“Popolo contro populismo”. Parla Stefano Bonaccini

Interviste

Parte oggi la Festa nazionale del Pd a Imola. Ne parliamo con Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna

La Festa nazionale del Pd quest’anno torna in Emilia Romagna, nel segno della tradizione: ce la racconta?

Siamo ovviamente molto contenti e orgogliosi di ospitare in questa terra, e a Imola in particolare, la Festa. La tradizione qui c’è ed è quella delle nostre feste di popolo, alle quali si trovano persone di opinioni diverse che vengono per diversi motivi, magari per il cibo, o la cultura o la buona musica e passano una serata. E’ un modo di ricreare una comunità e quindi di fare politica, e poi :quanto è importante il valore del tempo condiviso, di una stretta di mano nell’epoca delle chat di Wathsapp?

Il segreto del successo?

Il fatto che chiunque ,qui, sa di essere necessario al tutto: qui ciascuno è indispensabile ed è valorizzato. Prendiamo i volontari che collaborano gratuitamente alla riuscita della Festa e che sono davvero la faccia più bella del nostro partito, quella che ci dimostra come si possa offrire il proprio sostegno a un progetto politico perché ci si crede, e basta. Penso davvero che il Pd abbia sempre da imparare dai lavoratori della Festa: da chi sta alla cassa a chi monta il palco, ognuno è importante e solo se siamo uniti formiamo una grande comunità.

E’ la prima volta che viene scelta una città che non è capoluogo di Provincia: quale messaggio arriva da Imola?

Che il patrimonio dei nostri comuni sotto gli ottomila abitanti è straordinario: a volte, sono dei piccoli miracoli. Imola poi ha un valore di per sé: spesso è descritta come il trattino tra l’Emilia e la Romagna, è una terra di confine nell’epoca in cui la Lega Nord propone un Referendum per separare la regione in due.

Pure….Tra un po’ s’inventeranno quello tra Roma Nord e Roma sud

Per questo è sempre più importante costruire ponti invece che innalzare muri: Imola lancia questo messaggio.

Insomma, una festa di popolo contro il populismo?

Guardi, quest’anno si è aperto con il rischio della disgregazione dell’Europa tra la Brexit e l’elezione di Trump, la risposta delle forze politiche europeiste è stata robusta. È stata una reazione valoriale di chi ha difeso a colpi di democrazia, confronto e cooperazione una storia unica: la mia generazione è di quelle vissute senza aver visto una guerra. Direi che il miglior antidoto al populismo è la forza del fare che esprimiamo insieme, come qui alla Festa, dove ci sono tante mani pronte a stringersi e ad aiutarsi.

La Festa è anche il ponte verso la conferenza programmatica di ottobre.

Diciamo che rappresenta la ripartenza di un anno politico importante perché culmina con le elezioni, ed è certamente una piattaforma per il dibattito che sarà portato alla conferenza programmatica di Napoli. Sono due tappe collegate e due appuntamenti che certamente contribuiranno a delineare la proposta politica del Pd al Paese.

Sul palco di Imola lei parlerà di vaccini: da Regione capofila nell’introduzione del l’obbligo cosa pensa della battaglia “no vax” di Zaia?

Che la sua presa di posizione è del tutto incomprensibile, la politica ha il dovere di ascoltare la comunità scientifica, non gli apprendisti stregoni del web. In questi giorni abbiamo diffuso i dati delle vaccinazioni e grazie alla nostra legge per la prima volta c’è un calo dei bambini che restano scoperti nella fascia 0-3 anni: questo significa mettere in sicurezza la comunità e togliere alle famiglie una preoccupazione in più, quella sulle malattie che sembravano scomparse e che purtroppo si sono riaffacciate.

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