Buffon, l’ultimo eroe nella notte buia di San Siro

Calcio

Il capitano azzurro è stato il primo a prendersi le responsabilità del disastro

Vincere è una delle cose più difficili del mondo. A livello sportivo ce la fanno in pochi, pochissimi. Pensate a quanti bambini cominciano a fare sport – che in Italia vuol dire, prevalentemente, calcio – con il sogno di diventare forti, ricchi e famosi e a quanti, alla fine, riescono nell’obiettivo. Giocare in Serie A, arrivare in Nazionale, centrare la qualificazione ad una grande competizione come un mondiale di calcio, la manifestazione sportiva più seguita al mondo, è un privilegio riservato a pochissimi. Gigi Buffon, per molti il più grande portiere della storia, di mondiali ne ha giocati cinque, vincendone uno, nel 2006. E’ cresciuto, prima con la maglia del Parma e poi quella della Juventus. Ma è soprattutto con maglia azzurra, di cui è capitano, che è diventato un fenomeno planetario.

Gigi è cresciuto prima come giocatore e poi, soprattutto, come uomo, diventando un modello per i suoi comportamenti in campo, per il rispetto sempre mostrato nei confronti dell’avversario, per l’amore, contraccambiato, che tutti gli italiani non gli hanno mai fatto mancare, a prescindere dalla fede calcistica.

Nella serata più difficile della storia del calcio italiano, una delle più drammatiche dello sport del nostro Paese, Buffon diventa l’unico eroe positivo ad uscire dal campo di San Siro. Nel silenzio dello stadio e in quello dietro il quale si sono nascosti i vertici di questa Nazionale, i principali responsabili del disastro, il capitano ha preso in mano il microfono, ci ha messo la faccia e ha mostrato all’Italia una qualità forse ancora più rara del saper vincere: il saper perdere. Non ha trattenuto le lacrime per il fallimento collettivo e personale (se l’Italia si fosse qualificata sarebbe diventato il primo giocatore della storia a disputare sei campionati del mondo), ma ha mostrato una dignità unica. Ha detto le parole giuste, ha mostrato il suo lato umano. Ha fatto commuovere tutto il Paese – per favore, evitateci la retorica del milionario viziato – quando ha parlato di sé, del gruppo e quei milioni di bambini che ha immaginato a casa, sul divano, delusi per il risultato dell’Italia.

Questa Nazionale, questo Paese, ha bisogno di ripartire da uomini e donne così. Rialzarsi, così, sarà più facile e più bello.

Vedi anche

Altri articoli