“L’avevamo già capito quattro anni fa”. Parla il candidato Pd sconfitto da M5S

Interviste

La crisi della “Toscana rossa” inizia a Livorno nel 2014

Se oggi la Toscana non è più una regione rossa, a Livorno avevano cominciato ad accorgersene già quattro anni fa. Nel 2014 la vittoria del M5s sul Partito Democratico nella città che fin dal secondo dopoguerra era stata sempre governata dalla sinistra fu percepita come un evento clamoroso ma anche come qualcosa di isolato, una sconfitta maturata più per beghe locali che per ragioni più ampie. Oggi, anche alla luce delle sconfitte a Pisa Siena e Massa, pare invece che quella vittoria fosse un primo segnale di un cambiamento più profondo. “La valanga è in atto”, dice oggi Marco Ruggeri, operaio caldaista all’Eni e candidato sindaco sconfitto nel 2014. Era capogruppo PD al Consiglio regionale, si è poi dimesso come aveva promesso al momento di correre per il Comune. Un gesto normale, quello di mantenere la parola data, e che per Ruggeri significa anche ricostruire quella credibilità che in questi anni è andata persa.

Una crisi di credibilità su cui il M5s e Lega stanno banchettando.

Il M5s ha individuato la politica come il problema, non come la soluzione. La Lega si è invece concentrata sui migranti. Entrambi hanno trovato un capro espiatorio alla delusione dell’elettorato. Una delusione a cui il centrosinistra non è più riuscito a parlare.

E’ solo una questione di casta e di paura dei migranti?

Ovviamente sono diverse le ragioni che portano ad una sconfitta. Quello che è certo è che in questi anni si è creato il terreno affinché si arrivasse a questo punto. Livorno è stata la prima lampadina ed è stata sottovalutata. Per un episodio locale non si è capito che era il primo sasso prima della valanga. Questi sono territori che hanno subito un vero e proprio terremoto produttivo. Numerose aziende hanno delocalizzato la propria produzione altrove, lasciando a casa migliaia di lavoratori. Così è cresciuta la delusione e la paura su cui hanno fatto presa gli argomenti di Lega e Cinquestelle.

Come se ne esce?

Dando le risposte dove non le stiamo dando. Di fronte al problema dell’immigrazione, per esempio, non possiamo solo dire che è sbagliato l’approccio di Salvini. Davanti al crollo della produzione industriale, non possiamo continuare ad abbandonare ogni tentativo di ridare ricchezza e sviluppo a zone in sofferenza.

E Lega e Cinque stelle stanno dando risposte?

No. Anzi i 5 stelle a Livorno hanno dimostrato di non saper governare. Sono riusciti a fare un disastro anche con una cosa buona come il porta a porta. Il problema, in futuro, lì sarà la Lega.

In effetti, sembra che ormai i Cinque stelle stiano facendo solo da sponda al leader del Carroccio…

Sono diventati i più grandi alfieri di Salvini. Senza incassare niente, peraltro. La dinamica è questa: al primo turno la Lega può contare sui voti del centrodestra. Al secondo su quelli del M5s che non voterebbero mai un candidato del Pd. Intanto Salvini vince, e il M5s gli serve la vittoria

L’elettorato dei Cinque stelle dovrebbe essere un elettorato a cui poter parlare…

C’è un muro che impedisce di votarci. Può essere fatto di credibilità, ma anche di un problema di progetto. Finché non riusciremo a dare risposte, non ne usciremo. Per questo servirà un lavoro di profonda e radicale innovazione del Partito Democratico.

Qualcosa da costruire anche con le forze di sinistra che ora sono fuori dal Pd?

A sinistra del Partito democratico c’è un mondo che non dobbiamo continuare a snobbare. Dobbiamo chiedere loro se sono disposti a costruire qualcosa che dia risposte diverse dal pacchetto Lega-Cinquestelle. Solo se diamo vere alternative, possiamo sperare di ripartire.

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