciano più proposte e meno fuffa.

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