La Chiesa italiana si separa dalla destra

Opinioni

Il cardinale Bassetti condanna “i discorsi sulla razza”, e chiede di reagire a “una cultura della paura” che si trasforma in xenofobia

La prolusione del cardinale Gualtiero Bassetti al Consiglio episcopale permanente, arriva a un mese e mezzo dal voto e chiarisce alcuni punti chiave del rapporto fra Chiesa e politica, Chiesa e società italiana, in un frangente particolarmente delicato per l’Italia.

Il cardinale, dal maggio scorso alla guida della conferenza episcopale, ha chiarito che la “Chiesa non è un partito e non stringe accordi con nessun soggetto politico”, il dialogo con tutti costituisce anzi l’orizzonte di riferimento, ma “dialogare non è negoziare”, non è insomma la ricerca di favori, come pure ha chiarito Papa Francesco. La cornice è dunque quella della piena e reciproca autonomia fra Chiesa e politica in un quadro che è concordatario nella forma e nella sostanza, il contributo dei vescovi in tal senso va inteso come ricerca “del bene comune di tutti”.

E tuttavia nelle parole di Bassetti è possibile rintracciare alcune indicazioni valoriali, di principio e di metodo, che meritano di essere osservate da vicino. In primo luogo va letta con attenzione quella condanna netta e senza appello delle espressioni relative alla “razza” rimbalzate nel dibattito elettorale di questi giorni e utilizzate in modo specifico dal candidato leghista alla presidenza della regione Lombardia, Attilio Fontana. Il cardinale oltre a condannare “i discorsi sulla razza”, ha chiesto di reagire a “una cultura della paura” che si trasforma in xenofobia e che non può mai diventare lo strumento che in base al quale si orientano politiche e scelte.

Ma ancora ancora più importante è il passaggio successivo costruito su un preciso riferimento storico: “Quest’anno, in particolare – ha detto il cardinale – ci ricorda una pagina buia della storia del nostro Paese: le leggi razziali del 1938. In quell’occasione, in un clima di pavida indifferenza collettiva, Pio XI ebbe il coraggio di affermare che ‘l’antisemitismo è inammissibile’ e poi aggiunse: ‘noi siamo spiritualmente semiti’”.

“Oggi – ha aggiunto – in un contesto estremamente differente, noi possiamo far nostre, senza esitazioni, le parole di Paolo VI nella ‘Populorum progressio’. Di fronte all’ostacolo del ‘razzismo’ che impediva di edificare ‘un mondo più giusto e più strutturato secondo una solidarietà universale’, Montini invocò la ‘carità universale che abbraccia tutti i membri della famiglia umana’. E anche noi, oggi, in nome di Dio e della giustizia, possiamo riconoscerci con gioia come fratelli e sorelle di un’ ‘unica famiglia umana’”.

Parole rilevanti che stabiliscono un legame fra passato e presente, che indicano nella memoria collettiva del Paese una bussola per guardare al domani. In tal senso il nesso fra le leggi razziali  introdotte durante il fascismo, l’impegno contro il razzismo affermato da Paolo VI alla fine degli anni ‘60, la diffusione a piene mani del virus della paura e della xenofobia da parte di lacune forze politiche nella campagna elettorale – la Lega in primis ma non solo – disegnano uno scenario inedito.

La Chiesa italiana per la prima volta dopo alcuni decenni, si separa – sul piano dei valori fondamentali della democrazia e dei diritti umani – dalla destra (che nel frattempo ha perso al suo interno anche la parvenza di una rappresentanza cattolica moderata). E, dato da non sottovalutare, lo fa ponendo nella sua stessa storia le basi di un limite insuperabile: quello delle leggi razziali del 1938 come negazione del cristianesimo tout-court e del Paolo VI post Concilio Vaticano II.

Non per questo Bassetti fa una dichiarazione di voto ad altri, i temi che solleva nella sua prolusione sono anzi quelli di un’attualità stringente e, dal punto di vista sociale, critica: l’allarme per la gravità della carenza di lavoro – e su questo punto ha messo in luce la piena sintonia della Chiesa con il Capo dello Stato Sergio Mattarella –  per l’impoverimento delle famiglie italiane, per una società che rischia di disgregarsi. In un simile contesto però il richiamo alla classe politica è quello a non assumere comportamenti “immorali” facendo promesse che non si possono mantenere, di più: “altrettanto immorale – ha detto il cardinale – è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”. Un rifiuto fermo quindi di quel populismo urlato, fatto di promesse eccessive e poco praticabili, così in voga nello scenario politico nazionale. Il presidente della Cei ha poi speigato come sia è urgente “ la ricerca sincera del bene comune. Non a parole ma con i fatti. Per il futuro del Paese e dell’intera sua popolazione, da Nord a Sud, occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell’Italia”.

Bassetti ha rivolto alcune indicazioni ai cattolici impegnati in politica; in primo luogo li ha invitati a seguire il modello della gratuità e dello spirito di servizio nella vita pubblica, quindi ha chiesto di prendere esempio da uomini e donne del cattolicesimo italiano che, pur appartenendo a schieramenti politici diversi “nella storia della Repubblica, hanno saputo indicare percorsi concreti e interventi mirati per affrontare le questioni e i problemi della nostra gente”. Infine il presidente della Cei ha sancito, a ridosso dal voto,  la fine di una priorità ideologica, quella dei “principi non negoziabili”  – i principi bioetici che venivano ‘prima’ di altri valori e in base ai quali si facevano gli esami del sangue di cattolicità a un partito o a un candidato  – mettendo insieme e sullo stesso paino la cura dei poveri e quella della vita, “due campi complementari e non scindibili”.  In proposito il cardinale ha affermato: “Un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di essere difesi nella loro incalpestabile dignità personale. E di essere liberati dalla schiavitù del commercio del corpo umano, dall’affermazione di una tecnoscienza pervasiva e dalla diffusione di una mentalità nichilista e consumista”.

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