Il Berlusconi “salvinizzato”

Opinioni

L’ex Cavaliere ha scelto di guidare la destra italiana, altro che Merkel

Altro che il Merkel italiano. Silvio Berlusconi ha fatto una scelta di segno opposto. Per un puro calcolo di potere – per tornare al potere – ha optato per la guida di quella specie Fronte nazionale alle vongole che per comodità chiamiamo centrodestra ma che di centro ha ormai solo una pallidissima venatura, come un sogno lontano che nel duro risveglio del mattino non si ricorda più.

Il che per paradosso non riesce a nascondere i contrasti interni, come è successo platealmente ieri a Montecitorio dove si è deciso di escludere dal rito abbreviato una serie di reati gravissimi: Lega favorevole, Forza Italia contraria, insulti reciproci e divisione nel voto. L’inganno è destinato a materializzarsi un minuto dopo la chiusura delle urne. Faranno gruppi separati e poi si vede. Ma intanto va in scena la grande illusione del centrodestra unito, l’ennesima reincarnazione berlusconiana che va esaminata anche per evitare di cadere nelle trappole mediatiche ordite da gruppi editoriali-televisivi: meglio Berlusconi e Di Maio? Una domanda priva di senso, a cominciare dal fatto che nessuno dei due è destinato a diventare presidente del Consiglio, e anche vana: sono le due destre italiane.

L’ex Cavaliere dunque ha scelto. Poteva costruire una forza veramente moderata e affidabile, (naturalmente mettendo di lato se stesso e il proprio ingombrante passato), dando vita a un processo di rinnovamento di Forza Italia (e invece siamo sempre a Brunetta-Gelmini-Ghedini eccetera eccetera), ipotizzando proposte nuove (ma siamo sempre alla riforma della giustizia, quando non alle dentiere e agli sconti fiscali per i cani). Il richiamo al Ppe è uno slogan retorico e privo di sostanza: ma quale popolarismo c’è in un leader così sprezzante sul tema dello Ius soli?

Perché ha fatto questa scelta? In gran parte per calcolo politico, ma anche per una naturale inclinazione destrorsa che caratterizza l’uomo da 23 anni a questa parte. Ricordate lo “sdoganamento” del Movimento sociale di Fini nel ’93? Ecco, siamo sempre lì. Solo che al posto di Fini oggi c’è Matteo Salvini, rappresentante italiano del “gruppo di Coblenza”, la riunione del 20 gennaio di quest’anno con Marine Le Pen, Geert Wilders, Frauke Petri di Alternative für Deutschland e altri fascisti europei. La destra orbaniana e ultra-trumpiana, quella contro gli immigrati, contro le diversità, contro le istituzioni democratiche, contro l’Europa, la destra sovranista, nazionalista e sciovinista che nella storia ha sempre – sempre – condotto all’urto fra le nazioni, alle guerre.

Ecco, oggi quest’uomo di 81 anni guida il blocco italiano di una destra ancora più aggressiva che in passato, baldanzosa come chi sente un vento addirittura mondiale soffiare nelle sue vele: e spregiudicata, pronta a raccattare consensi nelle aree socialmente difficili e complesse della società italiana in cambio di improbabili promesse – tutti in pensione presto e con più soldi! – ma evidentemente priva di risposte serie ai problemi del Paese.

Berlusconi quindi si è “salvinizzato” per puro calcolo elettorale, mancando per l’ennesima volta l’atterraggio su un terreno moderno e democratico. Il capo leghista, che in cuor suo lo disprezza,  ringrazia: perché sa bene che la politica che l’uomo di Arcore porta avanti ha il suo segno e che dunque in un certo senso quest’ultimo gli facilita il lavoro. Così rischia di finire la storia politica dell’ex Cavaliere: lavorando per il Re di Prussia, alias Matteo Salvini. E non è davvero un gran finale di partita.

 

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