Ma Montecitorio non è la casa di CasaPound

Opinioni

Per la prima volta i nuovi fascisti entrano nel Parlamento. Ad invitarli, l’on. Corsaro, noto per i numerosi e gravi insulti riservati ai suoi avversari

Il fascismo è morto, dicono. Perché è una questione archiviata, perché l’Italia non è più quella di allora e perché agitare il pericolo di un suo ritorno sembra ormai un esercizio quotidiano, anche un po’ noioso. Abbiamo letto quella parola in così tanti e tali contesti che la sua carica minacciosa, banalizzata dall’abuso, ha perso potenza.

E così abbiamo commesso l’errore più grande: abbassare la guardia. Non ci siamo accorti di come i semi del razzismo, dell’odio e dell’intolleranza avessero fatto breccia in tante comunità. Anche le più insospettabili. E così quegli stessi semi che credevamo secchi e sterili, mettono di nuovo radici. Rendendo tollerabile quello che un tempo non lo era.

Così ci ritroviamo a fare i conti con la notizia di un folle che legge il Mein Kampf e che ha deciso di sparare all’impazzata nel cuore della sua città. Ci troviamo con “giovani padani” che danno fuoco al fantoccio della terza carica dello Stato. Ci ritroviamo con un deputato della Repubblica, Massimo Corsaro, che insulta gli avversari con un linguaggio squadrista e disgustoso. Ci ritroviamo con quello stesso deputato, passato prima in An e poi in Fratelli d’Italia, che ora invita alla Camera il leader e candidato premier di CasaPound, Simone Di Stefano. Uno che si autodefinisce fascista, e nel farlo non nasconde nemmeno un certo orgoglio.

In questi giorni al cinema è uscito un film che racconta una storia impossibile. Una commedia, come quella similare che in Germania hanno dedicato ad Adolf Hitler. Si intitola “Sono tornato” e racconta il ritorno, improvviso, di Benito Mussolini ai nostri giorni. È cinema, è finzione. Certo. In una società matura sarebbe l’ennesimo sberleffo ad un passato abominevole. Ma in tanta finzione c’è qualcosa di vero: come le oltre trenta pallottole che Luca Traini ha sparato. Come i migliaia di commenti che sui social lo hanno elogiato. Come quei politici che hanno provato a dare una giustificazione a quanto accaduto, dopo che per mesi hanno aizzato un crescente clima d’odio.

Da tutto questo ci si può difendere. Sappiamo farlo, possiamo farlo. Basta non abbassare la guardia, di nuovo.

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