Beppe Grillo non esiste

Opinioni

Una sorta di immunità funzionale costruita sfruttando le opacità del web

Cronache dal pianeta Movimento 5 Stelle, quello di cui per Statuto (anzi Non Statuto) Beppe Grillo è il capo politico. Capita infatti che il capo politico, attraverso il blog che porta il suo nome e da cui il capo politico dirama i suoi comunicati, impartisce direttive agli iscritti e ordina epurazioni, insulti un partito e tutti i suoi iscritti e che per questo sia chiamato a risponderne in tribunale.

Ma ai giudici gli avvocati del capo politico hanno provato a spiegare candidamente in una memoria difensiva che di quanto scritto nel blog beppegrillo.it  Beppe Grillo «non è responsabile, quindi non è autore, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio del blog, né degli account Twitter, né dei Tweet e Facebook, non ha alcun potere di direzione sul blog né sugli account Twitter, né dei Tweet o Facebook, e tanto meno di, e su, ciò che ivi viene postato». Quello che leggete ogni giorno sui social scritto da un account che porta il nome di Beppe Grillo e che per immagine ha la foto di Beppe Grillo, quindi, secondo gli avvocati non è «attribuibile a Grillo Giuseppe». Tanto meno ciò che trovate ogni giorno sul blog beppegrillo.it visto che, si legge nella memoria difensiva pubblicata ieri dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, «il convenuto ha contestato la riconducibilità ad esso del blog, degli account twitter e dei tweet, dell’articolo comparso sul blog e delle pretese affermazioni o contenuti diffamatori e/o calunniosi menzionati nell’atto di citazione». Beppe Grillo, l’uomo che ha costruito un Movimento attraverso la Rete grazie all’abile regia di una agenzia di comunicazione, ha deciso di rendere off shore la responsabilità penale delle sue azioni politiche lasciando che attraverso condivisioni e retweet siano gli altri a fare il lavoro sporco che lui ha iniziato. Una sorta di immunità funzionale costruita sfruttando le opacità del web. Chi gli ha creduto pensava fosse democrazia diretta e partecipata e che parole come trasparenza e abolizione dei privilegi fossero davvero un programma politico. Invece era solo uno spettacolo di marionette, con il burattinaio a impartire ordini al riparo dietro le quinte e pronto a lavarsene le mani appena c’è da pagare in prima persona il conto delle proprie azioni.

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