“Serve un’alleanza fra le forze europeiste”. Parla Della Vedova

Interviste

Intervista a Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale

Mentre l’onda anti-europeista sembra far breccia nell’elettorato di molti Paesi dell’Unione, lei lancia un progetto politico di segno nettamente opposto: Forza Europa
Siamo partiti un anno fa, quando il consenso verso l’UE era ai minimi e Macron era un outsider. Lo scontro politico, più che destra vs sinistra è sempre più “aperto vs chiuso”. Protezionismo vs apertura dei mercati. Visione di prospettiva e lungo periodo dell’immigrazione e chiusura etnonazionalista fino alla xenofobia. Gli USA hanno tutto quello che rimproveriamo a Bruxelles di non avere o avere a metà: presidente eletto, esercito, banca centrale, federalismo, lingua… eppure Trump ha vinto con una piattaforma protezionista, anti-immigrati e isolazionista. È una nuova ideologia etnonazionalista che da noi si schiera contro l’UE. Non contro le politiche dell’Unione che si possono discutere come quelle nazionali, ma contro la scelta politica di avere un’Unione con competenze sovranazionali. L’Europa non è (solo) il nostro passato migliore, ma il nostro futuro migliore. Sui temi rilevanti per il futuro degli italiani, come commercio internazionale e globalizzazione, ambiente, clima, sicurezza interna ed esterna, l’unica sovranità che possiamo esercitare è quella condivisa a livello europeo, come ha spiegato anche Macron.
Matteo Renzi ha detto che non metterà veti sulle alleanze, il dialogo del Pd sarà aperto a tutti. A sinistra come al centro. Come si cercherà di porre Forza Europa nel complicato quadro delle alleanze?
Il congresso di Radicali Italiani ha dato mandato al segretario Magi e agli organi dirigenti di lavorare insieme a Forza Europa per una lista europeista aperta. Quando questo quadro si comporrà prenderemo le decisioni sulle alleanze. Personalmente, ho detto pubblicamente che non considero possibile, ma assolutamente improponibile, un’interlocuzione europeista con Salvini o Di Maio; con il PD sì. Poi si tratterà di vedere se ci saranno le condizioni per un’alleanza nel Rosatellum, come auspico, oppure no.
Il vostro approccio nei confronti dell’Ue può rappresentare uno dei primi punti di contatto con il Pd?
Io ho visto positivamente il PD su temi come Jobs act e unioni civili, che senza la determinazione di Renzi non avremmo ottenuto. Così come positive sono le liberalizzazioni con Ca-lenda. Poi, ci sono temi come biotestamento e ius soli, che mi auguro si possano chiudere entro la legislatura; sull’immigrazione, in termini di gestione pragmatica e lungimirante, mi piacerebbe si potesse fare tesoro della campagna radicale e di Emma Bonino “Ero straniero” e della legge di iniziativa popolare per il superamento della Bossi-Fini; sulla cannabis legale, si può aprire la via in Europa. Con il Pd sull’UE spesso ci sono convergenze ma anche posizioni diverse: l’Europa non può essere usata come capro espiatorio e il rigore nei conti lo dobbiamo ai nostri figli, non “ai burocrati”. Abbiamo avuto la crescita grazie alle riforme e tenendo a bada i conti. Contro l’UE, Di Maio e Salvini diranno sempre “più uno!”.
Tra le altre cose la nuova formazione vorrebbe tipo sfatare qualche falso mito sull’inutilità
dell’Europa. Ci fa un esempio?
I burocrati: sono tanti quanti i dipendenti del Comune di Roma, ATAC inclusa: penso che in molti farebbero volentieri cambio. O la lunghezza dei cetrioli: negli USA le pagine della regolamentazione del cetriolo sono il doppio di quella dell’UE. Se vuoi un mercato unico devi regolamentarlo, a vantaggio di consumatori e produttori, soprattutto medio piccoli. Il resto sono fake news.
L’Europa però ha bisogno anche di una “ristrutturazione”, da dove partire?
Dalla dimensione di una sempre maggiore democrazia e di una politica europea con partiti europei e non sommatorie di sigle: tra i popolari ci stanno Orban e la Merkel. Se davvero alle prossime elezioni ci saranno una parte di seggi lasciati dal Regno Unito attribuiti su liste europee e non nazionali, come ha chiesto anche il nostro governo, sarà un passo avanti. Bruxelles va riformata, certo! Per restarci però, come a Roma o Parigi. Nazionalisti e sovranisti non la vogliono cambiare, ma abbattere. Noi la difendiamo perché la vogliamo migliore, con più potere al Parlamento europeo e meno agli Stati che bloccano tutto. Facciamo la difesa comune, ad esempio, e riportiamo nei paesi le competenze che si possono gestire meglio nelle capitali. Forza Europa è un messaggio positivo per un’Italia europea e forte, contro la visione sconfittista, cupa e incattivita di Salvini e Di Maio.

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