Le bugie di Berlusconi sul regolamento di Dublino

Opinioni

Il Regolamento di Dublino (cosiddetto “Dublino II”) fu approvato nel 2003 quando il nostro Primo ministro era Silvio Berlusconi

“Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”, disse un giorno Mark Twain. Se ciò era vero ai tempi dell’autore del romanzo Le avventure di Tom Sawyer, figuriamoci nell’epoca dei social media e delle fake news imperanti.

Berlusconi e la bugia sui migranti

Una delle bugie che attraversa periodicamente la rete (e anche alcuni giornali) e che sta diventando virale in questo periodo di campagna elettorale è quella veicolata dalle segreterie dei partiti del centrodestra (Forza Italia e Lega in primis), rimbalzando sugli account twitter di presunti candidati premier, secondo cui la cattiva gestione del’Unione europea dei fenomeni migratori sia una responsabilità da imputare agli ultimi Governi guidati dal centrosinistra.

La firma del Regolamento di Dublino

Una bugia che arriva a toccare vette sconfinate del paradossale, nel momento in cui viene messo sul banco degli imputati il Regolamento di Dublino, dal quale discende il principio di responsabilità permanente dell’asilo al Paese di primo approdo dei migranti (art. 13). Come è noto, l’applicazione di tale principio ha di fatto lasciato per anni sulle “spalle” dell’Italia buona parte del peso dei flussi migratori verso l’Europa. La prova del fact checking è presto fatta.

Chi faceva parte del Governo che firmò il Regolamento di Dublino

Il Regolamento di Dublino (cosiddetto “Dublino II”) fu approvato nel 2003 quando il nostro primo ministro era Silvio Berlusconi e il ministro degli Interni che sedeva a Bruxelles al Consiglio Giustizia Affari Interni (GAI) era Giuseppe Pisanu (Forza Italia). La Lega Nord faceva parte di quel Governo e forse avrebbe fatto bene a parlare allora, quando Dublino veniva negoziato ed approvato, al posto di twittare incallita anni più tardi confidando nella memoria corta degli italiani. Purtroppo però ad essere “corta” non è la nostra memoria, bensì le bugie di chi avrebbe potuto far sentire la propria voce in Europa al momento opportuno e quando venivano decise le politiche che avrebbero influenzato la politica migratoria del successivo decennio.

Cambiare i regolamenti europei non è cosa semplice

Conosco bene le inerzie decisionali europee e posso garantire che quando si accettano le regole diventa molto più difficile
e laborioso cercare di modificarle in un secondo momento. In altre parole quello era il momento di parlare, dopodiché è diventato necessariamente tutto più difficile anche per coloro che sono arrivati dopo. Esiste poi a mio avviso anche un seconda decisione che, assieme al Regolamento di Dublino, ha condizionato in modo decisivo la politica di immigrazione dell’Unione europea, nonché il numero degli sbarchi che si sono verificati negli ultimi anni in Italia. Si tratta della decisione di predisporre per Frontex guide operative specifiche, rinunciando in questo modo di dotare l’Europa di uno strumento flessibile per la gestione dell’immigrazione che probabilmente sarebbe stato più appropriato.

Le considerazioni sbagliate del Governo Berlusconi

A quel tempo il Governo italiano confidò probabilmente inoltre sul fatto che tali guide operative avrebbero riorientato i flussi migratori verso Malta, dal momento che in esse si stabiliva di privilegiare lo sbarco nel Paese sul territorio europeo geograficamente “più vicino”. Un autogol diplomatico, che il nostro Governo miope comprese in tutta la sua proporzione solo nel momento in cui Malta si sfilò successivamente dal programma, lasciando dunque ancora una volta il carico delle migrazioni verso l’Europa sulle spalle dell’Italia. Ebbene la decisione su tali guide operative Frontex fu negoziata tra il 2009 e il 2010 a Bruxelles, quando il Primo Ministro di allora era Silvio Berlusconi, mentre il Ministro dell’Interno era Roberto Maroni.

Le responsabilità dei governi Renzi e Gentiloni

Se dunque gli ultimi due Governi del centrosinistra hanno una responsabilità, è quella di aver fatto finalmente sentire la voce dell’Italia ottenendo ampio riconoscimento del proprio ruolo (e dei propri meriti, come ha sottolineato lo stesso Presidente della Commissione europea) e collaborando in modo decisivo ad impostare una nuova politica delle migrazione in Unione europea. Così mentre oggi alcuni politici vaneggiano sulla rete delle presunte responsabilità dell’Italia, a Bruxelles si sta concretamente discutendo di come riformare il Trattato di Dublino. In tale quadro, il Partito Democratico non può certo fare a meno che le bugie su Asilo e Immigrazione continuino a perpetuarsi sulla rete, tuttavia – per riprendere l’immagine iniziale di Mark Twain – garantisco che non ci stancheremo di lavorare incessantemente affinché le “scarpe” con le quali i cittadini si recheranno alle urne il 4 marzo siano quelle della verità.

 

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