Siria, Fabbri: “Il rischio di una guerra Usa-Russia è altamente improbabile. Washington punta a danneggiare Teheran”

Interviste

Mai prima d’ora si era arrivati ad un passo dallo scontro militare diretto tra russi e americani sui cieli della Siria. Ne abbiamo parlato con Dario Fabbri

Sono ore concitate per il complicato mosaico mediorientale. L’escalation di tensione partita con l’attacco alla città siriana di Douma di domenica scorsa, e proseguita con il tweet di Donald Trump, sembra diretta a portare il confronto tra le due superpotenze alle estreme conseguenze. Mai prima d’ora si era arrivati ad un passo dallo scontro militare diretto tra russi e americani sui cieli della Siria. E ci si chiede se veramente siamo sull’orlo di una nuova guerra. Ne abbiamo parlato con Dario Fabbri, responsabile per gli Stati Uniti di Limes e grande esperto di Medio Oriente.
Fabbri, l’alta tensione tra Washington e Mosca può approdare effettivamente in una guerra tra i due Stati?
“Uno scontro militare diretto tra Usa e Russia è altamente improbabile, ma già solo il fatto che non si possa escludere tale eventualità segnala una situazione di pericolo e di instabilità. Nessuno dei due ha reali interessi nel farsi una guerra in Siria, ma la possibilità di un incidente è sempre all’orizzonte”.
Nessuno ha interesse a buttarsi in una guerra da cui probabilmente sarebbe difficile tirarsi fuori, ma sul piano internazionale c’è chi si è esposto in maniera chiara. Il presidente francese Macron oggi ha detto che uno degli obiettivi in Siria è quello di “annullare le capacità di attacco chimico del regime siriano”, anche se poi non si è espresso sull’intervento vero e proprio.
“La Francia è sicuramente orientata a partecipare all’azione americana e Macron ha tutti i poteri per decidere in mezza giornata cosa fare. Per Donald Trump è diverso. Per quanto il presidente americano abbia prerogative notevoli in politica estera, deve anche rispondere a tutto l’apparato federale che su queste cose ha voce in capitolo. Parlo del Pentagono, la Cia e del Dipartimento di Stato”.
Dunque l’iniziale irruenza della Casa Bianca sarebbe stata placata dall’apparato statale, meno incline a scatenare una guerra contro la Russia?
“L’intenzione iniziale di Trump era quella di realizzare un attacco dimostrativo, ‘cosmetico’, che non ha un vero valore militare, ma che in maniera chirurgica si limitasse a colpire alcune basi militari. Un po’ come successe un anno fa quando gli Usa bombardarono la base al-Shayrat dopo l’attacco chimico di Khan Sheikoun. Potrebbe bastare, ma questa volta l’America – più precisamente il Pentagono – sta discutendo sull’opportunità di sfruttare l’occasione per colpire postazioni siriane/iraniane. Le attenzioni americane sono rivolte più a Teheran, che non a Damasco”.
Forse per questo oggi Trump ha ribadito su Twitter che non ha “mai detto quando l’attacco avrà luogo”…
“Il tweet di oggi è un tweet riparatore. Trump ha voluto rispondere a chi lo ha criticato per aver annunciato in quel modo un attacco, vanificando qualsiasi strategia militare e l’eventuale effetto sorpresa”.
In tutto questo quanto pesa l’indagine giudiziaria sul ruolo avuto dalla Russia alle ultime elezioni presidenziali statunitensi? Secondo Trump molto.
“Il cosiddetto Russiagate è qualcosa che va avanti da molto tempo. Con l’elezione di Trump alla Casa Bianca probabilmente i russi speravano in un cambio di rapporti con l’America. Fosse per Trump, lui continuerebbe anche in questo obiettivo, ma come ho detto il presidente americano non è un monarca e deve fare i conti con le agenzie federali che si occupano di politica estera e che non vedono di buon occhio un’apertura di questo tipo nei confronti di Mosca. Questo naturalmente cambia anche l’atteggiamento della Russia. Ora che sono svanite le speranze di un dialogo, il livello di tolleranza è certamente inferiore rispetto ad un anno fa”.
Tra i due litiganti, in mezzo c’è anche l’Italia. Da Aviano e Sigonella potrebbero partire le truppe americane dell’eventuale raid…
In realtà l’Italia non ha un vero ruolo nelle guerra siriana. Ad averlo sono gli Stati che muovono le pedine sullo scacchiere siriano e che hanno subito morti nello scontro. L’Italia non può avere un ruolo se non è disposta a impegnare truppe. Se a questo aggiungiamo che il nostro Paese non ha un governo, è ancora più chiaro come in questo momento non possa esprimersi in maniera chiara.
Prima o poi però l’Italia, e qualsiasi governo che sarà chiamato a guidarla, dovrà schierarsi…
Certo ma molto dipenderà da cosa accadrà. Se l’intervento americane si prolungasse di qualche settimana, ipotesi meno probabile, allora è probabile che Washington vorrà sfruttare la situazione per rinfocolare l’opinione pubblica in chiave anti-Russia. Da questo punto di vista gli americani farebbero pressioni – e alcuni dicono le stiano già facendo – affinché il nuovo governo si schieri sul fronte atlantista.

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