Bagliori di sinistra nel mondo globale

Opinioni

La sinistra non deve temere di confrontarsi con le grandi sfide, altrimenti i principi di libertà e di giustizia verranno sempre più mortificati

Concordo: la scelta compiuta dal Quebec di vietare alle persone di nascondere il proprio volto negli uffici pubblici e sui servizi pubblici dovrebbe stimolare la riflessione e il confronto anche altrove. Del resto le leggi promulgate in quella stessa “Provincia” del Canada a tutela della lingua francese suscitarono nel 1993 un’appassionata discussione fra due pensatori come Jürgen Habermas e Charles Taylor: da un lato vi era l’esigenza di evitare l’estinzione del francese in un contesto come quello nordamericano, dall’altro il timore che la salvaguardia di una comunità linguistica (quella francofona) avesse come esito la “costruzione” di altre minoranze linguistiche.
Più che di una classica disputa destra-sinistra, si trattava di due visioni dissimili: quella liberale (la scelta della lingua va affidata al singolo) e quella comunitarista.

Nel caso del burqa e del niqab la questione è ancor più complessa: coprire il volto femminile, infatti, rappresenta nel contempo sia un vincolo legato all’appartenenza ad alcune comunità religiose (in tal senso non è espressione della libertà individuale), sia una possibile scelta. Occorre perciò perseguire un corretto equilibrio fra tre istanze: la libertà del singolo, il rispetto delle comunità, l’esigenza di con-vivere, di coniugare le differenze con l’esistenza di regole comuni e condivise. Nel punto di intersezione fra tali istanze si situa il pluralismo ragionevole. È qui il luogo della democrazia, della libertà democratica. E a essa la sinistra dovrebbe sempre ispirarsi. Ecco: a parer mio il divieto posto in Quebec di nascondersi il volto sui servizi pubblici e negli uffici pubblici si colloca lungo il solco della ricerca del corretto equilibrio.

E mi sembra di scorgere un altro bagliore di sinistra nel “Premio di Laurea Jo Cox per Studi sull’Europa”. Da un lato, parlando del Vecchio continente, non si può prescindere dall’Unione europea (dall’Europa reale, per dir così); dall’altro l’idea di Europa può proiettarsi nel futuro, suscitare speranze, aprire scenari inediti. Gli assetti istituzionali già definiti, pur preziosi ed essenziali, non esauriscono le potenzialità di quell’idea (si pensi ad esempio al ruolo tradizionalmente svolto dal Regno Unito di ponte fra Europa continentale e nord-America). Insomma: non le si possono mettere le brache.

La sinistra, in definitiva, vive e brilla se non teme di confrontarsi con i dilemmi e con le sfide del mondo globale, con le insicurezze che esso comporta, con le tensioni che lo caratterizzano. Altrimenti i principi di libertà e di giustizia verranno sempre più mortificati, qui e altrove.

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