Bullismo: insieme si può vincere

Opinioni

Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i più giovani, più del 50% degli 11/17enni è stato vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei

Dice Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva: “Da sempre il bullismo condanna l’elemento che è portatore di una differenza, non intendendo la diversità come risorsa, ma come elemento da stigmatizzare e di cui ribadire l’estraneità al comune bisogno di normalità e normalizzazione”. Offese, parolacce e insulti; derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare; diffamazione; esclusione per le proprie opinioni; aggressioni fisiche oppure psicologiche: tutto questo, quando è “ricorrente e ripetuto nel tempo” – sia che avvenga in un luogo fisico oppure in uno spazio virtuale -, è bullismo. C’è una costante: la vittima che subisce l’abuso non riesce a reagire.

Scuola, scuola, scuola

Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i più giovani, più del 50% degli 11/17enni è stato vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei. Per gli psicologi si tratta di una vera e propria emergenza, che può essere contrastata a partire dall’intervento a scuola. E proprio la previsione che ogni scuola debba individuare, tra i propri docenti, un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e contrasto, è un elemento – fondamentale – della legge n.71/2017 contro il cyberbullismo, approvata dal Parlamento, lo scorso giugno. Un provvedimento che prevede una
serie di interventi e strumenti con l’obiettivo di dar voce ai ragazzi e consolidare una rete di sostegno affinché non si sentano più soli.

Studi effettuati dall’Osservatorio regionale sul bullismo del Lazio hanno rilevato che in questa regione, il fenomeno ha raggiunto una diffusione pari al 41,5% degli alunni delle scuole elementari e medie coinvolti come vittime. Il dato più alto tra le cinque province riguarda Roma con il 45,7%: in pratica, uno studente su due. E il Lazio è la prima regione italiana a essersi dotata di una legge sulla prevenzione e il contrasto del bullismo – la n.202/2016 – promotore e primo firmatario, il capogruppo Pd al Consiglio regionale, Massimiliano Valeriani. La legge prevede investimenti annuali su progetti di contrasto e prevenzione, con un
occhio particolare alla scuola.

E con l’aiuto della storia, della letteratura, della filosofia la scuola è il luogo migliore dove valorizzare le diversità come punti di forza; dove insegnare il rispetto per sé e per gli altri, il coraggio di difendersi, l’autostima, la lotta all’omertà. Ma, soprattutto, la scuola ha un compito: insegnare agli uomini di domani l’umanità. Contro tutte le forme di violenza.

Cyberbullismo e “Far Web”

“È vero che gli ebeti sono sempre esistiti; è vero che al bar hanno libertà di parola assoluta”, riflette Matteo Grandi nel suo “Far Web” – scritto per i tipi di Rizzoli – dove approfondisce proprio il lato oscuro dei social che si alimenta di odio, bufale e bullismo, “ma l’elemento anomalo con l’avvento del web è che oggi ogni castroneria diventa potenzialmente virale”.

La Rete, in particolare con l’esplosione dei social media, negli ultimi dieci anni, è diventata un luogo nel quale scaricare rabbia e frustrazioni senza sensi di colpa, in cui attaccare ferocemente personaggi pubblici o emeriti sconosciuti con la sola colpa di avere opinioni diverse. La scusa del virtuale permette che molti, fra anonimato e incoscienza, avvelenino la discussione e l’opinione pubblica con violenza e ignoranza senza tema di conseguenze.

Ma offendere o minacciare in un commento su Facebook è grave tanto quanto farlo in un luogo reale: la sentenza della Corte di Cassazione n.42727 del 23 ottobre 2015 ricorda che la community internet con i suoi milioni di iscritti può tranquillamente rientrare nella nozione di luogo pubblico.

Da novembre esiste anche un’App contro i bulli. La Polizia di Stato, pochi mesi fa, ha presentato infatti a Roma “You Pol”, l’applicazione che consente di interagire e segnalare episodi di bullismo (anche lo spaccio di sostanze stupefacenti). Si può scaricare su tutti gli smartphone e tablet ed è possibile inviare immagini e segnalare direttamente alla sala operativa della Questura competente per territorio, fatti di cui si è testimoni diretti (anche mediante foto o immagini acquisite sul proprio dispositivo).

Lo sport contro il bullismo

L’ambito che, più di qualsiasi altro, riesce nell’intento di esaltare le diversità e dare valore al confronto, anche se questo è oppositivo, è lo sport. Quando la competizione è percepita come confronto positivo con se stessi e con gli altri, intesi come atleti con cui confrontarsi e misurare le proprie prestazioni, allora diventa un potente strumento capace di educare. Inoltre nello sport si combatte, certo, ma rispettando le regole, e alla fine della gara ci si abbraccia, a prescindere.

“Lo sport, in questo senso, può e deve assumere un ruolo rilevante nella vita dei giovani: è in grado di insegnare molte cose a chi si avvicina a quel mondo con spirito costruttivo”, sostiene Emanuele Blandamura, giovane campione d’Europa nei Pesi medi a cui la boxe ha “insegnato ad  affrontare la  vita, a relazionarsi con gli altri, a mettersi sempre in discussione”; ha insegnato ad “accettare la sconfitta e a superare gli insuccessi”; soprattutto, ha insegnato “lo spirito di sacrificio e la lezione che ad ogni sacrificio corrisponde un vantaggio”; infine, ha insegnato “a non arrendersi mai”.

Arriva da Oltreoceano, una bella lezione di civiltà dai campioni di football. Tutto è accaduto a Knoxsville, Tennesse, dove Keaton Jones – un bambino disperato perché costantemente preso in giro e aggredito fisicamente da un gruppo di bulli – ha raccontato di essere stato vittima di bullismo a tal punto da voler lasciare la scuola e saltare il pranzo invece di affrontare chi lo tormentava.
Così, sua madre Kimberly ha prima abbracciato il piccolo in lacrime, e poi ha premuto il pulsante rosso dello smartphone per registrare la sua testimonianza.

Il video raccoglie su Facebook  22 milioni di visualizzazioni in 24 ore: in suo aiuto accorrono perfino giocatori di football: un’immensa gara di solidarietà tra star dello sport, del cinema, della tv, e da milioni di persone comuni. Un richiamo talmente accorato che ha permesso di raccogliere in 24 ore quasi 30mila dollari.

Non so se ci siano ricette definitive per affrontare questo fenomeno, ma certamente gli antidoti più potenti sono la scuola e lo sport. Assieme a questi luoghi e a questi strumenti, servono messaggi forti per i ragazzi e le ragazze, come quello dell’ l’attore e sceneggiatore americano Harvey Fierstein. “Non essere vittima di bullismo in silenzio. Non permettere che facciano di te una vittima. Non accettare la definizione di nessuno sulla tua vita, definisci te stesso”.

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