“Solo la passione mi ha permesso di arrivare qui”. Parla la direttrice dell’Osservatorio di Capodimonte

Interviste

Intervista a Marcella Marconi: “Non è stato per niente facile affermarmi in un ambiente come questo. È tosto per tutti in questo campo”

Da qualche settimana c’è una donna, la prima, a guidare l’Osservatorio astronomico di Capodimonte – la sezione napoletana dell’Istituto nazionale di astrofisica, Inaf, il principale ente italiano per la ricerca astronomica e astrofisica da terra e dallo spazio – istituito da Giuseppe Bonaparte con un decreto del 1807 e che oggi conta circa una settantina di occupati tra ricercatori e personale tecnico-amministrativo.

Si tratta di Marcella Marconi, pisana, classe ’71, una laurea in Fisica all’Università di Pisa (’94), un dottorato in Astronomia all’Università di Firenze (’98), ed una passione, quella per le stelle, nata dopo una visita al planetario di Viareggio alle scuole medie.

Componente di varie commissioni dell’International Astronomical Union, Marcella ha coordinato il gruppo teorico di evoluzione e pulsazione delle stelle, l’attività di calibrazione di scala delle distanze astronomiche che si svolge all’Osservatorio ed è coinvolta in progetti internazionali, come la missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea.

“Ho sempre sognato di fare la scienziata – ci dice – Da ragazzina pensavo di iscrivermi a biologia o a scienze naturali. Arrivata al liceo, mi sono innamorata della filosofia e ho cominciato a pensare alla matematica, che tanto amavo, come ad una materia un po’ troppo arida. È stato allora che ho scelto l’astrofisica. Mi sembrava una scienza che lasciasse, pur nel suo rigore, più spazio alla curiosità e alla ricerca di risposte alle grandi domande dell’umanità. Credo di aver fatto la scelta giusta. Anche se non è stato per niente facile affermarmi in un ambiente come questo. È tosto per tutti nel campo dell’astrofisica. Per le donne, che come me hanno scelto di mettere al mondo figli, magari a cinquecento chilometri dalla famiglia di origine (Marcella vive a Napoli, ndr),  ancora di più. Per le donne con bambini c’è l’aggravante di dover sempre dimostrare di essere capaci di gestire famiglia e lavoro al top. Per fortuna, Napoli è una città  accogliente. Quando sono arrivata, venti anni fa, nonostante fosse una realtà molto diversa da quella di Pisa, ho sentito subito un’aria familiare. Forse perché il nonno materno era di Boscotrecase (in provincia di Napoli). Certo, ho rinunciato ad avere vicini i miei. Questa è una cosa che mi ha pesato e continua a pesarmi moltissimo, così come ho rinunciato a coltivare le amicizie di vecchia data, quelle che nella vita rimangono, ma che richiedono anche di essere alimentate. In compenso ho guadagnato un’esperienza di vita molto stimolante e gratificante dal punto di vista professionale e spesso anche umano. In questo mio percorso, devo ammetterlo, ho sempre potuto contare sull’appoggio di mio marito, anche lui astrofisico. Potrei dire che le difficoltà sono state altre”. 

A cosa allude?
I concorsi sono pochi, per anni non sono stati banditi e c’è molta competizione. Solo la passione per il mio lavoro non ha spento il mio entusiasmo. Nel 2016 c’è stata finalmente la svolta: l’elezione nel Consiglio scientifico dell’Inaf. Sono seguiti un passaggio di livello e oggi la direzione.

L’ambiente è ancora maschile?
Ai vertici, sì. Ora nelle strutture dell’Inaf siamo quattro direttrici su un totale di sedici. Raggiungiamo il 25 percento. Una percentuale abbastanza promettente. 

Come pensa di rilanciare l’Osservatorio?
Siamo coinvolti in progetti con l’Agenzia spaziale. Vorremmo stipulare a breve una convenzione con l’Università Federico II di Napoli e collaborare con le altre Università napoletane e campane. Il mio mandato scadrà fra tre anni. Per quel momento mi piacerebbe contribuire all’ ingresso di alcuni dei giovani più meritevoli che già lavorano nell’ Osservatorio con forme di lavoro precario o sono all’estero per specializzarsi e desiderano rientrare (Si prevedono nuove assunzioni nei prossimi anni sia di ricercatori che di personale amministrativo, ndr). Non solo, vorrei portare avanti studi avviati da qualche anno su vari ambiti: dalla fisica solare, all’esplorazione di Marte, dai pianeti extrasolari all’evoluzione stellare, dalla scala delle distanze cosmiche all’evoluzione delle galassie, dall’astrofisica delle alte energie alle onde gravitazionali. Abbiamo colleghi che si occupano di tecnologie astronomiche e astroinformatica. Ci sono progetti interessanti che supporteremo come, per esempio, quello sulla strumentazione della missione ExoMars 2, in programma per il 2010. In particolare, ci si concentrerà su uno strumento che servirà ad analizzare le caratteristiche della polvere sulla superficie di Marte. La guida della ricerca è affidata alla collega, Francesca Esposito. Tengo molto, poi, ad un altro progetto sulla calibrazione delle distanze cosmiche mediante i risultati finali della missione spaziale Gaia – che sta producendo una mappa 3D con una accuratezza senza precedenti – di un miliardo di stelle della Via Lattea. E per questo studio il nostro Osservatorio ha un ruolo rilevante a livello internazionale.

Ha risorse sufficienti e quanto le istituzioni supportano l’attività dell’Osservatorio?
Le risorse sono sempre molto scarse, ma mi impegnerò a sfruttare al meglio quelle che ci sono e a cercare nuovi canali di finanziamento. Ricordo che l’Osservatorio astronomico di Capodimonte fa partedell’Istituto nazionale di astrofisica, principale ente di ricerca italiano per lo studio dell’Universo. L’Inaf promuove, realizza le sue attività di ricerca nei campi dell’astronomia e dell’astrofisica e le sue tecnologie d’avanguardia per lo studio e l’esplorazione del Cosmo sia in collaborazione con le Università che con altri soggetti pubblici e privati. Riceve supporto oltre che dal Miur, da cui dipende, anche da agenzie nazionali e internazionali e da vari soggetti pubblici e privati.

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