Orvieto, la Silicon Valley della tecnologia in Italia

Interviste

Luca Tomassini ha dato vita ad un progetto vincente, Vetrya

Vetrya, gruppo italiano leader riconosciuto nello sviluppo di servizi digital, applicazioni e piattaforme per reti di telecomunicazioni broadband e ultra boadband, nato sette anni fa per idea di uno dei papà della telefonia mobile italiana, Luca Tomassini e che ha trasformato Orvieto in una sorta di Silicon Valley, continua a crescere. Quotato in Borsa, di recente ha presentato il progetto di ampliamento del proprio Corporate Campus in Umbria, con aree e servizi aperti anche alla città.

In 3500 metri quadri, una formula innovativa che permetterà l’interazione tra persone e tecnologia, come è nella filosofia dei suoi ideatori, Luca Tomassini e Katia Sagrafena, sua moglie. I lavori partiranno tra beve. Tra gli spazi: aree dedicate all’industria 4.0, applicazioni di intelligenza artificiale, smart agriculture, uno spazio di condivisione per gli studenti, formazione digitale degli anziani e un percorso di ‘disintossicazione’ digitale.  Raddoppia così una struttura di 7 mila metri quadrati già dotata di: aree verdi, un centro sportivo con campi da tennis, spazi dedicati allo svago e alla formazione universitaria. Inoltre proprio in questi giorni Vetrya ha deciso di allargare i propri confini, aprendo a Madrid Vetrya Iberia SL che avrà l’obiettivo di internazionalizzare l’intera offerta del gruppo sui mercati iberici. Non solo. Luca e Katia hanno dato vita alla Fondazione Luca e Katia Tomassini.

“Un’altra sfida quella della fondazione – afferma Tomassini, Presidente e Amministratore delegato del gruppo Vetrya – che servirà a trasferire formazione, tecnologie, cultura dell’innovazione, competenze ed esperienze dal mondo profit al mondo no-profit. Occupazione, digitale e convergenza saranno le principali aree strategiche sulle quali si concentreranno i progetti per stimolare l’autoimprenditorialità dei giovani tramite percorsi formativi mirati e lo sviluppo di piattaforme concettuali e digitali”.

Il gruppo ha società in USA (Vetrya Inc. Palo Alto, Silicon valley), nel sud est asiatico (Vetrya asia pacific Bhd, a Kuala Lumpur Malesia), nei Paesi latino americani (Vetrya do Brasil Ltda, a Rio de Janeiro Brasile) e uffici a New York e Londra. A Tomassini piace parlare del digitale come di una grande opportunità per cambiare in meglio il mondo “È un’occasione unica – dice- quella di questo tempo, della quale non possiamo che essere entusiasti. Vivere in un’epoca come questa, che sarà madre del futuro, non capita a tutte le generazioni.”

Un pioniere e, soprattutto, un ottimista Tomassini. Ha fondato Vetrya nel pieno della crisi economica e in una regione non molto aperta all’innovazione. Luca è tra quei folli che al tempo della Sip immaginavano – e volevano costruire – un futuro in cui le persone avrebbero comunicato tra loro senza stare attaccati a un filo. E se molti di noi oggi utilizzano un cellulare in parte lo devono anche a lui.

Oggi con oltre cento dipendenti e un fatturato di 60 milioni di euro Vetrya rappresenta l’unica realtà italiana aperta alla città e capace di far interagire cittadini e tecnologie digitali. “Volevo – aggiunge – per Orvieto uno spazio in cui i miei ragazzi potessero sentirsi a casa. Abbiamo realizzato il sogno con il campus attrezzato con grandi aree verdi, due palestre, campo tennis, calcetto, percorso running, zone dedicate allo svago, un’area museale, un mini club dove i figli dei dipendenti possono passare i pomeriggi dalle 15 alle 20. Questo permette alle mamme che lavorano con noi di non dover scegliere tra famiglia e lavoro. Non a caso siamo una delle prime aziende in cui si lavora meglio in Italia, secondo il Great Place to Work Institute”.

Si sente un tipo tosto? “Credo- risponde- che non esistano tipi tosti e meno tosti. Nella vita serve la passione. Viviamo una sola volta, passando la maggior parte del nostro tempo a lavorare. Se non si mette passione e non si costruisce qualcosa che veramente piace, si butta via una percentuale elevatissima del tempo a noi riservato. È bello inseguire i propri sogni. È questo quello che fa un imprenditore. Un vecchio direttore di Wired mi ha definito sognatore, ottimista e una persona viva, che non si fa abbattere dalle difficoltà. Forse aveva ragione”.

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