“Sento crescere la fiducia intorno a me”. Parla Paolo Siani

Interviste

L’impegno del candidato democratico in favore dei bambini del Sud

Paolo Siani, pediatra napoletano, fratello di Giancarlo, il giovane giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra di Raffaele Cutolo nel 1985, è una delle candidature più significative messe in campo dal Partito democratico per le elezioni del 4 marzo. Siani corre per la Camera a Napoli nel collegio Vomero-Arenella ed è capolista nel collegio plurinominale Campania 1, e mentre ci racconta della campagna elettorale che sta conducendo casa per casa sembra quasi di sentir parlare di un altro Paese, con un resoconto fatto di entusiasmo e interesse nei confronti della persona e in generale del centrosinistra, un dato niente affatto scontato in una realtà complessa come quella napoletana.

Dottor Siani, dopo oltre trent’anni di impegno civico ha deciso di candidarsi. Ci racconta di questa decisione?

È stata una decisione non facile, arrivata dopo una riflessione durata più di un anno che ho fatto insieme a Matteo Renzi. Ho capito che una volta eletto avrei potuto fare di più e meglio per Napoli e per i bambini del Sud.

Lei è stato per dieci anni presidente di Polis, la fondazione della Regione Campania che si occupa di legalità. Tutto è cominciato con la vicenda di Giancarlo.

Sì, tutto comincia nell’85. Senza quell’episodio la mia vita sarebbe stata diversa. Il mio impegno comincia dal mio desiderio di giustizia per Giancarlo, che ho ottenuto dopo 11 anni, con tutti i responsabili condannati all’ergastolo. Con la Fondazione Polis abbiamo continuato nell’impegno per la legalità, lavorando con le scuole e soprattutto riportando all’attenzione un fenomeno sommerso, quello della cura dei familiari delle vittime innocenti della criminalità. Abbiamo realizzato una stele della memoria, fatta  tramite un concorso pubblico, e tante attività per tenere vivo il ricordo fino alla App Non Invano, che viene fuori dopo la provocazione che abbiamo fatto di mettere sulla faccia di Palazzo Reale in piazza del Plebiscito i volti di 101 volti di vittime innocenti. Quelle foto poi sono diventate una mostra che è stata ospitata nella  Reggia di Caserta, e oggi tante scuole napoletane hanno una foto di una vittima, per sottolineare l’impegno a non dimenticare nessuno.

Tra gli impegni che ha preso c’è quello di fare un bilancio annuale della sua attività, con la promessa di lasciare il Parlamento se non avrà tenuto fede al suo mandato.

Da primario ogni anno faccio un rendiconto annuale, con il resoconto delle attività che ho svolto: ricoveri, pubblicazioni, e così via, perciò sono abituato a rendere conto al pubblico del mio lavoro. L’ho sempre fatto e continuerò a farlo ancora di più.

Lei ha guidato per molti anni l’Associazione culturale pediatri, impegnata nella valorizzazione del servizio sanitario pubblico. Dunque una realtà da valorizzare, per lei?

Noi pediatri della ACP ci siamo battuti per migliorare le competenze dei pediatri del SSN e insieme per migliorare le strutture. Il nostro lavoro si concentra su come far meglio nel pubblico spendendo meno, evitando sprechi e terapie sbagliate, e credo che abbiamo inciso sulla cultura pediatrica italiana.

Lei è anche impegnato sul fronte della povertà educativa, ce ne parla?

La povertà educativa è uno dei temi centrali di un programma di sinistra. Dobbiamo provare a ridare ai bambini di Napoli e del Sud una prospettiva migliore. Nel Mezzogiorno c’è un gap culturale che va affrontato: oltre alla dispersione scolastica, chi a scuola ci va ha performance peggiori rispetto al Nord, dunque dobbiamo lavorare sulle scuole, tenendole aperte anche oltre l’orario scolastico per fare altre attività, come teatro, musica e sport. Bisogna investire non con programmi a termine ma con progetti strutturali. Basta immaginare il valore che può avere una scuola aperta fino alle 20 in un quartiere come Scampia.

E poi c’è l’impegno ‘speciale’ per i più piccoli.

Con la Fondazione Polis abbiamo aperto 10 punti lettura nei quartieri a rischio (e anche uno nel carcere minorile di Nisida), in cui vanno le mamme con i bimbi piccoli e dove dei volontari leggono loro storie affascinanti. È entusiasmante sentire mamme esclamare,  vedendo la reazione di un bimbo di 8 mesi a cui viene letto un libro, frasi come ‘mio figlio è nu scienziato’.

Un’ultima considerazione sul clima che sta respirando in questa campagna elettorale.

Sto vedendo intorno al mio gruppo grande entusiasmo e voglia di partecipare. Cresce ogni giorno, come se la gente stesse ritrovando fiducia nella politica. Certo la strada è lunga e in salita ma l’entusiasmo che percepisco è straordinario, e questo mi fa ben sperare.

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