Caro Bersani, quali altri spostamenti verso l’estrema destra dobbiamo aspettarci?

Opinioni

Quando sarete al governo con Grillo (perché quello è l’obiettivo), dopo aver taciuto sulla violenza, quale sarà la posizione sui vaccini, sull’Europa, sulla democrazia rappresentativa, sull’immigrazione, su Trump, su Le Pen, su Farage?

Bersani e i fuoriusciti dal PD hanno iniziato a corteggiare il M5S con la “non vittoria del febbraio 2013”, e da lì non hanno più smesso. Anzi, hanno intensificato il loro mendicare alla porta di Grillo da quando Renzi è diventato segretario del partito, nel dicembre del 2013.

Da quel momento hanno progressivamente sospeso ogni giudizio sui grillini, minimizzando se non addirittura glissando quasi del tutto su ogni loro posizione populista, antieuropeista, antifemminista, anticostituzionale, filoleghista e non di rado nostalgica del ventennio fascista. Hanno accolto con malcelato malumore la vittoria alle europee nel 2014, dove il PD è risultato il partito più votato d’Europa. Con altrettanta stizzita sufficienza hanno fatto spallucce davanti all’ingresso del Partito Democratico nella grande famiglia dei Socialisti Europei.

Nel frattempo hanno sollevato rumorosi e inconcludenti polveroni di ogni sorta contro il loro nemico numero uno: non Berlusconi, non Salvini, e mai e poi mai Grillo, bensì Matteo Renzi. L’ex Premier come minaccia per la sinistra e per la tenuta democratica del paese è stato il loro perpetuo, granitico mantra; sbandierato un giorno sì e l’altro pure a favore dell’attenzione dei media, che da sempre fingono di vivere con distacco e compostezza.

In questo modo hanno dato vita a un crescendo volontario e autocompiaciuto di identificazione culturale e antropologica col grillismo, fino ad assorbirne i più antidemocratici elementi giustizionalisti, come abbiamo visto in questi giorni. Ed è sempre di pochi giorni fa la conclamazione dell’inesorabile deriva destrorsa, benché spacciata, come al solito, per un ritorno alla vera sinistra (tra l’altro, a trazione dalemiana).

Cos’è accaduto? Il grillino Luigi Di Maio, nonostante la sua carica di vice-Presidente della Camera, ha di fatto legittimato la violenza della piazza. Da Bersani e compagni – solitamente prodighi di indignati e solenni j’accuse contro ogni respiro di Renzi e dei suoi collaboratori – non una parola.

Dopo aver sentito Bersani definire per l’ennesima volta il M5S una versione moderna del centro moderato, è lecito supporre che “chi tace acconsente”. Altrettanto lecito è chiedersi: quando sarete al governo con Grillo (perché quello è l’obiettivo), dopo aver taciuto sulla violenza, quale sarà la posizione sui vaccini, sull’Europa, sulla democrazia rappresentativa, sull’immigrazione, su Trump, su Le Pen, su Farage. Già altri da sinistra, come Stefano Fassina e Marco Rizzo, si sono rallegrati per l’elezione di Trump. Ora, in questa corsa a chi è più di sinistra, quali altri spostamenti verso l’estrema destra dobbiamo aspettarci?

Ma davvero non essere riusciti a sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi e aver perso il controllo sulla “Ditta” giustifica tutto questo?

Piccola postilla: a chi rimprovera a Renzi di non essere stato un argine al grillismo, perché durante il suo governo il M5S è cresciuto di circa 7 punti percentuale, è bene ricordare che durante la segreteria Bersani il M5S è cresciuto da 0 al 25%. Un tappeto rosso, diciamo!

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