Basta con il Truman show, il Pd torni ad essere protagonista

Opinioni

Questo è il compito del PD: essere il perno del riformismo e chiamare la sua comunità, chiamare il Paese a confrontarsi sulle scelte che entrano dritte dentro le case della nostre famiglie

Tante giornate, riunioni, telefonate per cercare una soluzione che rimetta in piedi una alleanza a sinistra. Un tema importante per le prossime elezioni ma siamo sicuri che la gente stia interpretando bene lo sforzo ed il sacrificio di generosità che sta facendo il PD ed il suo segretario Matteo Renzi? A me preoccupa che da giorni non si parli di altro: chi sta con chi, chi mette i veti contro di chi. Quale pezzo di sinistra si allea con gli altri. Chi fa il pontiere, il padre nobile. Campi più o meno larghi ma non con tutti.

I non addetti ai lavori assistono allo scorrere lento del tempo, come in una telenovela. Con il risultato che la frattura con la vita reale si apre sempre di più. Le persone non capiscono ed il rischio è che perdano ulteriormente la fiducia nella politica. È già una fase storica difficile per la politica. Si ritiene che essa sia inadatta a risolvere i problemi ma contemporaneamente colpevole delle ingiustizie e delle diseguaglianze. È inadatta perché non ha i mezzi e la velocità per confrontarsi con la globalizzazione della finanza, della tecnologia, delle migrazioni. È colpevole perché non reagisce; perché contribuisce a macinare inutili chilometri di inchiostro e titoli di giornali di cui il giorno dopo non si ricorda più nessuno. Da più parti si ritiene colpevole perché non parla alle persone e non si preoccupa della dimensione che ciascuna di esse vive nella quotidianità.

Per sottrarsi a queste critiche la politica deve recuperare la sua funzione principale: occuparsi dello sviluppo della dignità della persona. Perché anche quando non ha né mezzi né velocità, la politica può sempre contare sulla forza delle idee da mettere in campo per fare in modo che ciascun appartenente ad una comunità si senta un pezzo di essa, ci si riconosca. Se la politica gioca bene il suo ruolo, anche quando non è in grado di incidere sulla singola sfera soggettiva, può lanciare un messaggio di fiducia alle persone perché sentono che c’è qualcuno a cui possono appoggiarsi, che sta pensando ad esse e sta provando a migliorarne la condizione. Di questa convinzione hanno bisogno soprattutto i più deboli; sostantivo che oggi ha ampliato il proprio significato e che include tutti coloro che sono alla ricerca di una protezione. Quindi vi rientrano, diversamente ma contemporaneamente, lo studente che cerca una scuola adeguata, un imprenditore che ha difficoltà ad accedere al credito, un disoccupato, una famiglia che vive in uno stato di indigenza o una mamma che non trova posto in un asilo e non può tornare al lavoro.

Dal dibattito che emerge in questi giorni, invece, sembra che ci siano due ingranaggi separati. Da un lato quello della vita delle persone che evolve, si modifica. Un meccanismo in cui ogni pezzo rappresenta un individuo autonomo ed indipendente, disinteressato al destino del vicino, sfiduciato sul futuro ma pronto a cogliere l’attimo per passare avanti. Un ingranaggio competitivo, rabbioso, egoista e diviso. Ma che procede nel suo faticoso automatismo naturale che lo porta alla sopravvivenza e alla rigenerazione. Al fianco di questo si trova l’ingranaggio della politica. Difficile da toccare, quasi virtuale. Avvitato su se stesso, che fa tanto rumore ma non produce effetti. Alla ricerca di un nuovo riconoscimento e di una nuova “legittimazione” sociale. Quando questi due ingranaggi, in qualche parte del mondo, sono stati scissi per troppo tempo, ci sono sempre stati problemi e contrapposizioni. Un pezzo di società ha prevalso sull’altro. Con guerre, sperequazioni razziali o territoriali. Classi sociali che hanno imposto diktat ad altri pezzi di società. Sistemi di potere hanno prevalso a scapito della maggior parte dei cittadini. Perché dobbiamo ricordarci ed affermare con forza un principio: la politica non è inutile o indifferente; la politica ha sempre svolto una funzione per equilibrare il sistema economico e sociale e fare in modo che l’ingranaggio della vita fosse più giusto. Senza politica le società sarebbero più diseguali. Il Partito Democratico, che è una forza politica popolare e non la somma di un ceto politico, ha nel suo DNA la capacità di tenere insieme i due ingranaggi. Lo ha fatto benissimo nel recente passato ed è necessario che continui a farlo da subito. La capacità di tenere insieme una visione della società e del mondo e la concretezza delle soluzioni è una delle caratteristiche principali de PD a trazione “renziana”. È una qualità che non solo non va persa ma che va rafforzata. E dobbiamo avere la pazienza di spiegare che questa parentesi tattica sulle alleanze è una partentesi breve, eccezionale, e non un ritorno ad un passato in cui prevalgono i posizionamenti alle scelte programmatiche.

Le persone hanno la necessità di tornare a sentirsi un pezzo del poliedro, per dirlo con le parole di Papa Francesco. Hanno bisogno di confrontarsi e dividersi per poi trovare soluzioni sulle questioni che riguardano la loro sfera soggettiva comunitaria. Il PD, chiusa questa fase, deve continuare da subito a parlare con loro ed occuparsi delle cose che riempiono le loro giornate. Non dobbiamo farci più attrarre nel Truman Show ma dobbiamo fare proposte che interroghino la mente e la coscienza delle persone sui temi che condizionano le sorti della nostra comunità. Quando con il governo Renzi abbiamo approvato le leggi contro la corruzione, abbassato le tasse, aumentato i diritti civili, cambiato il mercato del lavoro, riformato la scuola, contrastato l’immigrazione, cambiato la costituzione, abbiamo creato una discussione vera nel Paese, anche aspra, ma che lo ha reso migliore. Queste misure, anche se hanno ricevuto giudizi non omogenei nel merito, sono state un punto di contatto fra la vita reale e la discussione della politica. Questo è il compito del PD: essere il perno del riformismo e chiamare la sua comunità, chiamare il Paese a confrontarsi sulle scelte che entrano dritte dentro le case della nostre famiglie. La politica ha bisogno della forza delle persone per poter svolgere il ruolo che le è assegnato e aiutare la comunità a trovare un nuovo punto di equilibrio che la rispetti e la valorizzi. Senza un PD forte perde la politica e perdono le persone che hanno bisogno della politica, a cominciare dai più deboli.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli