Fassino inizia l’esplorazione per un’alleanza larga

Pd

Intesa possibile, conviene a tutti

Piero Fassino ha iniziato stamattina il suo giro di contatti con partiti, gruppi e personalità della sinistra per verificare la possibilità di costruire un’allenza larga di centrosinistra.

Questi contatti saranno con Campo progressista, Articolo 1-Mdp, Possibile, Sinistra italiana, Radicali italiani, Verdi, Italia dei valori, Socialisti.  “E’ un primo giro di colloqui che avranno carattere istruttorio per valutare insieme ai miei interlocutori come proseguire un confronto che possa portare alla costruzione di un centrosinistra inclusivo e largo. Naturalmente gestirò gli incontri in contatto quotidiano con Renzi, il vicesegretario Martina, il coordinatore Guerini e con gli altri dirigenti della segreteria e delle minoranze del Partito democratico, aveva spiegato l’ex segretario del Ds.

Il mandato a trattare con le altre forze di sinistar era stato conferito a Fassino dalla Direzine del Pd lunedì scorso. “Siamo disposti a un confronto purché ci sia cooperazione e uno sforzo in avanti che tutti, anche Bersani e gli altri devono fare- ha detto il vicesegretario dem Maurizio Martina a Repubblica – non poniamo veti, non abbiamo questioni da rivendicare rispetto a ciò che è accaduto”.

Di fatto il tema della alleanza larga di centrosinistra da oggi è il film da seguire. Un nuovo film. La Direzione del Pd  ha sbloccato una situazione da tempo sclerotizzata su un impianto polemico e di rivalsa anche personale, ed è un bene che Matteo Renzi abbia fatto la prima mossa. Essendo alle prime battute di una nuova sceneggiatura, è piovuto subito lo scetticismo di Bersani. E’ sempre così, all’inizio. Eppure quella del Pd non è una “mission impossible”.

Per esempio, l’impegno del Pd “per  stabilizzare i lavori a tempo indeterminato i contratti oggi a tempo determinato”, come ha detto l’ex segretario dei Ds, è segno della disponibilità a sedersi a un tavolo senza tabù, neppure quel jobs act che Renzi considera come un asse portante della strategia complessiva del Pd (e visti i risultati sul fronte dell’occupazione non a torto). Pragmatismo, dunque, e ricerca della soluzione migliore per il Paese (impedire la vittoria delle destre) e anche per se stessi.

Già, perché onestamente le convulse vicende delle forze che stanno a sinistra del Pd dimostrano che le cose non sono semplici neppure per loro. La rottura fra i due intellettuali del “Brancaccio”, Tomaso Montanari e Anna Falcone, è solo l’ultimo episodio tragicomico di quello che una certa area può combinare dividendosi all’infinito; ma persino il protagonismo dei due presidenti delle Camere sembra istituzionalmente discutibile e sin qui poco produttivo. Nella confusione che domina il dibattito in quell’area la proposta di Renzi può persino a un salto di razionalità e di chiarezza. Senza dire del fatto che nei collegi uninominali rischia di farsi male: con quale vantaggio?

Il Pd ha battuto un colpo. Il lavoro è già iniziato con l’area radicale e europeista, proseguirà con gli esponenti del centro cattolico democratico. Vedremo cosa succederà. Purché si faccia in fretta senza perdersi più di tanto nelle liturgie estenuanti delle trattative infinite.

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