Occhetto: “La sinistra non vince asfaltando il Pd”

Sinistra

Intervista al fondatore del Pds: “La sinistra radicale odia Renzi ma è da irresponsabili sfasciare il centrosinistra”

“Il problema è politico, non personale”. Con eleganza, Achille Occhetto schiva la domanda sul “D’Alema serial killer”, frase da lui pronunciata l’altro giorno scherzando con i cronisti a Montecitorio. Quando parla con Democratica però non scherza affatto. È preoccupato davvero che questa aria da “resa dei conti” avveleni il centrosinistra nel suo complesso, per di più dinanzi a una destra che in Europa sta rimontando paurosamente.

Occhetto, i giornali parlano di psicodramma della sinistra. Tuttavia si sta parlando di una discussione fra forze tutto sommato abbastanza piccole… Non è che c’è molta enfasi giornalistica?

I mass media enfatizzano tutto, nel polverone è difficile capire cos’è importante e cosa no. E tuttavia di fronte a questi eventi in me emerge una profondissima preoccupazione per le sorti della sinistra. Non ci si può dimenticare che ogni volta che la sinistra si è divisa questo ha favorito la destra: qui c’è una parte della sinistra che scuote furiosamente l’albero del renzismo senza capire che i frutti vanno a finire nel giardino del centrodestra. Per questo io dico che per prima cosa si devono dare tutti una calmata.

Come si può descrivere lo scontro che c’è alla sinistra del Pd?

Da molto tempo ci sono due sinistre. Una sinistra moderata, che magari lascia anche a desiderare per esempio sulle politiche sociali; e una sinistra radicale, che ha un solo scopo: far perdere la sinistra moderata. Ovviamente questa situazione è disastrosa. Vedo che c’è l’ossessione di Renzi come c’era l’ossessione di Berlusconi, senza che si ragioni, che si avanzi un programma, una prospettiva.

Così come ci fu l’ossessione di Occhetto, o di Prodi, magari le persone “ossessionate” sono le stesse…

Lì si volevano colpire due prospettive di rinnovamento, ci fu una volontà distruttiva che bagnò le ali della svolta e segò i rami dell’Ulivo. Come vede, gli errori vengono da lontano.

Oggi cosa bisognerebbe fare?

Io dico da tempo che occorrerebbe una vera Costituente della sinistra e ripartire dalle fondamenta. Invece si è seguita prima una scorciatoia con la fusione a freddo e oggi se ne segue un’altra con questa scissione a freddo, che poi è una resa dei conti fra apparati. Io non ero d’accordo con la fusione a freddo che fece nascere il Pd – e qui Renzi non c’entra niente – ma il fatto che oggi si sia arrivati a questa scissione a freddo conferma la giustezza di quell’analisi.

Occhetto, appunto, lei è sempre stato critico del Pd. Vede qualche novità nell’ultima fase? Una maggiore apertura?

Qualcosa di nuovo la vedo, certo. Oggi è necessaria una pausa di riflessione da parte di tutti, anche di Renzi. Lui deve aprire ma non a questo o quel personaggio, io penso che il Pd si deve aprire alla società italiana senza inseguire schemi politologici come quello della “corsa al centro”. Occorre mettere su una fitta rete con pezzi importanti della società e poi una rete di alleanze politiche rivolgendosi contemporaneamente – ripeto: contemporaneamente – ai moderati democratici e alla sinistra. Devo dire che negli ultimi tempi c’è uno sforzo di Renzi per ricostruire il centrosinistra e per dare risposte a questi nodi strategici. E però purtroppo gli hanno risposto picche…

Mdp vuole un Pd più di sinistra.

Ma la giusta aspirazione a spostare a sinistra l’asse politico del Pd non si può confondere con l’odio per Renzi! La sinistra non può pensare di trionfare asfaltando il Pd o eliminando il suo segretario, con questa notte dei lunghi coltelli, questo richiamo della foresta rischia di essere il vero problema della sinistra.

E di Pisapia cosa pensa?

Pisapia ha il problema di spostare a sinistra l’asse del Pd senza far perdere il centrosinistra nel suo insieme. Non è facile. Ma apprezzo il suo tentativo.

Il serial killer D’Alema, infine, Occhetto.

Il problema è politico, non personale. È che la sinistra non ha ancora capito che deve affrontare il tema della sua collocazione nella società in una situazione nella quale c’è l’avanzata della destra  del populismo. La sinistra deve capire che deve essere una diga forte invece di regolare i conti al suo interno. È da irresponsabili.

 

 

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