Caro segretario, rottamiamo la classe dirigente marcia e apriamoci a idee nuove

Opinioni

Essere un militante del Partito democratico oggi, è assai faticoso Segretario e lo è anzitutto per la forte avanzata del populismo

Caro Segretario,

sono un giovane uomo di partito della Provincia di Napoli, vicino al Partito Democratico dal 2012 ma tesserato dal 2015. La decisione della prima tessera matura dopo aver conosciuto e fatto mio, il sogno dell’Italia del Sì del 4 dicembre, sogno in cui –a dire il vero- non ho mai smesso di credere.

In altre circostanze, avrei indirizzato questa lettera, che forse mai spedirò, al Segretario in quanto tale ma, considerato che ho fortemente sostenuto la Sua candidatura, la indirizzo al leader che ho riconosciuto prima che al Segretario, nella speranza che ne trapeli il patos.

Vede Segretario, io credo prima di ripartire sia necessario fare un’attenta riflessione sullo stato in cui versa il partito, specie dalle mie parti, perché se non si fa questo, credo si rischi di perdere definitivamente il contatto con il paese. All’indomani del 4 dicembre mi ritrovai a riflettere sul significato dell’espressione “Uomo di partito” per capire non il No degli italiani ma il No di quella parte del Partito Democratico che decise -in assoluto contrasto con il primo comma art.3 capo II del nostro statuto- di mettersi di traverso al Segretario e alla sua vision, condivisa dalla maggioranza degli iscritti.

Mi trovai a riflettere su quest’espressione perché credevo –e ancora credo- che il problema sia tutto lì: nella assenza di veri uomini di partito. (Con uomini di partito voglio ovviamente riferirmi alla figura neutra di soggetto che sacrifica tempo ed energie per un ideale, che mette da parte i propri interessi, lavora per l’interesse collettivo e lotta per le istanze condivise dalla maggioranza della comunità in cui ha deciso di entrare a far parte, non vuole dunque l’espressione essere a sfondo maschilista).

L’assenza di questi uomini dicevo, è causa di forti mali per la comunità a cui sono orgoglioso di appartenere che da portatrice sana di valori e fucina di idee, per quest’atroce metamorfosi genetica dei soggetti di cui è composta, si trova oggi costretta ad assurgere alla funzione di strumento per giungere al potere. Con estrema franchezza le dico che mi trovo d’accordo con Andrea Orlando  quando dice che oggi non saremmo in grado di trasformare Pio La Torre in classe dirigente, qualora questo bussasse alla porta di uno dei nostri circoli.

Questo non per colpa sua, Segretario, ma per colpa di quei soggetti geneticamente modificati che tendono a mantenere il controllo del potere e ad isolare chi vuole aprire le porte del partito. Sarebbe da ipocriti dirle però che non ha alcuna colpa. La promessa disattesa dei lanciafiamme ha fatto si che questo modus operandi si consolidasse e che le sezioni di partito divenissero proprietà privata dei capibastone, forti del proprio pacchetto di voti.

Essere un militante del Partito democratico oggi, è assai faticoso Segretario e lo è anzitutto per la forte avanzata del populismo, per l’Europa che è alle porte ma non nei cuori e nelle coscienze degli italiani ma lo è anche perché faticoso è diventato trovare una sezione di partito aperta. Comprendo la dinamicità della politica, comprendo che questa come ogni altra cosa è soggetta all’evoluzione e comprendo anche che questa evoluzione abbia spostato il dibattito politico sui social ma non possiamo abbandonare il nostro habitat naturale, non possiamo lasciare le piazze vuote e non possiamo dare la possibilità ad altri di occupare i nostri spazi e di parlare con quelli che un tempo erano i nostri interlocutori.

Insomma per dirla in termini da millennials: non possiamo preferire lo spritzino al gazebo domenicale perché questo ci allontana dalle persone e dalla realtà. (A proposito dei millennials, devo dirle che mi ha reso orgoglioso di averla sostenuta quando ha deciso di dare la possibilità a 20 giovanissimi di entrare in Direzione Nazionale -anche se mi sarebbe piaciuto vedere qualche giovane del Sud in più-).

Insomma Segretario, io credo che impegnati a decifrare gli algoritmi ci siamo dimenticati dei nostri luoghi ed oggi, abbiamo il compito anzi il dovere di andare a riprenderceli. E dobbiamo riprenderceli con un esercito di militanti di qualità, pronto ad affrontare le sfide che gli si presentano, un esercito che –parafrasando Gramsci- riesca ad entrare nelle Istituzioni grazie alla forza della bandiera rossa e non grazie a quella delle correnti e dei capibastone muniti di pacchetti di voti.

Per costruire quest’esercito Segretario, è necessario ridare vita alle sezioni -trincee della buona politica- ed è altrettanto necessario impartire lezioni di politica, non solo ai 200 fortunati scelti in base ad una motivazione da questi espressa in 3.000 caratteri e disposti a tirar fuori 200 euro come previsto da quell’abominio culturale e politico chiamato Scuola Pier Paolo Pasolini, ma a tutti coloro che lo desiderano, anche a quelli che non bramano di diventare Consigliere, Sindaco o Parlamentare.

In parole povere, rubando una sua espressione Le dico: Insieme Sì ma non così. Seguiamo gli insegnamenti di Majakovskij, Segretario. Rottamiamo la classe dirigente marcia, apriamoci e andiamo a riprenderci gli spazi che sono nostri.

Segretario, ho scelto di sostenerla perché credo che al suo fianco possa costruirsi la più grande casa della Democrazia di tutti i tempi e perché credo nell’Italia che insieme abbiamo sognato fino al 4 dicembre.


 

card_nuova

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli