Caro Ranieri, la sconfitta di Renzi non aprirebbe le porte alla catostrofe

Opinioni

La risposta all’articolo pubblicato su l’Unità da Umberto Ranieri

Era dal 1953, precisamente nel marzo, che non si sentivano utilizzare argomenti simili nella sinistra italiana. La data non è casuale, è quella della morte di Stalin. Infatti, non il cambio di una linea politica ma il cambio di un leader, secondo quanto scritto da Umberto Ranieri, implicherebbe “l’arretramento dell’intero fronte del riformismo”.

Insomma per Ranieri il tema risolutivo è “il capo”, un argomento che non suonava così esplicito a sinistra dai tempi del culto della personalità, denunciato al XX congresso da Krushov. Insomma pare che la sconfitta di Renzi aprirebbe la strada al trasloco del carnevale grillino da Campidoglio a Palazzo Chigi. Per venirne fuori, si osserva giustamente, “non bastano gli anatemi”.

E’ vero, ma certamente la via da intraprendere può essere quella dell’inseguimento e dell’imitazione del M5S, che nota, bontà sua, è una tentazione dalla quale anche Renzi farebbe bene a guardarsi. Forse qualcuno dimentica gli slogan della recente campagna referendaria in cui si inneggiava al “taglio dei politici”.

Ma come Ranieri ci insegna, le persone tra l’originale e la copia preferiscono sempre l’originale. Lo stesso rischio lo corre Renzi, quando denunciando i problemi di fondo e le difficoltà dell’Unione europea nel rimettersi in cammino, non offre poi adeguate soluzioni, scaricando su una fantasmagorica tecnocrazia l’insieme di queste difficoltà.

Si cerca così di nascondere il fatto che esse in realtà sono il frutto delle scelte degli stati nazionali e di limiti della politica che non ha saputo rilanciare il processo d’integrazione. Sono, anche, limiti del Pd, che pur avendo, giustamente, messo in evidenza l’esigenza di passare dall’Europa del “fiscal compact all’Europa sociale” non ha saputo tradurre questa intenzione in iniziativa politica concreta nell’ambito del PSE, del quale nel frattempo è divenuto componente, merito oggettivo di Renzi, e punto di riferimento.

Noto invece con dispiacere l’assenza di una qualsiasi discussione sul tema del PD, come se in questi anni le denunce di Ranieri contro il partito dei notabili e dei conservatori, che oggi, specie al Mezzogiorno, sostengono tutti la candidatura del segretario dimissionario, fossero scomparse nel nulla. Si può sostenere Renzi senza necessariamente affermare che la vittoria di altri candidati aprirebbe le porte alla catastrofe.

Se poi lo si facesse sulla base dell’illustrazione della proposta politica avanzata da Renzi potrebbe essere, a nostro avviso, forse più convincente. Altrimenti l’impressione che ne deriva è che questo rigurgito di culto della personalità, conoscendo peraltro la cultura liberale di Ranieri, non sia altro che un modo per sostenere Renzi a prescindere dalla politica di Renzi.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli