La lezione catalana e l’importanza della fiducia

Opinioni

La Catalogna rischia di dissipare il proprio benessere in nome di una prova muscolare sorda e cieca

L’esito del voto catalano apre uno scenario dominato forse dall’incertezza: paiono forti sia le istanze degli unionisti, sia quelle dei separatisti.

Dinanzi a situazioni del genere mi torna in mente il titolo di un libro del 1989: Il pessimismo della storia e l’ottimismo della ragione. Autore: il compianto Francesco De Martino, già segretario del Psi e importante studioso. Guardando alle vicende della storia e della cronaca, emergono violenze, incomprensioni, sopraffazione. Scorgendo le nuove sfide, sembrerebbe imporsi, al contrario, l’esigenza della cooperazione e della soluzione pacifica dei problemi (senza con ciò negare il ruolo del conflitto). Storia e ragione, dunque, parrebbero contrapporsi: la forza dei fatti contro le evidenze razionali. E in ballo ci sono rischi di fratture insanabili, di implosioni, di tensioni senza precedenti, fino addirittura alla fine della civiltà e della presenza umana.

Fra la realtà nuda e cruda e il monito dell’intelletto, però, vi è un altro ingrediente, per dir così; si tratta di un ingrediente di tipo “sentimentale”, eppure a suo modo decisivo e vincolante: la fiducia. Se non nutrissimo un pizzico di fiducia verso gli altri, non sarebbe possibile mantenere in vita neanche una fazione o un semplice nucleo familiare. E, per richiamarci al grande David Hume, se non confidassimo nel sorgere del sole di nuovo ogni mattina, la nostra vita diventerebbe un inferno.

Ecco: i catalani, pur vivendo in una regione prospera e in crescita, rischiano di dissipare il proprio benessere e la propria serenità in nome di una prova muscolare sorda e cieca, incapace di cogliere la possibilità di una composizione pacifica e ragionevole del dissidio.

E ciò vale oggi, in forme diverse, per tutte le democrazie occidentali: il rischio è proprio quello della dissipazione di un patrimonio inestimabile. Non a caso qui da noi, in Italia, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, in vista delle difficili prove che ci attendono nel 2018, ha fatto appello, fra l’altro, proprio alla capacità di suscitare fiducia. E sulla fiducia reciproca ha provato tante volte a far leva il suo predecessore, il presidente emerito Giorgio Napolitano.

Non si tratta di atteggiamenti “buonisti”, no: si tratta solo di non smarrire i presupposti della convivenza, di non dimenticarci, in fondo, di noi stessi.

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